La provincia di Cuneo è un "paese per mamme" dal punto di vista economico, ma lo è molto meno sotto il profilo demografico e strutturale: questo è lo scenario che emerge dagli ultimi dati ISTAT 2025, recentemente pubblicati, incrociati con le analisi del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) sull'Irpef 2024.
La "Granda" vanta una tenuta solida nel rapporto reddito-occupazione. Una madre nel Cuneese vive in un sistema che produce ricchezza — il cosiddetto "motore fiscale" piemontese — e che offre tassi di occupazione femminile tra i più alti della regione. Tuttavia, nelle aree di eccellenza economica come Alba e il capoluogo, l'alto tasso di impiego si scontra con le difficoltà strutturali segnalate dall'ISTAT nel conciliare lavoro e genitorialità. Nelle aree montane (Valli Varaita, Maira e Alta Langa), il calo delle madri residenti è ancora più marcato, a causa del combinato disposto tra invecchiamento della popolazione e dipendenza dai trasferimenti previdenziali.
Mentre il dato nazionale è crollato al minimo storico di 1,14 figli per donna, la provincia di Cuneo resiste con un tasso leggermente superiore, stimato intorno a 1,25-1,28. La solida rete di welfare aziendale e una cultura familiare radicata permettono una tenuta maggiore rispetto a Torino o al Piemonte orientale. La presenza di grandi gruppi industriali garantisce asili nido aziendali e benefit che rendono la conciliazione vita-lavoro meno precaria rispetto al resto d'Italia.
Il report ISTAT evidenzia come l'età media al parto sia salita a 32,6 anni, ma nel Cuneese il dato appare polarizzato.
Nei poli d’eccellenza , Alba, Cuneo, Bra, le donne tendono a posticipare la maternità per consolidare posizioni lavorative nei settori d'impresa e partecipazione. Si diventa mamme più tardi, ma con una base reddituale più solida (fasce 28-35k euro).
Nelle aree rurali, invece, la maternità arriva leggermente prima, ma coincide spesso con una minore occupazione femminile, creando una maggiore dipendenza dal reddito del partner.
Il report Istat 2025 sottolinea inoltre come il saldo migratorio (+296mila) sia l'unico freno allo spopolamento nazionale. In provincia di Cuneo, ciò si traduce nel fondamentale apporto delle comunità straniere (specialmente indiana, albanese e marocchina) impiegate nell'agricoltura e nell'allevamento, che presentano tassi di natalità nettamente più alti. Senza di loro, distretti come il Saluzzese o l'Alta Langa vedrebbero i propri asili nido svuotarsi nel giro di un solo biennio. Un neonato su quattro in provincia ha infatti, almeno un genitore straniero, con punte che superano il 35% nei distretti agricoli del Saluzzese e dell'Albese. Senza questo apporto, l'indice di natalità della provincia sarebbe allineato alle zone più depresse del Paese.
L'identikit della madre cuneese rivela inoltre una forte vocazione lavorativa. Il tasso di occupazione delle mamme con figli piccoli sfiora il 68%, un dato d'eccellenza che trova riscontro in redditi medi dichiarati tra i 24.000 e i 31.000 euro per la fascia d'età 30-45 anni nelle zone urbane. Questa stabilità economica ha però un costo in termini anagrafici: l'età media al primo figlio è ormai salita a 33,1 anni nei poli come Alba e Cuneo, mentre scende leggermente a 31,4 anni nelle aree rurali e montane.
Infine, il dato sulla decrescita del Mezzogiorno trova un parallelo locale nelle Valli Maira, Varaita e Stura. In queste zone il numero di decessi supera di gran lunga quello delle nascite e le poche madri rimaste devono affrontare la carenza di servizi — punti nascita chiusi e pediatri a chilometri di distanza — in quello che l'ISTAT definisce ormai come un processo di "desertificazione demografica delle aree interne". Proprio nelle "terre alte", i numeri descrivono una realtà drammatica. In diverse valli il saldo naturale è talmente compromesso da registrare una sola nascita ogni quattro decessi. Qui la logistica della maternità diventa una sfida quotidiana, con le madri costrette a percorrere mediamente tra i 25 e i 35 chilometri per raggiungere il punto nascita o il pediatra più vicino.
La rete dei servizi evidenzia, poi il ruolo del settore privato: la copertura degli asili nido si attesta intorno al 33%, ma è la presenza di oltre 15 grandi gruppi industriali che offrono nidi aziendali o bonus retta a fare la differenza, garantendo a Savigliano, Alba e Bra una protezione sociale che il settore pubblico, da solo, fatica a mantenere in modo omogeneo su tutto il territorio provinciale.





