Un manubrio, due ruote e una possibilità in più. Il progetto “biciclette” promosso dalla Caritas Vicaria della Langa, già attivo da alcuni anni sul territorio albese, entra oggi in una nuova fase di sviluppo, ampliando il proprio raggio d’azione a livello diocesano e rafforzando la dimensione educativa e comunitaria dell’iniziativa.
Nato come risposta concreta a esigenze di mobilità per persone in difficoltà, detenuti in semilibertà e utenti del Sert dell’ASL CN2, il progetto ha finora garantito l’accesso a biciclette in comodato d’uso, con un contributo simbolico annuale di 10 euro e un servizio di assistenza e manutenzione. Un modello semplice, ma efficace, che ha permesso a molti di raggiungere il posto di lavoro o accedere ai servizi.
Ora il salto di qualità passa da un’integrazione strutturata con LaPOP – Piccola Officina Popolare, la ciclofficina nata ad Alba come spazio di autoriparazione e riuso. Una collaborazione che introduce un cambio di paradigma: dalla logica dell’assegnazione a quella della corresponsabilità.
“Non si tratta più solo di dare una bicicletta, ma di accompagnare le persone a prendersene cura. L’obiettivo è che chi la utilizza impari anche a mantenerla, a ripararla, a gestirla nel tempo”, spiega Alberto Adriano.
Il progetto si articolerà così su due livelli: da un lato l’assegnazione delle biciclette attraverso la rete Caritas, dall’altro il coinvolgimento diretto degli utenti negli spazi di LaPOP, dove potranno apprendere competenze tecniche e contribuire alla manutenzione dei mezzi. Un sistema che valorizza anche il recupero dei materiali: le biciclette non più utilizzabili diventano una risorsa per pezzi di ricambio, in un’ottica di economia circolare.
Particolare attenzione resta rivolta al carcere, dove il progetto è già attivo: i detenuti in semilibertà continueranno a usufruire gratuitamente delle biciclette, ma saranno coinvolti in modo più strutturato anche nella manutenzione, con un possibile sviluppo in chiave formativa e professionale.
“La bicicletta diventa uno strumento educativo, perché introduce un’idea di responsabilità. Non è più qualcosa che si riceve e basta, ma qualcosa di cui prendersi cura”, prosegue Adriano.
L’estensione a tutta la diocesi rappresenta un ulteriore passaggio strategico. “Siamo partiti dalla vicaria, ma per tipologia di richieste e per i bisogni che emergono era naturale fare questo passo. In parte lo facevamo già, ora lo rendiamo strutturale”, aggiunge.
Accanto alla crescita del progetto, resta centrale anche il contributo della comunità. La richiesta è chiara: donare biciclette in buone condizioni. “Capita ancora di ricevere mezzi inutilizzabili, ma oggi, grazie alla collaborazione con LaPOP, anche ciò che non è recuperabile interamente può diventare utile. Resta però fondamentale che le donazioni siano responsabili”, osserva Adriano.





