Viviamo un tempo nel quale il mondo sembra spesso raccontarsi attraverso conflitti, divisioni e guerre. Le immagini che arrivano ogni giorno parlano di violenza, sopraffazione, tensioni internazionali e paure collettive. Anche i più piccoli crescono immersi in questo clima, osservando adulti e nazioni incapaci di dialogare, in una sorta di bullismo internazionale che rischia di diventare normalità.
La scuola, però, può e deve essere un luogo diverso.
Non un luogo perfetto, dove non si litiga mai o dove i conflitti non esistono, ma uno spazio nel quale si impara che esistono altri modi per stare insieme: ascoltarsi, confrontarsi, capirsi, chiedere scusa, fare pace. Costruire comunità, la comunità in cui si formano i cittadini di oggi e di domani.
“Responsabilità, ospitalità e comunità”: sono queste le tre parole chiave del modello pedagogico Senza Zaino.
Ed è stata proprio la comunità la protagonista della festa finale del 21 maggio, che ha concluso il primo anno di sperimentazione del progetto presso la scuola primaria “M. Trigari”, dove ogni giorno le differenze diventano occasione di incontro e non ci sono “stranieri”, ma solo bambini che imparano e crescono insieme in aule-laboratorio colorate e articolate per i vari momenti di lavoro.
Nel pomeriggio le famiglie sono state accolte all’interno della scuola per vivere da vicino alcune delle pratiche che accompagnano quotidianamente la vita delle classi. Bambini, bambine e insegnanti hanno mostrato strumenti e rituali della gestione condivisa (come il vociometro, il semaforo del bagno, l’agorà…) e le attività cooperative, raccontandoli attraverso il teatro, il movimento e la musica.
Non una semplice presentazione, ma un piccolo viaggio dentro una scuola che prova ogni giorno a mettere al centro autonomia, relazioni e partecipazione.
Successivamente la festa si è spostata nel grande giardino della scuola secondaria “Anna Frank”, dove famiglie, bambini e insegnanti hanno condiviso una lettura teatrale all’aperto condotta dall’attrice Elena Griseri, seguita da un momento conviviale fatto di cibi, bevande e sapori provenienti da tante parti del mondo.
Un ringraziamento speciale va a Fondazione CRC che ha finanziato il progetto “Per una scuola-comunità” che ha dato il via al nostro percorso, alla Fondazione CRS che ha contribuito all’acquisto di alcuni arredi, a tutti coloro che sostengono il progetto con erogazioni liberali, attività di volontariato, donazioni di materiali didattici.
Grazie anche alle famiglie, ai bambini, ai docenti e a tutte le persone che hanno contribuito a rendere possibile questa esperienza condivisa.
Perché educare, oggi più che mai, significa anche questo: continuare a costruire piccoli spazi di pace.









