In un panorama economico nazionale e regionale che inizia a mostrare i primi segnali di affaticamento, il tessuto imprenditoriale della provincia di Cuneo si conferma un’autentica isola felice. La Granda si attesta infatti come l’area più sicura e meno esposta al rischio insolvenza di tutto il Piemonte, posizionandosi abbondantemente sotto la già virtuosa media regionale e distanziando nettamente il dato nazionale. A certificarlo sono i dati dell'osservatorio "Business Scan 2026" sviluppato da Sevendata, data company italiana che ha analizzato lo stato di salute delle imprese nel periodo compreso tra febbraio 2025 e febbraio 2026 attraverso un rating proprietario basato sull'intelligenza artificiale a reti neuronali, focalizzando l'analisi su variabili di bilancio, eventi pregiudizievoli, profili manageriali e indicatori strutturali.
All'interno dei confini regionali, la provincia di Cuneo svetta nettamente sulle altre realtà territoriali grazie a un'incidenza di imprese a rischio insolvenza a dodici mesi di appena il 5,2%, che si traduce in 3.227 aziende in potenziale difficoltà. Si tratta di una performance straordinaria se confrontata con l’8,6% della media piemontese e, soprattutto, con il 12,1% della media italiana. Nella classifica della solidità finanziaria, Cuneo precede il Verbano-Cusio-Ossola, che si attesta al 7,3%, e Asti al 7,9%. La vulnerabilità finanziaria si fa invece più sentire nelle altre province della regione: Novara guida la quota di rischio con il 10,1%, seguita da Alessandria al 9,5%, Torino al 9,4%, Biella al 9,1% e Vercelli al 9,0%.
La Granda non si distingue solo per la sicurezza finanziaria, ma anche per il suo peso specifico sull'economia piemontese. Con le sue 62.050 imprese attive, Cuneo rappresenta il 15,6% dell'intero tessuto produttivo regionale, posizionandosi come la seconda forza economica del Piemonte. Il primato della concentrazione spetta ovviamente all'area metropolitana di Torino, che ospita il 52,7% delle aziende regionali, pari a 209.516 realtà attive. Più staccate si posizionano Alessandria con il 9,2%, Novara con il 7,1%, Asti con il 5,2%, Biella con il 3,7%, Vercelli con il 3,5% e infine il Verbano-Cusio-Ossola con il 2,9%.
Il successo cuneese contribuisce a mantenere il Piemonte nel ristretto gruppo delle regioni italiane con livelli di rischio sotto la media nazionale. Su un totale di 397.325 imprese attive in regione, quelle complessivamente a rischio sono 34.170. Su base annua, tuttavia, la quota di aziende vulnerabili in Piemonte è cresciuta di 0,7 punti percentuali, un incremento comunque più contenuto rispetto all'1% registrato a livello nazionale. Fabrizio Vigo, amministratore delegato e co-founder di Sevendata, ha evidenziato come la tenuta piemontese poggi sulla qualità e sulla diversificazione della base produttiva, dove al commercio si affiancano logistica, costruzioni e agricoltura. Allo stesso tempo, Vigo ha avvertito che la resilienza non è scontata, poiché il lieve aumento delle imprese a rischio e la flessione del tasso di sopravvivenza richiedono una costante attenzione all'equilibrio finanziario in un contesto macroeconomico incerto.
Nel confronto con il resto d'Italia, la stabilità del Piemonte e l'eccellenza di Cuneo emergono ancora più chiaramente. La regione si colloca tra le più virtuose della penisola, superata per solidità soltanto dal Trentino-Alto Adige, che vanta un tasso di rischio del 6,6%, e dalla Valle d'Aosta al 7,5%, mentre si posiziona davanti a Friuli-Venezia Giulia e Veneto. La mappa del rischio nazionale evidenzia invece situazioni ben più critiche in altre zone del Paese, con il Lazio che registra l'incidenza più elevata al 17,5%, seguito da Calabria al 14,0%, Campania al 13,8%, Sicilia al 13,1% e Abruzzo al 13,0%. Anche la Lombardia supera la media nazionale posizionandosi al 12,6%, seguita da Molise, Umbria, Puglia, Basilicata, Liguria, Sardegna, Toscana, Emilia-Romagna e Marche, tutte con tassi superiori alla media piemontese.
A livello demografico, il Piemonte mostra una lieve contrazione del tessuto imprenditoriale con una variazione annuale delle imprese attive pari al -0,6%, un dato comunque migliore rispetto al -0,8% della media italiana, che conta 674 mila aziende a rischio su oltre 5,5 milioni di realtà attive. Il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni in regione è negativo di 0,5 punti percentuali, con un tasso di natalità al 5,3% e una mortalità al 5,8%. Buona ma in lieve flessione la capacità di resistenza nel tempo: il tasso di sopravvivenza delle imprese nate nel 2024 e ancora attive nel 2026 si attesta al 92,8%, rispetto al 93,6% registrato nel biennio precedente.
A favorire la tenuta della provincia di Cuneo contribuisce in modo determinante la sua forte vocazione agricola. Sebbene a livello regionale i settori con la maggiore densità di imprese siano il commercio con il 22,5% e le costruzioni con il 16,1%, l'agricoltura e la pesca occupano l'11,4% del totale e rappresentano il comparto più sicuro in assoluto, con un tasso di rischio insolvenza confinato ad appena il 2,3%. Una solidità analoga si registra solo nelle attività finanziarie e assicurative e negli altri servizi. Sul fronte opposto, i comparti regionali più esposti alle difficoltà finanziarie rimangono le attività estrattive in cava, la gestione di acqua e rifiuti, i fornitori di energia e il settore dei trasporti e del magazzinaggio.





