Le imprese artigiane e le micro-piccole realtà locali si confermano la vera colonna vertebrale della provincia di Cuneo: il dato emerge dall'ultimo rapporto della Camera di Commercio di Cuneo che analizza il 2025 dal punto di vista economico.
Il comparto conta oggi ben 17.101 sedi di impresa. Questa imponente presenza permette all'artigianato di rappresentare il 26,6% del totale dell'imprenditoria provinciale, registrando un’incidenza decisamente superiore alla media nazionale, che si ferma al 21,1%, e mostrandosi in perfetta linea con il dato medio regionale piemontese del 27,1%.
I dati rilevati dal Registro Imprese per il 2025 offrono quindi "una fotografia rassicurante e in crescita".
Nell'ultimo anno si è assistito alla nascita di 1.182 nuove realtà, un dato in aumento rispetto alle 1.168 iscrizioni registrate nel 2024. A fronte di questo slancio si sono verificate 1.161 chiusure, un bilancio che permette al comparto di archiviare l'anno con un saldo finale attivo di 21 unità. Questo movimento si traduce in un tasso di crescita pari al +0,12% che, per quanto possa apparire modesto, assume un significato molto positivo se posto a raffronto con la flessione registrata a livello regionale, pari al -0,42%, e con la sostanziale stabilità del panorama nazionale, fermo a un timido +0,01%.
La dinamica dell’artigianato viaggia inoltre in perfetta sintonia con l’intero tessuto imprenditoriale cuneese che ha chiuso il 2025 con una crescita generale del +0,11%.
L'analisi settoriale mostra come il comparto sia per sua natura "fortemente trasversale", pur mantenendo saldi alcuni punti di riferimento storici. La prima realtà in termini di diffusione si conferma, anche nel 2025, quella delle costruzioni, che da sola copre il 41,8% delle imprese artigiane provinciali e che nell'ultimo anno ha mostrato una sostanziale stabilità con una variazione impercettibile del -0,04%. Al contrario, ottimi segnali di crescita arrivano dal settore degli altri servizi, che rappresenta il 25,5% del tessuto artigiano della Granda e che fa registrare un balzo in avanti dell’1,87%. Subito dopo si posiziona il turismo, un comparto sempre più strategico che nell'ultimo anno ha fatto segnare un progresso del +1,39%.
Non mancano tuttavia alcune "note dolenti" nei settori più tradizionali. Al terzo posto per incidenza si piazza l’industria in senso stretto, che però accusa il colpo registrando un tasso di variazione annuo negativo del -1,29%. Sulla stessa scia si muove il commercio, in contrazione dello 0,64%, seguito infine dall’agricoltura che, pur rimanendo poco rilevante dal punto di vista numerico all'interno del mondo artigiano, chiude l'anno in flessione dello 0,33%.
Accanto alla contrazione dei settori storici si delinea un'evoluzione strutturale legata alle forme giuridiche. Di particolare rilievo è la dinamica delle società di capitali, ammesse alla qualifica artigiana solo nel 2001 a seguito della riforma del diritto societario. Oggi questa tipologia rappresenta l’8,3% del totale del comparto, mettendo a segno una crescita del +3,10% su base annua. Si tratta di una quota che corrisponde a circa la metà dell’incidenza che questa specifica forma giuridica ricopre sull’iintero insieme delle imprese provinciali, pari al 16,1%. Sul fronte dell'inclusività, lo studio evidenzia che la presenza della componente femminile all'interno delle imprese artigiane si è attestata al 17,3% nel corso del 2025, un valore che rimane inferiore rispetto al 22,1% registrato nel complesso del tessuto imprenditoriale della provincia.
Infine, il rapporto solleva una riflessione cruciale sul ricambio generazionale e sulla natura stessa del comparto, la cui identità si fonda storicamente sul legame diretto tra l’imprenditore e il proprio lavoro. La flessione registrata nel quinquennio tra il 2021 e il 2025, che ha visto una diminuzione di 332 imprenditori, viene letta dagli esperti non come un semplice declino, ma come una vera e propria sfida per il futuro. L'obiettivo imminente sarà quello di trasferire alle nuove generazioni un senso rinnovato dell’interesse artigiano, capace di interpretare e custodire la tradizione manifatturiera locale attraverso lo sviluppo di nuove soft skill e l’adozione di tecnologie avanzate, indispensabili per l'innovazione di prodotto e di mercato.





