Sanità - 31 maggio 2026, 10:13

Al Regina Margherita salvata una bambina affetta da scorbuto

Il caso clinico conquista le pagine del "New England Journal of Medicine Evidence", accendendo i riflettori sulle nuove fragilità nutrizionali e sulla selettività alimentare nell'infanzia

Al Regina Margherita salvata una bambina affetta da scorbuto

Lo scorbuto non è più soltanto una patologia confinata nei libri di storia o nei racconti dei marinai dei secoli scorsi. Questa grave condizione, causata da una profonda e prolungata carenza di Vitamina C, sta mostrando una preoccupante ri-emergenza nei Paesi occidentali, legata a doppio filo alle nuove fragilità nutrizionali dell'età pediatrica. L'ultimo caso, rarissimo e complesso, è stato diagnosticato e curato con successo a Torino presso l'ospedale Infantile Regina Margherita, in stretta sinergia con l'Università degli Studi di Torino.

La paziente, una bambina di 7 anni, si era presentata con un quadro clinico caratterizzato da difficoltà alla deambulazione, dolore osteo-articolare, stanchezza e irritabilità. Lo scorbuto colpisce direttamente la sintesi del collagene, la proteina essenziale per l'elasticità e il supporto di vasi sanguigni, pelle, cartilagini e ossa, provocando fragilità dei tessuti e sanguinamenti. La straordinaria gestione di questo caso ha ottenuto un prestigioso riconoscimento internazionale, grazie alla pubblicazione sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine Evidence.

Oggi la recrudescenza della malattia è trainata soprattutto da regimi dietetici estremamente limitati e privi di frutta e verdura, una severa selettività alimentare che si manifesta con frequenza sempre maggiore in associazione ai disturbi del neurosviluppo, come lo spettro autistico. In questi contesti, l'isolamento nutrizionale può diventare rigido e continuativo, esponendo i piccoli a deficit severi. Identificare lo scorbuto è oggi una sfida complessa per i medici, proprio a causa della scarsa familiarità con una diagnosi che si riteneva superata. Per questa ragione, diventa vitale un approccio clinico meticoloso che indaghi con precisione le abitudini quotidiane della famiglia.

"La pubblicazione su una rivista di tale rilievo rappresenta un importante riconoscimento per il lavoro clinico svolto presso la nostra struttura", dichiara la professoressa Franca Fagioli, Direttore del Dipartimento Patologia e Cura del Bambino Regina Margherita e Direttore della Scuola di Specializzazione in Pediatria dell’Università di Torino, sottolineando il valore di una medicina capace di unire il rigore scientifico all'ascolto della persona.

Anche il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera OIRM - Sant’Anna di Torino, Adriano Leli, esprime profonda soddisfazione: "Questo risultato testimonia l’elevato livello professionale e scientifico della nostra Azienda e conferma la grande preparazione dei nostri specialisti nella diagnosi e nella gestione di patologie complesse e ri-emergenti".

L'esperienza torinese si trasforma così in un fondamentale insegnamento per la comunità medica. In assenza di traumi evidenti, di fronte a zoppie o dolori persistenti, l'indagine medica deve necessariamente analizzare la dieta del paziente. "Abbiamo ritenuto fondamentale condividere questo caso per il suo valore didattico", precisa il dottor Emanuele Savasta, neospecialista e primo autore dello studio, spiegando come nelle forme di selettività alimentare estrema lo scorbuto debba entrare nella diagnosi differenziale per avviare subito le terapie specifiche ed evitare esami superflui.

Questo successo clinico riafferma la necessità di una pediatria contemporanea bilanciata, capace di muoversi tra umanizzazione delle cure e alta formazione accademica, preparando i medici di domani a intercettare con sensibilità e competenza le nuove sfide della nutrizione.

Redazione

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