Cronaca - 28 aprile 2026, 19:06

"I vaccini uccidono": 60enne condannato per le scritte "no vax" a Cuneo e a Busca

Il 27 agosto 2021 l’imbrattamento all'hub vaccinale del Movicentro. Qualche settimana più tardi altri messaggi spray sui muri del cimitero buschese

Una delle scritte apparse all'hub vaccinale Movicentro di Cuneo

Una delle scritte apparse all'hub vaccinale Movicentro di Cuneo

Seicento euro di multa. È questa la pena inflitta a G.V., 60enne cuneese, accusato di essere l’autore di alcune scritte "no vax" comparse nell’agosto 2021 sulle porte dell’hub vaccinale del Movicentro di Cuneo.

Le scritte, realizzate con vernice rossa, riportavano frasi come “I vaccini uccidono” e, nel caso di Cuneo, anche l’insulto “merde naziste”. Accanto, il simbolo della “W” cerchiata in rosso, interpretato come l’unione di due “V”, a indicare una richiesta di “verità”.

A distanza di qualche settimana, episodi analoghi si erano verificati anche al cimitero di Busca, in una data non casuale: proprio il giorno di avvio, anche in provincia di Cuneo, della campagna per la terza dose di vaccino anti-Covid, inizialmente destinata ai soggetti fragili.

L’uomo, noto per la sua partecipazione a raduni no vax, era stato rinviato a giudizio davanti al Tribunale di Cuneo. Le indagini della Polizia erano partite dalle immagini delle telecamere di sorveglianza installate nella zona del Movicentro.

Dai filmati era emersa la presenza dell’auto dell’imputato, parcheggiata a circa 250 metri dal luogo dell’imbrattamento. L’uomo sarebbe poi sceso dal veicolo insieme a un complice rimasto ignoto, dirigendosi verso via Lungostura XXIV Maggio. A loro si sarebbe unita una donna, descritta da un agente per i suoi occhiali e gli "zigomi sporgenti”.

Secondo quanto riferito in aula, la donna avrebbe estratto un oggetto dallo zaino e lo avrebbe passato all’uomo, che avrebbe poi imbrattato la vetrata. I tre si sarebbero quindi allontanati separatamente. Successivamente, l’auto dell’imputato era stata ripresa mentre transitava su corso Soleri.

Ulteriori elementi a carico sono emersi dall’analisi del telefono cellulare dell’uomo. Prima di essere spento, circa un’ora prima dei fatti, il dispositivo aveva agganciato la cella di via Caraglio. 

Tra le chat analizzate, gli investigatori ne hanno individuata una con la donna coinvolta, risalente alla notte precedente. Il 31 luglio l’imputato avrebbe fatto riferimento a uno “spray rosso”, mentre nei giorni precedenti al 27 agosto la donna avrebbe parlato di un “rinvio della mission” per motivi di salute. Poco prima dell’episodio, l’uomo le avrebbe suggerito di lasciare l’auto lontano dal luogo dell’azione. Il giorno successivo, un messaggio allusivo: “A proposito di zombie, invece di guardare potevi fare l’altro lato”.

Le indagini si sono estese anche a un canale Telegram riconducibile al gruppo “Guerrieri ViVi”, dove erano stati condivisi articoli relativi agli imbrattamenti, pubblicati, secondo gli inquirenti, proprio dall’imputato. Dalle conversazioni sarebbe inoltre emerso il ruolo di una donna, indicata come Serena, che avrebbe fornito indicazioni su come eludere i controlli.

Come riferito in aula da un agente, il canale era strutturato in modo piramidale: ai livelli inferiori gli utenti potevano solo ascoltare contenuti audio degli amministratori, mentre in sottogruppi più ristretti venivano diffuse istruzioni operative su come e dove compiere determinate azioni.

CharB.

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO AD APRILE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Aprile 2025" su Spreaker.
SU