Attualità - 21 aprile 2026, 19:51

Case di Comunità, Marino (Fimmg Cuneo): “Bene i nuovi centri, un primo passo. Ma senza medici e digitale restano gusci vuoti”

Il segretario promuove il modello del "ruolo unico", ma frena sugli entusiasmi: pesano la carenza di organico, il rischio di sovraccarico per i professionisti e la necessità di una vera assistenza domiciliare. Domani il primo incontro operativo con il responsabile di Distretto dell'Asl Cn1 per pianificare le attività

Case di Comunità, Marino (Fimmg Cuneo): “Bene i nuovi centri, un primo passo. Ma senza medici e digitale restano gusci vuoti”

Cauta apertura da parte del segretario provinciale Fimmg Lorenzo Marino verso le nuove Case di Comunità inaugurate oggi a Verzuolo, Dronero e Borgo San Dalmazzo. 

I tagli del nastro hanno di fatto consacrato la fine lavori di realizzazione delle strutture, avendo scadenze Pnrr da rispettare.

Un risultato ottenuto anche grazie al recente accordo sottoscritto dai sindacati dei medici con l'Asl Cn1 per l’introduzione dell’attività oraria nelle Case della Comunità, nelle more della definizione dell’attività oraria nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT).

A frenare l'entusiasmo di Marino pesano di certo la preoccupazione per la carenza di organico e la necessità di una reale connessione digitale e territoriale. “Il vero lavoro – commenta - deve ancora iniziare, domani avremo il primo incontro operativo con il responsabile di distretto per avviare la pianificazione delle attività. Occorrerà costruire percorsi condivisi con la specialistica ambulatoriale, laddove disponibile, per sopperire alle attuali carenze”.

Integrazione e modello organizzativo

Marino esprime soddisfazione per l'inaugurazione, considerandola come l'inizio di un percorso volto a una reale integrazione socio-sanitaria. “Le strutture, realizzate grazie ai fondi europei (PNRR), devono diventare punti di riferimento per territori che negli ultimi anni ne sono stati privi. È il primo passo verso un'integrazione socio-sanitaria. Si introduce un nuovo modello in medicina generale chiamiamo “ruolo unico”, che unisce l’attività oraria a quella classica fiduciaria”.

L'accordo firmato dalla Fimmg che introduce il cosiddetto "ruolo unico" prevede che i medici di medicina generale uniscano l'attività fiduciaria classica, il rapporto con i propri pazienti in studio, a una oraria trasversale a beneficio di tutta la popolazione, operando in sinergia con i servizi infermieristici e aziendali. Al momento è ancora in fase di definizione il numero esatto di medici che hanno già dato la propria disponibilità per questo nuovo modello, ma si potrebbe aggirare circa su una media di 40-50 medici.

Le criticità: risorse umane e carico di lavoro

Nonostante l'aspetto positivo dell'adeguamento edilizio, uno dei nodi critici che lo stesso direttore generale dell'Asl Cn1 Giuseppe Guerra nel corso delle inaugurazioni ha ricordato è quello delle assunzioni. Realtà condivisa anche da Marino.“Sebbene siano stati assunti diversi infermieri – ha commentato il segretario Fimmg Cuneo -, molti sono stati utilizzati per coprire "buchi" in altri servizi aziendali e devono ora essere riorganizzati per rendere le Case di Comunità pienamente operative. In quanto ai medici, in questo momento è molto difficile trovarne. Chiedere a ognuno di noi, che ormai abbiamo in carico quasi tutti circa 1500 pazienti, di fare più di tante ore alla settimana è impossibile: o uno fa una cosa o fa l’altra, altrimenti il rischio è di perdere qualità".

Ma l'assistenza nelle Case di Comunità "Hub" dovrebbe essere h24, integrandosi con il servizio di continuità assistenziale per le ore notturne e i weekend.

Dalla medicina d'attesa alla presa in carico attiva

Il segretario provinciale Fimmg sottolinea che l'obiettivo dei medici di turno nelle Case di Comunità dovrebbe assumere un approccio più propositivo che intercetta e anticipa i problemi di salute. 
Noi non ci accontentiamo di stare lì a aspettare se qualcuno ha bisogno che passi – spiega -. Abbiamo bisogno di andare incontro e intercettare i problemi, anticiparli, prendendo in carico i pazienti cronici e fragili”. 

La finalità della progettualità territoriale di prossimità per Marino dovrebbe quindi garantire una presa in carico attiva dei pazienti cronici e fragili attraverso percorsi strutturati, sorveglianza e vaccinazioni per rispondere ai bisogni reali.

Capillarità e connessione digitale

Un modello che però secondo Marino andrebbe adottato su tutto il territorio, non confinando il servizio solo alle nove strutture fisiche dell'Asl Cn1, ma diffondendolo in modo capillare da raggiungere gli studi medici periferici e il domicilio del paziente. “È essenziale – afferma - che il sistema sia digitale e connesso tramite le AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali), permettendo ai medici di accedere ai dati dei pazienti per poterli intercettare attivamente. Senza questa capillarità, si rischierebbe che un paziente di comuni montani (come Limone o Vinadio) non usufruisca dei servizi se costretto a spostarsi fino a Borgo San Dalmazzo”. A questo ha aggiunto una considerazione: “L'ospedale oggi svolge un ruolo più consulenziale, mentre il territorio negli ultimi 20 anni è stato progressivamente svuotato”.

Marino, infine, ricorda che questo percorso era già previsto dalla Legge Balduzzi del 2012. “Sono 14 anni che aspettiamo di vederlo partire – chiosa -. Bene che si inauguri, finalmente, ma non è un traguardo. Abbiamo bisogno di organizzazione e pianificazione – conclude -, un passaggio fondamentale per la sopravvivenza del Sistema Sanitario Nazionale pubblico”.

Sara Aschero

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