“Stesso mercato, stesse regole”: arriva forte e chiaro il messaggio di Confcommercio provinciale Cuneo in merito alla recente sentenza della Corte di giustizia di Firenze che solo due giorni fa è stata resa nota e sta gettando letteralmente nel panico i proprietari di locazioni turistiche non imprenditoriali.
Il mondo dell'ospitalità ha subito una veloce trasformazione negli ultimi anni e infatti, chi ha nella propria disponibilità un immobile lo può affittare a terzi godendo, però della cedolare secca al 21%. Il governo, nell'ultima Finanziaria ha cercato di porre dei limiti alla cosiddetta “giungla selvaggia degli affitti brevi” aumentando al 26% la cedolare dal secondo immobile, e introducendo la presunzione di attività d'impresa dal terzo immobile, obbligando alla Partita IVA e versamenti INPS.
Adesso, però i giudici toscani mettono nero su bianco che il concetto di imprenditorialità non deve essere legato soltanto al numero degli immobili posseduti, ma soprattutto alla modalità di gestione degli stessi. In particolare la Corte di giustizia di primo grado ha stabilito che la locazione turistica può essere considerata un'attività imprenditoriale se presenta caratteri di sistematicità e organizzazione. E tra i “segnali” dell'imprenditorialità vi sono l'elevato numero di prenotazioni, la presenza dell'immobile sulle principali piattaforme online, l'entità degli introiti derivanti dalla locazione e l'assenza di ulteriori redditi imponibili.
In buona sostanza, chi dà in locazione la propria unità immobiliare per molti giorni e con sistematicità da anni avvalendosi anche di personale qualificato per la gestione – come colf e inservienti per le pulizie , property manager per le prenotazioni e la gestione dei check in - e soprattutto se si usano i portali (come Booking e Airbnb) per “acquisire” ospiti di fatto agisce come un professionista del settore e non più come un semplice privato che ha una casa sfitta e ogni tanto la affitta a terzi.
Ne abbiamo parlato con Danilo Rinaudo, presidente di Confcommercio provinciale Cuneo. La posizione dell'organizzazione datoriale è molto chiara e netta.
“Questo problema, spiega alla nostra testata il presidente, è sfuggito per troppo tempo e la Confcommercio da sempre ha sostenuto che per lo stesso mercato le regole devono essere le stesse per tutti. Questa ipocrisia, non può più essere pià giustificata e giustificabile. Se tu proprietario di immobile ti inserisci sulle piattaforme è ovvio che la tua non è una attività saltuaria, ci vuole equità. Comprendo che sia giusto per ognuno guadagnare ma tutti devono pagare le stesse tasse”.
“Da quando il cin, il codice identificativo nazionale ndr) è diventato obbligatorio per tutti i proprietari di locazioni turistiche in Italia improvvisamente sono 'saltate fuor'” 600 mila attività nuove in Italia, prima dove erano? Era tutto lavoro in nero. Il sommerso purtroppo potrebbe continuare ad esserci, per questo servono sempre maggiori controlli ma adesso viene messo un punto importante. Va bene il libero mercato, ma tutti devono osservare le stesse regole e avere gli stessi diritti. Ci vuole sicuramente maggiore chiarezza, conclude Rinaudo, da parte del legislatore, passi in avanti ne sono stati fatti e ne servono ancora. Basti pensare al fatto che chi opera nel sommerso fa anche un danno ai comuni perché non denunciando gli ospiti di fatto, oltre ad un problema di sicurezza sul territorio, non permette di incassare gli introiti della tassa di soggiorno”.
Secondo il report pubblicato nella primavera dello scorso anno dall'osservatorio dell'Atl cuneese nel decennio 2015 -2024, ossia gli ultimi dati disponibili, le locazioni turistiche ammontano a 1.948 con 3.721 camere e 8.292 posti letto. Il settore alberghiero conta invece 194 strutture, 3,953 camere e 8.228 posti letto a cui vanno sommati i dati del settore extralberghiero – ossia - B&B, case vacanza, agriturismi, ostelli, campeggi e residence, con 910 strutture, 6.650 camere e 21,623 letti . Nella nostra provincia il numero maggiore di lt si registra nelle valli monregalesi, e poi in valle Maira, Valle Vermenagna e Cuneo città si trova al 4° posto delle presenza sul territorio con “solo” 298 strutture.
"La nostra posizione è sempre stata chiara, ci spiega anche Luigi Barbero segretario generale della Confcommercio provinciale nonché direttore dell'Ascom Bra e già presidente dell'Atl di Langhe e Roero. Da sempre sosteniamo che quando dietro a queste attività vi sia un'organizzazione simile a quelle dell'organizzazione di impresa allora devono essere rispettate le norme che quotidianamente le imprese rispettano. Il mercato è il medesimo. Ma non è solo una questione di tasse; è anche una questione di sicurezza. Gli albergatori devono, giustamente, rispettare le norme antincendio mentre chi gestisce le locazioni turistiche spesso non osserva le stringenti disposizioni a tutela dell'ospite. Gli obblighi devono essere uguali per tutti. Accogliamo quindi favorevolmente questa sentenza perché altrimenti siamo in presenza di una concorrenza sleale che mette in pericolo anche i turisti. La sentenza infine, conclude Barbero, pone l'accento su un tema a noi molto caro. Ossia il depauperamento urbano dei centri storici dovuta alla presenza 'selvaggia' di queste strutture. I comuni, che hanno la possibilità di monitorare da vicino la presenza sul territorio hanno tutti gli strumenti per controllare quanto avviene nella nostra città. Non solo sul fronte dell'abusivismo, ma anche della sicurezza urbana. Ad esempio, adesso con gli strumenti tecnologici si può tranquillamente 'vedere' chi sparisce dai portali e verificare se continua o meno ad esercitare. Noi saremo sempre dalla parte delle imprese e da di chi opera nella legalità".





