Attualità - 30 maggio 2026, 06:02

“Il caldo, i vigneti e quei lavoratori invisibili”: la Caritas albese torna a chiedere attenzione

Don Domenico Degiorgis rilancia il tema delle condizioni dei braccianti stagionali tra Langhe e Roero: “Non possiamo abituarci a certe situazioni”

La Regione ha stanziato, nei giorni scorsi,  73 mila euro per sostenere interventi di sistemazione temporanea dei lavoratori agricoli stagionali

La Regione ha stanziato, nei giorni scorsi, 73 mila euro per sostenere interventi di sistemazione temporanea dei lavoratori agricoli stagionali

Con l’arrivo delle prime ondate di caldo torna a riaffacciarsi, tra Langhe e Roero, una questione che periodicamente riemerge ma che spesso resta confinata ai margini del dibattito pubblico: le condizioni di vita e di lavoro di una parte dei lavoratori stagionali impiegati soprattutto nei vigneti e nell’agricoltura.

A riaccendere l’attenzione è una riflessione rilanciata in queste ore dalla Caritas albese attraverso don Domenico Degiorgis, direttore della Caritas diocesana, che torna sul tema partendo da uno scritto ricevuto da una persona definita “più che affidabile” e da un confronto costante con operatori, volontari e persone che frequentano i centri di ascolto.

Il documento richiama innanzitutto il tema dell’esposizione al caldo nei lavori all’aperto. Secondo quanto riportato, nella giornata di mercoledì 27 maggio l’area di Alba risultava classificata a rischio “rosso” nella mappa nazionale di riferimento, condizione che in altre regioni italiane ha già portato negli anni scorsi all’introduzione di ordinanze specifiche per limitare il lavoro nelle ore più calde.

Nella riflessione si citano in particolare edilizia, manutenzioni stradali e agricoltura, ma il riferimento più diretto riguarda il lavoro nei vigneti, tema particolarmente sensibile nel territorio albese.

Secondo quanto riportato nel testo, in molti casi gli orari continuerebbero a essere molto lunghi anche nelle fasce di massima esposizione al sole, con pause considerate insufficienti e con situazioni nelle quali l’acqua fresca non sarebbe sempre garantita.

La riflessione si allarga poi alle condizioni abitative di una parte dei lavoratori stagionali.

Queste condizioni ambientali rendono ancora più gravosa la situazione di quei braccianti che non hanno una casa e che dormono in situazioni precarie, sovraffollate o addirittura per strada”, si legge nel documento.

Non si tratta, precisa ancora una volta don Domenico, di una denuncia formale né della volontà di puntare il dito contro qualcuno. Il direttore della Caritas insiste piuttosto sulla necessità di non ignorare situazioni che, pur difficili da quantificare, emergono continuamente attraverso racconti, colloqui e contatti quotidiani con persone fragili.

Già nelle scorse settimane Degiorgis aveva parlato di una “zona grigia” fatta di precarietà lavorativa, intermediazioni poco trasparenti, vulnerabilità sociali e dipendenza da reti informali, soprattutto per chi vive condizioni economiche difficili o ha problemi legati ai documenti e ai permessi di soggiorno.

Allo stesso tempo, la Caritas riconosce anche i passi avanti fatti negli ultimi anni sul fronte dei controlli e della sensibilizzazione.

Il nodo, però, resta quello dell’invisibilità.

Situazioni spesso sommerse, difficili da intercettare e che rischiano di emergere soltanto quando avvengono episodi più gravi, malori o interventi sanitari legati a insolazione e sovraffaticamento.

Nel testo rilanciato dalla Caritas si sottolinea come “piccole misure sarebbero sufficienti per alleggerire le fatiche ed evitare rischi per la salute di tanti lavoratori già svantaggiati”.

Da qui l’invito a non trasformare il tema in uno scontro ideologico, ma a leggerlo come una questione di dignità del lavoro, salute pubblica e responsabilità collettiva.

“Anche da qui passa il rispetto delle persone”, conclude la riflessione.

Daniele Vaira

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