Artigianato - 14 luglio 2026, 14:17

Allarme siccità in Piemonte, Confartigianato: "A rischio oltre 7mila imprese artigiane"

In provincia di Cuneo perdite idriche al 31,5%. L'associazione attacca: "Si usi il Pnrr per fare manutenzione e invasi anziché colpevolizzare i cittadini"

Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte

Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte

La siccità, il caldo torrido di questi mesi e i cambiamenti climatici preoccupano seriamente gli artigiani del Piemonte. La scarsità d'acqua rischia infatti di influenzare pesantemente l'attività delle imprese artigiane e di gran parte del sistema produttivo regionale.

Secondo l'analisi dell'Ufficio Studi di Confartigianato Imprese sulle aziende "idro-esigenti", basata sui dati dell'Istat sull'intensità d'uso dell'acqua, nel perimetro dei dieci settori a maggior utilizzo operano in Piemonte oltre 10mila imprese (con 125mila addetti). Di queste, circa 7mila sono imprese artigiane, per un totale di 28mila addetti: ben il 66,9% delle imprese piemontesi nei settori ad alta intensità idrica appartiene al comparto artigiano.

"La Regione Piemonte ha annunciato di voler chiedere lo stato di emergenza se non ci sarà un cambiamento nelle previsioni meteo, in quanto alle piogge mancanti si aggiunge il caldo record degli ultimi mesi – commenta il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, Giorgio Felici – . Una situazione climatica che potrebbe penalizzare pesantemente le imprese manifatturiere, in particolar modo quelle artigiane che rappresentano la maggioranza delle realtà a maggior consumo. Vanno considerate anche le imprese dei servizi alla persona come lavanderie, acconciatori ed estetisti, in cui si registra un maggiore consumo di acqua per uso imprenditoriale".

Ad aggravare la situazione si aggiunge lo stato delle infrastrutture idriche. Secondo una recente indagine della Cgia di Mestre, in Piemonte ogni giorno vengono immessi nelle reti 359 litri pro capite ma se ne perdono ben 127, pari al 35,4%. A livello nazionale, la regione più sprecona è la Basilicata con il 65,5% di perdite, mentre la più virtuosa risulta l'Emilia Romagna con il 29,7%.

Tra i capoluoghi piemontesi, il tasso di dispersione più alto si registra a Verbania con il 43% di perdite. Seguono Novara e Cuneo con il 31,5%, Biella con il 30,7%, Alessandria con il 28,9%, Torino con il 25,6%, Vercelli con il 22,25% e Asti con il 19,2%.

"Come ogni estate si pone la questione della crisi idrica. Si facciano gli invasi e si intervenga sulla rete – conclude Felici – . Con la scusa del 'cambiamento climatico' non si fa più manutenzione e si preferisce scaricare responsabilità e disagi su cittadini e imprese. È necessario, con estrema rapidità, continuare a ripensare alle priorità del Pnrr e sfruttare le risorse europee per ammodernare e realizzare gli invasi e le reti distributive per poter affrontare meglio una eventuale emergenza idrica che potrebbe mettere in seria difficoltà le attività produttive. Occorre programmare e progettare per non farci trovare impreparati di fronte all'assenza di precipitazioni, senza dover rincorrere l'emergenza e senza dover adottare, se fosse necessario, misure drastiche".

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