Sono giorni di trepidante attesa in casa Mondovì Volley. La società rossoblù nei giorni scorsi ha presentato formale domanda di ammissione al Campionato di A3 nelle vesti di società riserva. In pratica parliamo di un possibile "ripescaggio" in A3, che interessa il Mondovì, ma anche altre formazioni, in particolare quelle che nella passata stagione di B1 si sono classificate al quarto e quinto posto.. Al momento solo 14 squadre aventi diritto a iscriversi al Campionato di A3: le 12 formazioni promosse dalla B1 e le due retrocesse dall'A2.
L'elenco, pertanto, già così necessita di due integrazioni, ma che potrebbero crescere in caso di esclusioni di società per motivi regolamentari. Il 24 giugno, infatti, è scaduto il termine per presentare la domanda di iscrizione con allegata tutta la documentazione richiesta. Tra i numerosi requisiti per l'iscrizione c'è anche l'attestazione della società, sottoscritta da staff e giocatrici, di aver corrisposto entro il 23 giugno almeno il 90% dei compensi lordi pattuiti a inizio stagione. Proprio questo requisito, assolutamente legittimo e comprensibile, pare abbia messo in difficoltà alcuni club che avevano conquistato la promozione sul campo. A questo punto lo scenario di qualche "semaforo rosso" da parte della Commissione di Ammissione ai Campionati resta un'ipotesi non così remota.
Ricordiamo che entro e non oltre le ore 16 del prossimo 3 luglio, la Commissione Campionati redigerà l'elenco delle società aventi i requisiti necessari per l'iscrizione alla prossima A3. Le società non ammesse avranno tuttavia due giorni di tempo per ricorrere al Giudice Sportivo Nazionale e in caso di soccombenza, ulteriori tre giorni per un eventuale ricorso al Consiglio Federale della Fipav. Solo decorsi questi termini si potranno ufficializzare i ripescaggi in A3 e l'elenco definitivo delle 16 squadre che parteciperanno alla neonata terza serie nazionale.
In tutto questo scenario il Mondovì Volley attende di conoscere il suo destino, stazionando in una sorta di limbo tra B1 e A3, nella consapevolezza di aver adempiuto a quanto richiesto dalle norme federali. Abbiamo cercato di tastare il polso della situazione in casa Puma, sentendo direttamente il presidente Pier Domenico Ravera. Eccolo ai nostri microfoni:





