Cronaca - 12 maggio 2026, 18:15

Esplosione provocò un morto e tre feriti a Martiniana Po: per lo scoppio dell'abitazione rinviati a giudizio due idraulici

A perdere la vita il 12 febbraio 2025 era stato il 57enne Fabrizio Aimo Boot. Per altri quattro indagati è stata disposta l'archiviazione

Le immagini dei soccorsi successivi all'esplosione

Le immagini dei soccorsi successivi all'esplosione

Un morto e tre persone ferite. Era stato questo il tragico bilancio dello scoppio verificatosi poco dopo le 19 di mercoledì 12 febbraio 2025, in uno stabile di via Roma a Martiniana Po, nel Saluzzese.

L’esplosione, che aveva interessato una civile abitazione e un edificio su due piani fuori terra in centro paese, a poca distanza dalla pizzeria "Sapori di Valle", aveva poi provocato il crollo completo del muro prospiciente la strada e del tetto dell’edificio.

A perdere la vita a causa del crollo era stato Fabrizio Aimo Boot, 57enne affetto da disabilità.

Ferite invece tre donne, tutte con prognosi comprese tra i cinque e i dieci giorni.

Per far luce su quanto accaduto quella sera, la Procura di Cuneo aveva aperto un fascicolo a carico di sei soggetti, cui lo scorso ottobre era stata notificata l’avviso di conclusione delle indagini (LEGGI QUI). All'esito delle indagini, sono state due le richieste di rinvio a giudizio formulate e ottenute dal procuratore aggiunto Ciro Santoriello, che aveva proceduto per le ipotesi colpose in cooperazione di omicidio, lesioni, crollo di costruzioni e delitti colposi di danno. 

Gli altri quattro soggetti, invece, sono stati raggiunti da un provvedimento di archiviazione. 

A essere state archiviate sono le posizioni del legale rappresentante della Sorim Sas (difeso dall'avvocato Luca Martino), proprietaria dell’immobile crollato, che lo aveva ceduto in locazione al locatario, padre di una delle donne rimaste ferite, il presidente e amministratore della Aipe Srl (li difende Clitia Favre del foro di Torino), che avevano rifornito il serbatoio interrato di Gpl, e l’impresario saluzzese (patrocinato dall’avvocato Ferruccio Calamari del foro di Asti) che aveva operato gli interventi sull’impianto di adduzione del gas.

Quanto ai rinviati a giudizio, si tratta di due idraulici di origini albanesi residenti a Torino (li difende l’avvocata Fabiana Francini del foro di Torino) che, sostiene la Procura, avrebbero infatti installato la caldaia a condensazione intervenendo sulla tubazione di adduzione del Gpl, attivandola però senza aver completato l’installazione ed effettuato i necessari controlli e collaudi di prima accensione.

CharB.

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