Cronaca - 22 maggio 2026, 16:03

Neurochirurgo a processo per violenza sessuale: il tribunale nomina due periti

Dopo il confronto tra i consulenti di accusa e difesa il collegio dispone una perizia super partes sui controlli eseguiti durante la visita del 2021: al centro del processo l’idoneità delle manovre contestate dalla paziente costituita parte civile

Immagine di repertorio

Nel processo per violenza sessuale in corso a Cuneo a carico di un neurochirurgo accusato da una giovane paziente di avere eseguito, nel corso di una visita del novembre 2021, manovre prive di finalità diagnostiche, il tribunale ha disposto una perizia collegiale nominando due esperti torinesi: il dottor Lorenzo Varetto, medico legale, e il dottor Federico Griva, neurochirurgo.  

L’incarico è stato conferito ai sensi dell’articolo 507 del Codice di Procedura Penale, al termine del confronto tra i consulenti della Procura e quelli della difesa dell'imputato, che in aula avevano fornito letture opposte sull’idoneità delle manovre contestate.

Al centro del procedimento vi è la denuncia presentata dalla giovane donna, costituitasi parte civile, che aveva raccontato in aula quanto sarebbe avvenuto nel corso della seconda visita specialistica. La paziente si era rivolta al professionista nell’ottobre 2021 per forti dolori lombari che le impedivano di svolgere le normali attività quotidiane. 

La prima visita, avvenuta alla presenza della madre, si sarebbe svolta senza anomalie. Diversamente, durante il secondo accesso, la giovane aveva riferito di avere subìto “palpeggiamenti” che, a suo dire, non avrebbero alcuna attinenza con gli accertamenti clinici: “Ero spaesata. Tremavo a ogni tocco. Prima era stato uno sfioramento, questi erano toccamenti decisi e presenti”.

Secondo la ricostruzione della Procura, nel corso di quella visita il medico avrebbe eseguito un’esplorazione vaginale, senza alcuna finalità diagnostiche, e privo di guanti, nell’ambito di accertamenti che, per i consulenti dell’accusa, non avrebbero richiesto simili manovre.

In aula il neurochirurgo ha invece respinto ogni addebito di violenza sessuale, sostenendo di avere operato nell’ambito di una diagnosi differenziale legata a una possibile patologia del pavimento pelvico. “Non ho percepito alcun disagio, altrimenti mi sarei fermato”, aveva dichiarato nel corso dell’esame. Il professionista aveva spiegato di avere effettuato verifiche sulla sensibilità della paziente dopo che la sintomatologia si era modificata e aggravata, aggiungendo di avere utilizzato i guanti e di avere eseguito un accertamento , ritenuto necessario per escludere determinate patologie neurologiche.

Ed è proprio sul piano tecnico si è sviluppato il confronto tra i consulenti.

Secondo le consulenti nominate dal pubblico ministero  le manovre descritte non sarebbero risultate coerenti con la pratica neurologica né giustificate dal quadro clinico riferito dalla paziente. La neurologa sentita in aula aveva evidenziato che un’esplorazione vaginale non sarebbe indicata in presenza di una sintomatologia non localizzata alla regione perineale, mentre il medico legale aveva escluso qualsiasi stato di necessità, sottolineando l’assenza di una spiegazione dettagliata delle manovre e di un consenso informato.

Di segno opposto, invece, le valutazioni dei consulenti della difesa. Il ginecologo incaricato dagli avvocati del neurochirurgo aveva ricondotto l’esame nell’ambito di una valutazione compatibile con il sospetto di una patologia del pavimento pelvico, evidenziando come i sintomi possano presentarsi in modo sfumato e difficilmente interpretabile. Anche il medico legale della difesa aveva richiamato la logica della diagnosi differenziale, sostenendo che il sanitario avrebbe progressivamente escluso diverse ipotesi cliniche.

Due impostazioni inconciliabili: da un lato, per l’accusa, manovre non giustificate e non conformi ai criteri dell’atto medico; dall’altro, per la difesa, un accertamento inserito in un percorso diagnostico ritenuto coerente con il sospetto di una patologia del pavimento pelvico.

Di fronte a questo contrasto tecnico, il collegio, presieduto dal giudice Marco Toscano, ha quindi deciso di disporre una perizia super partes, affidando ai due medici nominati dal tribunale il compito di valutare la correttezza e l’idoneità delle manovre eseguite nel corso della visita contestata. Saranno i periti, ora, a dover chiarire se gli accertamenti descritti possano essere considerati compatibili con la pratica medica oppure estranei alle finalità diagnostiche indicate dalla difesa e quindi riconducibili alla fattispecie di violenza sessuale. 

Il giuramento dei periti, l'8 giugno prossimo. 

CharB.