Politica - 08 maggio 2026, 14:58

La sanità agita la politica: l’argomento sarà dirimente per il futuro governo della Regione Piemonte

Dagli ordini del giorno nei Comuni e in Provincia alle interrogazioni consiliari a Palazzo Lascaris, il tema resta quello maggiormente dibattuto. I cittadini che non notano risultati tangibili, temono un progressivo sgretolamento del servizio sanitario pubblico

La sanità agita la politica: l’argomento sarà dirimente per il futuro governo della Regione Piemonte

Dalla valle Tanaro all’Infernotto passando per la valle Varaita, la politica provinciale è in fibrillazione sulla sanità.

Servizio ambulanze del 118 senza più il medico a bordo, ritardi nell’attivazione della Case di comunità, carenza di medici di base, zone montane senza più la guardia medica, senza contare i cronici problemi dei tempi biblici per esami e visite specialistiche oltre alle difficoltà nel reperire personale medico e infermieristico.

Scendono in campo sindaci, Provincia, Uncem, consiglieri regionali.

C’è chi tira in ballo il direttore generale dell’AslCn1 Giuseppe Guerra, chi chiama in causa la Regione e in particolare l’assessore regionale alla sanità Federico Riboldi.

Uncem Piemonte parla esplicitamente di “tagli mascherati da riorganizzazione”, sostenendo che spostare o ridurre presìdi già esistenti nei Comuni montani significa aumentare le distanze reali per cittadine e cittadini spesso anziani, ridurre la sicurezza sanitaria, accelerare lo spopolamento e impoverire territori già fragili.

Luca Robaldo, sindaco di Mondovì e presidente della Provincia, è alle prese con le difficoltà che si registrano nell’ospedale della sua città dopo la fuga dei medici radiologi. Il gruppo provinciale Patto Civico per la Granda presenta un ordine del giorno in Provincia a sostegno di alcune di queste emergenze.

Una focalizzazione che al gruppo di centrosinistra de La Nuova Provincia non piace perché la ritiene troppo discrezionale e non sufficientemente comprensiva di tutta la realtà provinciale. La stessa neonata associazione del Patto Civico propone un osservatorio per avere un focus costante sulla sanità cuneese. 

In Regione fioccano le interrogazioni dei consiglieri di opposizione cuneesi Mauro Calderoni (Pd) e Giulia Marro (Avs) insieme ad altre, analoghe, dei loro colleghi. Dalla maggioranza di centrodestra si replica che si tratta di “riorganizzazione” e non di tagli.

Parallelamente si registra, qua è là, la nascita di comitati spontanei per ribadire l’importanza e la difesa del servizio sanitario pubblico.

Sta di fatto che la sanità costituisce un nodo che, ogni giorno che passa, appare più difficile da sciogliere sia per i traballanti bilanci regionali, sia perché – come nel caso dell’AslCn1 - si sta rivelando impresa ardua gestire un territorio così vasto e con esigenze tanto diverse.

I nuovi ospedali Savigliano-Saluzzo-Fossano e Cuneo restano al palo. Se per il primo si attende la decisione dell’Inail per poter accendere il mutuo, del secondo quasi si sono perse le speranza.

In questo clima di incertezza, i tempi per visite specialistiche ed esami diagnostici non accennano a ridursi. É il tema su cui si sta concentrando il dibattito politico (senza peraltro che emergano significativi risultati tangibili) ed è destinato ad essere dominante - e probabilmente dirimente - nella prossima campagna elettorale per stabilire il futuro governo della Regione Piemonte.

Se, come tutto fa pensare, l’anno prossimo Cirio lascerà la presidenza per andare a ricoprire ruoli di governo nazionale o di partito a Roma, a chi toccherà la patata bollente? 

Giampaolo Testa

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