Con questa rubrica fortunata che mi accompagna e vi accompagna da ormai oltre tre anni e mezzo mi sono sempre riproposto di andare a commentare e approfondire l’attualità del nostro territorio, ma anche di mantenere viva la fiamma della memoria sui fatti e i personaggi che hanno fatto la storia del nostro territorio.
In questo un’attenzione particolare la merita Giacomo Oddero, scomparso poco più di un anno fa. A settembre 2026 avrebbe compiuto 100 anni, spesi in gran parte per la sua Langa che aveva contribuito a cambiare profondamente lasciando un’impronta indelebile.
Tra le tante intuizioni di Oddero vi fu anche Vinum, la “Fiera dei vini di Pasqua”, una fiera che strizzava l’occhio al futuro e puntava a un turismo che ancora non esisteva quasi mezzo secolo fa.
Ma Oddero fu soprattutto l’uomo dell’acquedotto: dalla “poca” e sporca acqua ricavata dai pozzi a quella straordinariamente pura di Limone, pompata ogni giorno dalla montagna alle case (e soprattutto alle cantine) dei langhetti. Un passaggio storico che ha cambiato per sempre la destra Tanaro.
Ho avuto modo di intervistare Giacomo Oddero diverse volte, insieme al fotografo Bruno Murialdo e all’operatore Daniele Ferrero, nella sua Santa Maria di La Morra, sul terrazzo di casa, in splendide giornate primaverili tra il 2018 e il 2019. Con una memoria incredibile, l’ex sindaco di La Morra ci ha regalato quasi dieci ore di interviste che sono ora nell’archivio della Fondazione Radici, disponibili presso la sede della Fondazione nel cortile della Maddalena.
Oddero ha raccontato i passaggi che hanno portato alla realizzazione dell’opera più significativa per le Langhe: l’acquedotto, che porta ogni giorno l’acqua a 220 mila persone e ha trasformato la storia del territorio.
Antifascista fin da giovane, frequentò il liceo classico ad Alba, diplomandosi nel 1946. Nel 1950 si laureò in Farmacia a Torino, poi aprì una farmacia in via Maestra con Luciano Degiacomi e le rispettive mogli, fino al 1992. Negli anni Sessanta si avvicinò alla politica attiva; grazie alle sue doti di ascolto e mediazione, fu eletto sindaco di La Morra (1965-1970), consigliere e assessore provinciale all’agricoltura (1970-1987), presidente della camera di commercio di Cuneo (1976-1992), presidente della Fondazione Crc (1992-2006) e dell’Ente Turismo (1990-1995). Fu anche presidente dell’acquedotto delle Langhe (1971-1991), dell’Onaf, consigliere nazionale Onav e sommelier ad honorem.
Era solito dire: «Per fare il vino ci vuole l’acqua». Senza acquedotto, le Langhe sarebbero rimaste com’erano 80 anni fa. Raccontava: «Sono nato nel 1926, la mia prima vendemmia è stata a quindici anni, quindi ho vendemmiato quasi 80 volte. Ricordo che allora si usava ancora il bue per trasportare il vino e la pigiatura si faceva coi piedi. Avevo capito subito che il problema principale delle colline era la mancanza d’acqua».
Il professor Dall'Olio, preside della scuola Enologica, diceva sempre ai suoi studenti: "Prima di costruire una cantina, assicuratevi di avere acqua a disposizione". Ma nelle Langhe, si sa l’acqua scorre verso il basso e non si ferma, serviva un acquedotto – ma dove trovare l’acqua e a che prezzo?
A differenza di altri, Oddero non rinunciò al sogno. Nel 1965, diventato sindaco, trovò un pozzo vicino al Tanaro, ma l’acqua pompata era torbida e costosa. Si impegnò organizzando una riunione con le famiglie di Santa Maria e dell’Annunziata, spiegando loro che lo Stato copriva metà delle spese se si costruiva un acquedotto rurale. Grazie all’autotassazione, nacque il primo impianto rudimentale. Poi, da assessore provinciale all’agricoltura, Mario Martini gli propose di portare l’acqua dalle montagne cuneesi alle Langhe. Oddero visitò la sorgente in Val Corsalia e, anziché arrendersi davanti alle difficoltà, accettò la sfida di diventare presidente del Consorzio Acquedotto delle Langhe e delle Alpi cuneesi.
Non mancavano ostacoli: i finanziamenti tardavano, il Genio civile non credeva nel progetto, i comuni montani non volevano cedere l’acqua. Ma con determinazione e qualche bottiglia di Barolo in dono ai sindaci di Limone Piemonte e dintorni, riuscirono ad accordarsi per collegarsi alla sorgente.
Il progetto avanzò anche grazie al ministro Donat Cattin, che coinvolse la provincia e ottenne fondi statali ed europei. In meno di dieci anni, venne costruito l’acquedotto; oggi tutte le case della Langa hanno acqua corrente, cristallina, proveniente dalla montagna.
L’acquedotto delle Langhe è ora esempio di buona gestione, generando utili per i comuni soci e mostrando la cultura d’impresa e la visione lungimirante di chi volle realizzarlo.
Tra tanti meriti che ha avuto Giacomo Oddero questo è sicuramente il più grande, quello per cui dovrà essere ricordato per sempre perché oggi grazie a grandi serbatoi, l’autonomia idrica permette di servire 220 mila persone e migliaia di aziende per quattro giorni. Se oggi le Langhe sono riconosciute dall’Unesco e vantano la maggiore concentrazione di ristoranti stellati, gran parte del merito va a Oddero e a quanti compresero l’importanza dell’acqua sulle colline.





