Attualità - 20 maggio 2026, 06:06

Ad Alba controlli rafforzati su alcol ai minorenni e locali: “La sicurezza si costruisce insieme”

La Polizia locale prepara l’estate con più pattuglie serali, monitoraggi nei pubblici esercizi e un lavoro condiviso con famiglie, operatori e forze dell’ordine

Uno scorcio di via Maestra ad Alba

Uno scorcio di via Maestra ad Alba

L’obiettivo dichiarato è evitare che il divertimento si trasformi in emergenza sanitaria o problema di ordine pubblico. Per questo una parte importante del nuovo piano operativo della Polizia locale di Alba riguarderà il controllo delle serate, il monitoraggio dei pubblici esercizi e il contrasto all’abuso di alcol tra i più giovani. Con l’avvicinarsi della fine dell’anno scolastico e dell’inizio della stagione estiva, il comando guidato da Antonio Di Ciancia si prepara a rafforzare la presenza nelle aree della movida e nei momenti considerati più delicati.

“A giugno, con la fine della scuola, si crea un movimento enorme di ragazzi tra locali, feste e discoteche”, osserva il comandante della Polizia municipale. “Quando hai migliaia di giovani in giro bisogna lavorare prima di tutto sulla prevenzione: essere presenti, monitorare e intervenire rapidamente se serve”. Il piano prevede pattuglie serali aggiuntive operative nei fine settimana e durante le principali serate cittadine, con controlli sui veicoli, sulla somministrazione di alcolici e sul rispetto delle regole da parte dei locali.

Secondo Di Ciancia, il tema non può essere affrontato soltanto dal punto di vista repressivo. “La sicurezza si costruisce a 360 gradi”, spiega. “Non basta intervenire quando il problema è già esploso. Bisogna fare prevenzione, parlare con i ragazzi, coinvolgere chi organizza il divertimento e creare un sistema che funzioni davvero”.

Il comandante richiama apertamente i dati registrati lo scorso anno dal pronto soccorso durante alcune serate legate alla fine della scuola. “Sono emerse situazioni molto pesanti, soprattutto legate all’abuso di alcol”, afferma. “Purtroppo c’è ancora l’idea che nel fine settimana tutto sia consentito, ma non è così”.

Particolare attenzione sarà rivolta alla somministrazione di alcol ai minorenni e al ruolo dei pubblici esercizi. Nei mesi scorsi il comando ha già avviato incontri con esercenti e operatori del settore per richiamare responsabilità e obblighi previsti dalla normativa.

“Non si può servire alcol a un minore di 18 anni”, ribadisce Di Ciancia. “È vero che spesso il problema viene aggirato dal maggiorenne che acquista per altri, ma quando certe dinamiche diventano evidenti bisogna intervenire e fermarsi”.

Nel ragionamento del comandante entra anche il concetto di “sicurezza partecipata”, richiamato dalle recenti linee guida ministeriali dedicate alle attività di intrattenimento e svago.

“Chi organizza serate deve fare la propria parte”, sottolinea. “Servono videosorveglianza, personale formato, controllo degli accessi e collaborazione costante con le forze dell’ordine. Non basta limitarsi a spostare fuori dal locale chi crea problemi, perché poi le tensioni e le risse si trasferiscono in strada e diventano ancora più difficili da gestire”.

Per Di Ciancia, chi lavora seriamente emerge anche nella gestione della sicurezza.

“Chi opera bene riesce a far divertire le persone rispettando regole condivise”, osserva. “Chi invece pensa soltanto al profitto senza assumersi responsabilità rischia di creare problemi all’intera città”.

Nel quadro delineato dal comandante c’è anche una riflessione più ampia sul cambiamento del tessuto sociale e sul tema della sicurezza percepita.

“Ci sono persone anziane, donne o cittadini che magari evitano certe zone o cambiano abitudini perché si sentono insicuri”, spiega. “Per qualcuno può sembrare soltanto una percezione, ma per chi la vive diventa una condizione reale che incide sulla qualità della vita”.

Per questo, secondo il comandante, la presenza sul territorio resta decisiva. “Conoscere bene la città, le persone, gli orari e le dinamiche che si ripetono permette di prevenire molte situazioni prima ancora che degenerino”.

Infine, un richiamo diretto anche alle famiglie. “Se una famiglia segue davvero i propri figli, metà del lavoro è già fatto”, conclude Di Ciancia. “Bisogna sapere con chi escono, dove vanno e che tipo di serate frequentano. Perché poi basta una telefonata dall’ospedale per capire quanto certi eccessi possano avere conseguenze serie”.

Daniele Vaira

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