Politica - 03 luglio 2026, 10:16

INTERVISTA Grimaldi (Avs): “Le Fondazioni hanno un potere enorme, per questo sono richiesti indipendenza, equilibrio e trasparenza nelle scelte di governance”

Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra spiega le ragioni che lo hanno indotto a presentare un’ interrogazione al Mef sulle vicende della CRC, che continuano a tenere banco nel dibattito politico cuneese e piemontese

L'on. Marco Grimaldi

L'on. Marco Grimaldi

Marco Grimaldi, torinese, 45 anni, è deputato alla Camera dal 2022, dove ricopre l’incarico di vicepresidente del gruppo parlamentare Alleanza Verdi e Sinistra. Prima di approdare a Montecitorio è stato consigliere comunale a Torino e, nella scorsa legislatura, consigliere regionale di opposizione a Palazzo Lascaris.

Essendosi inserito nel dibattito sul “caso Fondazione CrC”, gli abbiamo rivolto alcune domande per capire il perché e per approfondire la questione. 

On. Grimaldi, qualche settimana fa lei ha presentato un’interrogazione al Mef chiedendo chiarimenti in merito a vicende che riguardano la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. Ha ottenuto risposte? 

“Non ho ricevuto risposta al momento, ma intervenire era fondamentale. La Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo gestisce circa 2 miliardi di euro di patrimonio ed eroga ogni anno decine di milioni di euro a fondo perduto. Sono risorse dei cittadini della provincia di Cuneo e sostengono welfare, cultura, innovazione, sviluppo economico, terzo settore, scuola, ricerca”. 

Perché è venuto nella determinazione di sollecitare l’autorità di vigilanza?

“Negli ultimi tempi si è fatta sempre più insistente la voce della candidatura alla direzione di Giuliana Cirio, sorella del Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. L’ho fatto dopo aver visto la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti presieduta dal sindaco di Asti, un'altra vicenda di grave inopportunità. Non è questione di legittimità formale di una candidatura, ma si prospetta una concentrazione di potere molto pericolosa per un ente che gestisce risorse così importanti”.

Qual è il suo giudizio sulla partecipazione azionaria di una Fondazione di origine bancaria ad una società editoriale privata qual è quella de La Stampa?

“Indiscrezioni parlavano di un possibile ingresso della Fondazione CRC e di Confindustria nella proprietà de La Stampa ed è successo: sono entrati nel capitale del giornale con 1,5 milioni di euro. Anche questo è problematico, perché si tratta di soggetti già molto influenti sul piano economico e istituzionale che aumenterebbero ulteriormente il proprio peso nel sistema dell’informazione”. 

Non risulta chiaro – anche perché non è mai stato spiegato - se si sia trattato di un investimento o di una erogazione. Cosa risulta a lei?

“L’ingresso di CRC è avvenuto con risorse erogative e non di patrimonio. È un’operazione che non rientra nella mission di una Fondazione di origine bancaria, non è nell’interesse del territorio, non è nell’interesse dell’ente. Le risorse destinate all’attività erogativa non potrebbero essere utilizzate per sostenere imprese private a fini di partecipazione societaria. Devono andare a progetti di utilità sociale, non a operazioni di capitale a rischio”.

Nel testo della sua interrogazione c’erano anche altri aspetti che non la convincevano. Quali?

“Ho sollevato il tema della governance, della nomina del direttore perché è nell’interesse dell’istituzione  pretendere un processo trasparente, con criteri chiari e pubblici, una selezione aperta, competitiva, verificabile. Eppure nei giorni scorsi è stata pubblicata una job description per la nomina del direttore generale che non contiene criteri di valutazione, non richiede conoscenza del sistema delle Fondazioni di origine bancaria o esperienze pregresse, non definisce competenze tecniche, manageriali o strategiche verificabili. E conteneva anche nota che attribuisce alla Fondazione una discrezionalità totale”.

Che idea si è fatto, nel complesso, di questa vicenda che ha coinvolto anche gli stakeholder istituzionali, quali i Comuni di Cuneo, Alba e Mondovì?

“A chi giova l'operazione La Stampa? Non al territorio, a cui si sottraggono risorse a welfare, cultura, giovani, comunità. L’impressione è che questa operazione risponda più a disegni privati che a un interesse collettivo. Quando un soggetto privato, come la direttrice dell’Unione Industriale, invita pubblicamente una Fondazione a entrare nel capitale di un giornale, siamo davanti a un comportamento istituzionalmente inopportuno, politicamente discutibile ed eticamente ambiguo”.

On. Grimaldi, chiedo a lei, parlamentare della Repubblica Italiana, perché è così difficile chiedere e ottenere trasparenza rispetto al mondo delle Fondazioni bancarie? Sarà pur vero che si tratta di enti di diritto privato, ma le istituzioni hanno un ruolo rilevante nello stabilirne la governance. Qual è il suo giudizio al riguardo? 

“Il nostro presente è fatto di un ambito pubblico che arretra sempre più su welfare, servizi sociali, cultura e politiche territoriali, perciò le Fondazioni hanno un potere enorme. Ma questa centralità rende indispensabili indipendenza, equilibrio e trasparenza nelle scelte di governance”.

Giampaolo Testa

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