Un viaggio studio ad Antibes di sette giorni al costo di 880 euro a partecipante. Dal 27 settembre al 4 ottobre.
Comprensivo di viaggio in treno, corso intensivo di francese, ospitalità e pensione completa in famiglia e attività pomeridiane, oltre alla gita di un giorno a Nizza. E' inclusa l'assicurazione medico/bagaglio, mentre è a parte, e costa 25 euro, quella per l'annullamento.
La proposta, non obbligatoria, è dell'istituto professionale alberghiero Donadio di Dronero, rivolta a tre classi prime e a due classi seconde.
Hanno aderito 21 studenti in cinque classi. Pochi, perché ottocentottanta euro rappresentano una cifra proibitiva.
Quante famiglie, a maggior ragione in presenza di più figli, possono permettersi di spenderla?
Il tema ci è stato sollevato. E non è solo di questo istituto, perché tutte le scuole propongono gite e soggiorni all'estero. Sempre più cari e finanziariamente impegnativi.
Da un lato viaggiare costa sempre di più, dall'altro le scuole non hanno alcuna possibilità di poter garantire costi contenuti partecipando alle spese.
E allora? Che si fa? Non si propone più niente per non generare discriminazione, termine forte e abusato, certo, ma in questo contesto difficilmente eludibile?
Queste proposte, seppur valide e bellissime, si traducono infatti in una selezione basata sulla disponibilità economica delle famiglie. Chi non può sostenere la spesa spesso si autoesclude.
Sulla questione abbiamo interpellato la dirigente scolastica, la dottoressa Patrizia Venditti, che ha risposto in modo molto onesto: "Capisco perfettamente la situazione. La scuola non ha molte possibilità di intervento, ma se chi ha sollevato il problema fosse venuto a parlarne con la scuola, avremmo provato a trovare una soluzione. Esiste un piccolo fondo per gestire queste situazioni e saremmo stati disponibili a valutare come intervenire, se solo lo avessimo saputo".
La dirigente evidenzia come siano tante le proposte che comportano spese importanti per le famiglie. "Anche il Viaggio della Memoria aveva un costo di circa 600 euro per pochi giorni. Ed è stato organizzato un soggiorno studio in Scozia che costa più di Antibes. Ma qual è l'alternativa? Non facciamo più niente? Avrei preferito che il tema venisse sollevato. Anche noi ci saremmo fatti delle domande su queste proposte: sono così discriminatorie? Come scuola, quando possiamo, con le poche risorse che abbiamo a disposizione, proviamo ad intervenire dove riusciamo".
Una questione inevitabilmente complessa e delicata.
E che trova i suoi riferimenti normativi nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, nella Convenzione Europea sui Diritti Umani, nella Costituzione della Repubblica Italiana e non solo.
Ed è proprio dalla nostra Costituzione, a pochi giorni dal 2 giugno, Festa della Repubblica, che riprendiamo l'articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Ostacoli di ordine economico e sociale all'uguaglianza, al pieno sviluppo e alla partecipazione.
La questione non riguarda solo una gita o un soggiorno studio, ma il senso stesso della scuola pubblica: garantisce davvero le stesse opportunità per tutti?
Può essere inclusiva una scuola in cui alcune opportunità restano appannaggio solo di chi se le può permettere, segnando nuove distanze laddove avrebbero voluto aprire nuovi orizzonti?
Non abbiamo una risposta. Ma forse apriamo una riflessione. Che è già tanto.





