Nel Cuneese trovare personale qualificato è sempre più difficile: nel 2025 il 35% delle assunzioni previste non si è concretizzato per mancanza di candidati. Un dato che colloca la Granda tra le province più in difficoltà del Piemonte, con 57.570 ingressi programmati e ben 20.144 posizioni rimaste scoperte.
Il fenomeno si inserisce in un quadro regionale critico: in Piemonte quasi un colloquio su tre (32,4%) non va a buon fine per assenza di candidati, con oltre 108 mila figure mancanti su 335 mila ingressi previsti. Una situazione che colpisce in particolare il comparto artigiano, che in regione impiega oltre 210 mila lavoratori e rappresenta una componente fondamentale dell’economia.
A soffrire maggiormente sono i settori tradizionali: costruzioni, lavorazioni del legno-arredo, servizi energetici e attività alla persona. Mancano figure come muratori, idraulici, serramentisti, ma anche competenze legate alla digitalizzazione.
"Il lavoro c’è, la difficoltà è trovare le figure", sottolinea Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte. "Abbiamo bisogno di tecnici e professionalità, ma anche di rafforzare il legame tra imprese e scuole. Da anni si è persa la cultura del lavoro".
Secondo Felici, il nodo non è solo economico o demografico, ma soprattutto culturale: "Occorre che le famiglie tornino a educare i giovani al lavoro come base della crescita personale e della fiducia in sé stessi. Saper fare è la chiave del benessere".
Le imprese, già alle prese con l’aumento dei costi, le difficoltà di accesso al credito e le incertezze dei mercati, si trovano così ad affrontare una carenza strutturale di manodopera che rischia di frenare lo sviluppo del territorio. Un tema che nel Cuneese, storicamente legato al tessuto delle piccole e medie imprese, assume un peso ancora più rilevante.





