Il numero delle vittime sul lavoro in Italia continua a diminuire rispetto allo scorso anno, ma il fenomeno resta preoccupante e il Piemonte si conferma tra le regioni che richiedono particolare attenzione. È quanto emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, aggiornato alla fine di aprile 2026.
Nei primi quattro mesi dell’anno in Italia si sono registrati 278 decessi legati al lavoro, il 4,5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Di questi, 196 sono avvenuti durante l’attività lavorativa e 82 nel tragitto tra casa e lavoro. Tra le regioni con il maggior numero di vittime figura anche il Piemonte, che conta 16 morti in occasione di lavoro, collocandosi al quinto posto a livello nazionale dopo Lombardia, Veneto, Sicilia e Campania.
Oltre ai numeri assoluti, a preoccupare è soprattutto il dato relativo all’incidenza degli infortuni mortali. Il Piemonte rientra infatti nella fascia arancione della classificazione elaborata dall’Osservatorio, insieme a Molise, Toscana e Sardegna. Una collocazione che indica un livello di rischio superiore alla media nazionale, pur senza raggiungere i livelli più elevati registrati in Sicilia, Liguria, Veneto, Puglia e Campania, inserite in zona rossa.
Secondo Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega, il calo dei decessi non deve indurre a sottovalutare il problema. La riduzione registrata nel primo quadrimestre appare infatti meno marcata rispetto a quella rilevata nei mesi precedenti, segnale che la strada verso un’effettiva riduzione degli incidenti mortali è ancora lunga. Tra le priorità indicate figurano maggiori investimenti nella prevenzione, nella formazione e nel rafforzamento dei controlli nei comparti produttivi più esposti.
Anche in Piemonte, come nel resto del Paese, i settori tradizionalmente più a rischio continuano a essere quelli delle costruzioni, dei trasporti e magazzinaggio e delle attività manifatturiere, comparti che rappresentano una parte importante del tessuto economico regionale.
L’analisi evidenzia inoltre come le categorie più fragili restino i lavoratori più anziani e quelli stranieri. A livello nazionale l’incidenza di mortalità più elevata riguarda gli over 65, mentre il rischio per i lavoratori stranieri risulta oltre tre volte superiore rispetto a quello degli italiani.
Se da un lato diminuiscono le vittime, dall’altro aumentano gli infortuni denunciati. Nei primi quattro mesi del 2026 le denunce presentate all’Inail sono state oltre 204 mila, con un incremento del 6,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.





