Politica - 28 giugno 2026, 08:48

Siccità, AVS Cuneo: "Si accusano gli orti, ma si ignorano i grandi consumi"

Nel mirino mais, allevamenti, imbottigliamento e neve artificiale: "Servono politiche strutturali, non solo misure d'emergenza"

Immagine di repertorio

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Abbiamo letto il comunicato del Presidente della Provincia di Cuneo ai Comuni, in merito al problema della siccità e la conseguente carenza idrica. La preoccupazione di Robaldo sarebbe anche condivisibile, se ci limitiamo ad una ottica di emergenza contingente, però riteniamo che prendere di mira ad es. gli orti famigliari come “colpevoli” della scarsità d’acqua, non sia del tutto convincente e non permette di individuare soluzioni davvero credibili e durature del problema. 

E’ vero che Robaldo parla specificamente delle acque potabili, cioè quelle erogate dagli acquedotti a seguito di trattamenti di potabilizzazione, ma non tiene conti del fatto che tutte le risorse idriche possono diventare risorse potabili, in caso di necessità, e quindi anche per questo, oltre che per la tutela della Natura, vanno salvaguardate e mantenute in condizioni ottimali sia in termini di quantità che di qualità. Sono infatti queste acque che alimentano le falde sotterranee e, di conseguenza, la gran parte delle acque utilizzabili per la potabilizzazione. 

Quindi, per una efficace politica di salvaguardia delle acque potabili presenti e future, tutte le acque vanno salvaguardate, non solamente quelle già distribuite oggi dagli acquedotti. 

Succede invece che i nostri corsi d’acqua, uno dopo l’altro, stanno riducendosi e prosciugandosi anche del tutto in un numero crescente di casi. Una delle cause principali è quella dei cambiamenti climatici (a proposito, come mai i negazionisti sono così silenziosi in questo periodo?). Esistono tuttavia altre cause, anche esse causate dalle azioni umane, che depauperano le acque del nostro territorio cuneese, alle quali il Presidente della Provincia non fa cenno. 

Prima di tutto bisogna considerare enormi estensioni di mais della pianura cuneese, che hanno sostituito le altre colture agricole storiche perché gli allevamenti di suini ne han bisogno (varietà di mais usate come mangime). Il mais è la coltura che consuma in assoluto più acqua. Quindi negli scorsi decenni si è trasformato il territorio in una monocoltura ad uso dei grandi allevamenti, in particolare di suini, monocoltura che consuma quantitativi sempre più grandi di acqua. Nel nostro territorio i grossi allevatori, i consorzi irrigui e i grossi proprietari di terreni dedicati al mais da mangime formano un “blocco” che condiziona fortemente le scelte territoriali, ad es. per l’approvazione di progetti di derivazioni, dighe, condotte idriche al servizio di tale monocoltura, sempre più assetata. 

Si tenga presente come ogni ettaro di mais consuma mediamente tra i 5000 e gli 8000 metri cubi d’acqua all’anno, in parte compensate dalle precipitazioni. In Provincia di Cuneo (fonte Confagricoltura) abbiamo, a seconda delle annate, dalle 30 mila alle 39 mila ettari sono coltivati a mais. Questo mais destinato praticamente in toto agli allevamenti consuma quindi dai 60 milioni di mc ad oltre 300 milioni di mc d’acqua all’anno. Quantitativi enormi. 

Nelle annate siccitose, come questa, praticamente tutto il fabbisogno viene prelevato dalle risorse idriche superficiali o sotterranee. Sono stati approvati così i progetti faraonici come ad es. quello della “Serra degli Ulivi per derivare acque dai torrenti Pesio ed Ellero per essere stoccate al servizio del mais e degli allevamenti situati più a valle. Per forza che i nostri fiumi, già in difficoltà a causa dei cambialenti climatici, si prosciugano. 

Ma non è finita. Ogni anno nel Cuneese vengono estratti (fonte Regione Piemonte) e imbottigliati complessivamente circa 1,5 milioni di metri cubi d’acqua. Questo volume rappresenta la quota prevalente della produzione dell'intero Piemonte, che a livello regionale tocca circa 2,3 milioni di mc annui. Non sembra tanto rispetto ai 300 milioni di mc prelevati per il mais, ma teniamo conto che in questo caso non si tratta della pianura ma di ambienti altamente vulnerabili di sorgenti e corsi d’acqua di montagna. Infine non possiamo ignorare un’altra tipologia di prelievi idrici, cioè quelli destinati alla produzione della cosiddetta “neve artificiale” degli impianti di risalita. Si cerca insomma di far fronte alla mancanza di neve naturale causata dai cambiamenti climatici, con impianti per la produzione di neve artificiale a partire dall’acqua prelevata da sorgenti naturali in quota e poi sparata sulle piste coi “cannoni da neve”. 

Si preferisce quindi procedere a tutti i costi con la deturpazione della montagna, con lo sfruttamento di ogni risorsa idrica possibile, fino anche ad esaurirle tutte se occorre, pur di mantenere in piedi una attività che, senza più nevicate, sarebbe anche discutibile. Anche questo tipo di impianti di innevamento artificiale in quota è in costante aumento. A questo proposito occorre ricordare che il Consiglio comunale di Mondovì è stato convocato per autorizzare la cessione al Comune di Frabosa Sottana di un terreno di proprietà comunale. L’obiettivo sarebbe consentire la realizzazione di un grande invaso d’acqua destinato alla produzione di neve artificiale. Trattandosi del Comune di Mondovì, immaginiamo che il Presidente Robaldo ne sia a conoscenza. Eppure, nel suo comunicato ai Comuni sull’emergenza idrica, tra gli esempi di spreco d’acqua (legato all’emergenza contingente) leggiamo di orti, di autolvaggi… ma non leggiamo nulla sulle necessarie politiche di salvaguardia delle risorse idriche per l’ambiente e come potenziali risorse potabili delle future generazioni, perché non possiamo accontentarci della sola politica dell’emergenza. Prendendo innanzitutto in considerazione i consumi, e gli sprechi, più grandi nel nostro territorio.

c.s.

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