Novantamila penne sul cappello, novantamila Alpini provenienti da tutta Italia e da un pezzo di Europa: dalla Francia, dalla Germania, dal Belgio. Novantamila uomini e donne in corteo tra ali di folla, dietro lo striscione “Alpini, faro per il futuro dell'Italia”.
Tra questi c’erano le penne nere di Bra che domenica 10 maggio hanno sfilato lungo le vie di Genova in occasione dell’Adunata nazionale degli Alpini numero 97, vedendo la città trasformarsi in un enorme fiume tricolore fatto di cori, fanfare e applausi.
Orgoglio ed emozione durante il passaggio in piazza della Vittoria sotto il palco dove c’erano il ministro della Difesa Crosetto, il presidente della Camera Fontana, il governatore Marco Bucci e la sindaca Silvia Salis, oltre alle autorità civili e militari tra cui ovviamente il presidente nazionale dell’Ana, Sebastiano Favero.
A partire dallo striscione disegnato per la sezione dall’alpina e artista Francesca Semeraro, che ricorda il motto scelto per il 2026: “Alpini, faro per il futuro dell'Italia”, la presenza della delegazione braidese guidata dal capogruppo Tino Genta conferma ancora una volta il profondo legame del territorio con la storia e i valori degli Alpini. L’Adunata nazionale non è soltanto una festa popolare, ma anche un grande momento di incontro, memoria e identità collettiva che continua a coinvolgere migliaia di persone. In provincia Granda lo sanno bene, tanto che Cuneo è candidata ad ospitare la manifestazione nel 2030, l'ultima volta fu nel 2007 per l'80ª edizione.
Come da tradizione, la partecipazione ha avuto anche un forte significato simbolico e commemorativo. Le penne nere hanno reso omaggio a chi “è andato avanti”, il modo con cui il mondo alpino ricorda gli Alpini scomparsi, mantenendo vivo un legame che attraversa generazioni.
La grande sfilata è terminata con la cerimonia del passaggio della stecca, ovvero il passaggio delle consegne tra una città e l'altra per l'organizzazione della 98ª Adunata, tra Genova e Brescia. Un passaggio per la prima volta tutta femminile: la sindaca Salis ha “passato la stecca” alla sua collega lombarda Castelletti.
L’arrivederci delle penne nere è dunque fissato per il 7, 8 e 9 maggio 2027 a Brescia, pronta ad accogliere migliaia di Alpini da tutta Italia nella Leonessa d’Italia. Dal Piemonte e da Bra saranno in tantissimi a partecipare.
Il messaggio del Capo dello Stato
Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso il suo compiacimento in un messaggio: «Custodi di una nobile tradizione di lealtà e coraggio che anima le unità in servizio, componenti d'eccellenza dell'esercito impegnato nelle missioni internazionali per garantire stabilità e nelle aree di crisi, gli Alpini in congedo, riuniti nell'Ana, profondo in numerose attività di volontariato e di Protezione civile i valori di solidarietà che li caratterizzano. Al sodalizio giunga l'apprezzamento della Repubblica per l'impegno profuso, risorsa preziosa e contributo alla vita dell'intera comunità».
Le curiosità sugli Alpini che pochi sanno
Portano soccorso nelle calamità, sono il più antico corpo di fanteria da montagna attivo al mondo, ogni penna nel cappello ha un significato. Ecco allora qualche curiosità su quello che ogni anno rappresenta l’evento più numeroso in tutta Italia e che nell’edizione 2026 ha fatto registrare un’invasione pacifica di Genova, nei tre giorni 8, 9 e 10 maggio, con circa 400mila presenze tra Alpini, familiari, amici e simpatizzanti.
Storia e origini
Il Corpo degli Alpini è stato fondato il 15 ottobre 1872, rendendolo il più antico corpo di fanteria da montagna attivo al mondo. Inizialmente sono stati creati per difendere i confini montani settentrionali d’Italia. Sono noti per il loro coraggio, la tenacia e lo spirito di corpo. Il loro motto è “Semper Primus” (Sempre Primo).
La penna nera
La penna nera è il simbolo più distintivo degli Alpini. Si dice che derivi dai bersaglieri, che la usavano per segnare il bersaglio. Indipendentemente dalle sue origini, la penna nera è diventata un simbolo di orgoglio e identità per gli Alpini.
La penna nera degli Alpini non è sempre uguale per tutti. Per la truppa, la penna è di corvo, lunga circa 25-30 cm. Per i sottufficiali e gli ufficiali inferiori, la penna è d’aquila, di colore marrone. Per gli ufficiali superiori e i generali, la penna è d’oca, di colore bianco.
Oltre al tipo di piuma, varia anche il modo in cui viene portata. Per gli Allievi Alpini, la penna viene appuntata sul cappello inclinata in avanti. Per gli Alpini in servizio, la penna viene appuntata sul cappello inclinata all’indietro. Per gli Alpini in congedo, la penna viene appuntata sul cappello diritta.
