La provincia di Cuneo si conferma la "capitale" della natalità piemontese, posizionandosi stabilmente sopra la media nazionale con un tasso di natalità del 6,8‰ (nati ogni 1.000 abitanti). Il dato emerge chiaramente dal report ISTAT "Indicatori demografici - Anno 2025", pubblicato il 31 marzo 2026, e dai focus regionali aggiornati a fine aprile dello stesso anno.
Nell'ultimo anno consolidato, il Piemonte ha registrato complessivamente 24.583 nati, confermando un trend di calo costante. In questo scenario, la "Provincia Granda" continua a rappresentare un'eccezione positiva: la combinazione di un tessuto imprenditoriale solido, spesso a conduzione familiare, e di efficaci politiche locali di welfare sembra reggere meglio l'urto della crisi demografica.
Analizzando i numeri assoluti, Torino registra 12.981 nascite, ma subisce una perdita di 312 bambini rispetto all'anno precedente. Sebbene la città metropolitana copra da sola oltre il 52% delle nascite regionali, una flessione di questa portata in un solo anno rappresenta un segnale di erosione sociale molto forte. A Cuneo, invece, sono nati 3.914 bambini, con un calo limitato a 42 unità: è dunque la provincia che accusa meno la crisi. Anche se Torino ha numeri totali più elevati per via della popolazione, il tasso di fecondità (figli per donna) più alto della regione resta quello cuneese, segno di una "voglia di famiglia" statisticamente superiore.
Tra i dati regionali spicca inoltre il primato di Asti, che con 1.144 nati segna un incremento di +12 bambini. Questo incremento è dovuto quasi interamente alla componente dei residenti stranieri, che nell'astigiano ha un'incidenza molto alta sulla natalità totale. All'estremo opposto, province come Vercelli, Biella e il VCO (Verbano-Cusio-Ossola) sono ormai stabilmente sotto la soglia critica dei 1.000 nati all'anno. In particolare, il VCO vede nascere in media meno di 1,3 bambini al giorno su tutto il suo vasto territorio.
Il caso di Cuneo è considerato dagli esperti un vero e proprio "laboratorio" o "eccezione cuneese". Mentre il resto d'Italia scivola verso minimi storici, Cuneo si attesta su un tasso di fecondità di circa 1,35 - 1,40 figli per donna. Sebbene non sia ancora la "soglia di sostituzione" (pari a 2,1), è un valore significativamente più alto di quello di Torino o Biella (ferme a 1,18). A incidere positivamente è anche il tasso di disoccupazione tra i più bassi d'Italia: la stabilità economica è, infatti, il primo motore della natalità.
Questo successo relativo è il risultato di un ecosistema favorevole che unisce lavoro stabile, welfare territoriale e radici culturali profonde. Tuttavia, anche Cuneo ha iniziato a mostrare i primi segnali di flessione, segno che la crisi demografica nazionale è talmente imponente da scalfire persino il modello produttivo più solido del Nord-Ovest.
La natalità cuneese è sostenuta da un equilibrio delicato tra popolazione italiana e straniera. Circa un bambino su cinque (il 20%) nasce da entrambi genitori stranieri, una percentuale che sale considerando le coppie "miste". La popolazione straniera residente è molto più giovane: se la fascia d'età più numerosa tra gli italiani è quella dei 55-59 anni, tra gli stranieri il picco si registra tra i 35 e i 39 anni. Le comunità rumena, albanese e marocchina contribuiscono maggiormente a questo ringiovanimento, integrate in un tessuto agricolo e industriale che ne favorisce la stabilità.
Infine, l'età media al parto in provincia è di circa 32 anni, ma nasconde due realtà: le madri italiane rinviano il primo figlio verso i 33-34 anni per ragioni lavorative o di studio, mentre le madri straniere hanno un calendario più anticipato, con una media di 31 anni. Grazie a questa componente migratoria integrata, Cuneo riesce a mantenere un numero di nati sotto i 25 anni leggermente superiore alla media nazionale.





