Le organizzazioni sindacali SAPPe, OSAPP, UIL FP P.P. e USPP hanno proclamato lo stato di agitazione immediato nei confronti della direzione della Casa di Reclusione di Saluzzo.
La decisione è contenuta in una nota unitaria inviata al Provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria di Torino, al direttore dell’istituto saluzzese e, per conoscenza, anche al prefetto della provincia di Cuneo e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di Roma.
Secondo quanto denunciato dalle sigle sindacali, all’interno del carcere si sarebbe consolidato “un clima di gravissima tensione”, determinato da “scelte unilaterali incomprensibili e prive di adeguata motivazione”, che avrebbero generato “un diffuso e profondo malessere tra il personale di Polizia Penitenziaria”.
Al centro della protesta vi è la questione dei rapporti informativi annuali, una sorta di “pagella” professionale degli agenti. La valutazione viene redatta annualmente dalla direzione e dal comandante e si basa su punteggi numerici o giudizi sintetici come “ottimo” e “buono”.
Secondo quanto riferito, alcuni operatori che per anni avevano ottenuto la valutazione massima si sarebbero visti abbassare il giudizio da “ottimo” a “buono”, con una perdita di circa cinque punti nella valutazione complessiva.
I sindacati sostengono che, pur trattandosi di un sistema valutativo discrezionale, ogni riduzione di punteggio debba essere motivata e conforme alle disposizioni ministeriali e ai criteri indicati dall’Amministrazione centrale.
Nel documento inviato al Provveditorato si evidenzia infatti come, per alcune unità di personale, la diminuzione abbia raggiunto anche cinque punti, “passando da 28 a 23”, con conseguenze considerate penalizzanti sul percorso professionale e sulle prospettive di carriera.
Le organizzazioni sindacali parlano inoltre di una situazione che avrebbe compromesso “la serenità operativa” e incrinato il rapporto di fiducia tra amministrazione e lavoratori. “Il personale è esasperato”, si legge nella nota, che richiama anche un crescente senso di frustrazione e ingiustizia.
I sindacati chiedono ora un intervento “immediato, autorevole e risolutivo” da parte del Provveditore regionale e la convocazione urgente delle organizzazioni sindacali per un confronto diretto sulla vicenda.
In assenza di risposte concrete, le sigle annunciano la possibilità di ulteriori iniziative sindacali “più incisive” a tutela dei lavoratori e della loro dignità professionale.