Donne in divisa
Il 20 ottobre del 1999, con la Legge 380, veniva istituito il servizio militare volontario femminile. Il nostro Paese si allineò così ad altre Nazioni della Nato aprendo le porte delle Forze Armate e della Guardia di Finanza all’arruolamento femminile con i primi militari donne reclutate, di fatto, l’anno successivo. Per la prima volta «Lo giuro» è stato pronunciato davanti al Ministro della Difesa, Sergio Mattarella, che inaugurò il primo corso di allieve. Da allora le donne impiegate nell’Esercito che operano in ogni settore e in grado di aspirare ad ogni tipo di carriera senza preclusioni di formazione e di incarichi, sono diventate 16mila. E poi ci sono le donne degli Alpini. Signore spesso al seguito del marito, che hanno scelto di condividere una parte della loro vita con l’associazione. Un piccolo esercito rosa che dà grande forza ai gruppi.
Altri fatti curiosi
Gli Alpini sono spesso accompagnati dai muli, che li aiutano a trasportare rifornimenti e munizioni in zone impervie. Hanno un loro inno, chiamato “Trentatré” e sono molto legati alla musica e ai canti popolari, tanto è vero che ogni reggimento ha il suo coro e le sue canzoni. Oltre al loro ruolo militare, gli Alpini sono attivamente impegnati nella protezione civile e in opere di solidarietà. In quest’ultimo senso, l’Associazione Nazionale Alpini (Ana) conta oltre 350mila membri ed è una delle più grandi associazioni di volontariato in Italia. Sono conosciuti per la loro ospitalità e il loro amore per la buona cucina. Ogni anno organizzano raduni nazionali, che attirano centinaia di migliaia di persone.
Gli Alpini costruttori di pace
Il fatto che l’Ana sia un’associazione d’arma, non inganni. Senza mai dimenticare il sacrificio dei nostri veci, gli Alpini di oggi costruiscono la pace ogni giorno, nel concreto. Soprannominati non a caso “uomini del fare”, sono sempre in prima linea in caso di emergenze e calamità, ma operano anche silenziosamente con qualcosa come 2,4 milioni di ore di volontariato l’anno, spese al servizio della comunità. Senza dimenticare che nel 2019 il Summit mondiale dei Premi Nobel ha assegnato all’Ana il premio “Uomo della Pace” per l’impegno sociale e il sacrificio sempre dimostrati.
L’Adunata Nazionale degli Alpini tra storia e significato
A cadenza annuale, sempre a metà maggio, l’Adunata Nazionale è per tutti gli Alpini l’appuntamento più importante in assoluto: un’occasione per ritrovarsi, ricordare i caduti, ribadire i valori di solidarietà e rinnovare “l’orgoglio dell’appartenenza”.
La sfilata: un fiume carico di umanità
Il momento clou di ogni Adunata è la sfilata della domenica, cui partecipano orgogliosi, secondo un rigoroso ordine di sfilamento, decine di migliaia di Alpini da tutta Italia e anche dall’estero (l’Ana vanta sezioni anche oltreconfine e, persino, oltreoceano tra cui in Sud America e in Australia). Oltre agli Alpini in congedo di sezioni e gruppi Ana, vi prendono parte anche altre categorie: truppe alpine, fanfare, rievocatori storici, crocerossine, portatrici carniche (donne che durante la Prima Guerra Mondiale portavano cibo e materiale ai soldati, in cima alle montagne), rappresentanti di Protezione civile alpina, sanità alpina e naturalmente Alpini decorati, mutilati e invalidi. A chiudere sono sempre gli Alpini della città ospitante insieme a quelli della città scelta per l’Adunata successiva. Prima dell’ammainabandiera, che sancisce la fine della tre giorni, va in scena il passaggio della stecca tra le due sezioni: quella ospitante e quella che ospiterà.
La stecca
In origine era un semplice bastone in legno, che veniva passato simbolicamente di Adunata in Adunata. Poi, nel Vicentino, precisamente a Bassano, nacque l’idea di un “testimone” ufficiale e imperituro. Così, da mani artigiane locali, scaturì quello che oggi per il maxi-raduno alpino è un po’ come il testimone nella staffetta. La grande stecca alpina in legno, che quest’anno è stata consegnata da Genova a Brescia, riporta in ordine cronologico tutte le Adunate, dal 1920 al 2026, in attesa di accogliere le prossime.
I tradizionali tre giorni di festa e di memoria
Il programma della tre giorni, ma anche del pre Adunata, è sempre molto denso di momenti istituzionali, cerimoniali (alzabandiera, deposizione della corona ai caduti, sfilate di labaro, vessilli e gonfaloni, saluti ufficiali, onorificenze) e culturali con esibizioni, spettacoli, presentazioni di libri e mostre. Nella tre giorni di festa, tradizionalmente, si esibiscono un centinaio di cori e una ventina di fanfare.
La prima Adunata della storia
La prima Adunata della storia, sul Monte Ortigara nel 1920, nasceva dall’esigenza di raccoglimento, di condivisione e di memoria di chi era scampato alla guerra, nel nome di chi non era più tornato. Da allora, con sospensione solo durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1950 in occasione del Giubileo a Roma e nel 2020 e 2021 causa Covid, l’Adunata è un appuntamento annuale e ogni volta si svolge in una diversa località italiana, scelta dal Consiglio direttivo nazionale dell’Ana tra le città candidate con ben due anni d’anticipo.
Tant’è che già si sa che la prossima sarà a Brescia e in autunno si saprà chi si aggiudicherà l’Adunata 2028 con Verona in pole position.





