Cautela, ma non fiducia. E un retrogusto che rimanda immediatamente ai tempi del Covid. Che sembrano tanto lontani, ma sono soltanto sei anni fa. Ecco l'immagine che restituisce l'ultima indagine congiunturale di Unione Industriali di Torino e Confindustria Piemonte. La prima indagine "ai tempi della guerra in Iran".
Costi che fanno paura
A preoccupare, neanche a dirlo, è il costo delle materie prime, logistica ed energia: dopo dodici trimestri (quindi anni!) di relativa stabilità, oltre il 70% delle imprese prevede aumenti significativi, con una percentuale che sale all'85% nel comparto energetico. Non si fermano tuttavia gli investimenti, mentre si registra una flessione per gli ordinativi. Alcuni indicatori, come la redditività registrano un’inversione di tendenza, segnale delle aumentate complessità. Ancora negativo anche il dato per le esportazioni, in flessione da 12 trimestri consecutivi.
Soffre anche il settore dei servizi
La grande novità, che rimanda davvero all'inizio del decennio, è rappresentata dal fatto che per la prima volta dopo la pandemia nel terziario emerge un rallentamento delle attese per tutti gli indicatori, con saldi ottimisti pessimisti ancora positivi, ma in calo di oltre 15 punti percentuali per produzione e redditività, oltre 11 punti per gli ordinativi e 9 punti per l’occupazione. L’aumento della prudenza è dovuto principalmente alle aumentate difficoltà in due settori, strettamente legati al contesto geopolitico, commercio - turismo e trasporto di merci e persone.
"Speriamo nel percorso di pace"
“Auspicando che sia concreto l'inizio del percorso di pace in Medio Oriente, è più che mai imperativo che l’Europa faccia l’Europa, assumendo posizioni chiare pro-impresa e pro-industria. Si deve avviare un piano di politica industriale con al centro investimenti, energia ed innovazione. In questa direzione hanno continuato ad andare anche le imprese torinesi che, nonostante le conseguenze di quanto avvenuto restino imprevedibili, hanno continuano a programmare investimenti e nuovi impianti. E’ questo l’unico modo per evitare un vero e proprio shock per aziende, lavoratori e famiglie, rilanciando sin da ora la nostra economia”, commenta Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino.
Torino regge meglio
Focalizzandosi su Torino, il clima di fiducia tiene, nonostante il peggioramento di redditività, export e investimenti, in linea con quanto osservato nel resto della Regione. Pur in assestamento, restano positivi gli indicatori per occupazione (+3,8%, in calo di 5,1 punti), produzione (+3,3% in calo di 7,2 punti) e ordini (+2,0% in calo di 8 punti). Aumenta la preoccupazione per il previsto aumento dei prezzi energetici e dei costi di approvvigionamento materie prime e logistica, frenano le previsioni di investimento, che interessano il 72% delle imprese (erano il 77,3% la scorsa rilevazione). In particolare, si assesta la propensione a investire in nuovi impianti, con il 23,6% di imprese che mantiene programmi di spesa significativi (era il 25,3% lo scorso trimestre). Analogamente a quanto osservato a livello regionale, a fronte di una sostanziale tenuta nel comparto manifatturiero, nel terziario si registrano indicatori in calo di oltre 10 punti per occupazione, produzione, ordini e redditività. Scende leggermente il ricorso alla cassa integrazione, che interessa il 10,8% delle imprese (il 16,2% nell’industria, in rallentamento di 2,1 punti). Stabile il tasso di utilizzo di impianti e risorse (76%), che rimane sui valori medi di lungo periodo. Nel capoluogo si registra l’undicesimo dato negativo per le attese sulle esportazioni (-6,1% il saldo ottimisti/pessimisti).
A livello regionale dalle imprese arrivano attese complessivamente positive per occupazione (saldo ottimisti/pessimisti al +5%) produzione (+3,0%) e ordini totali (+0,9%). Negativi i consuntivi di export (-5,5%) e redditività (-10,7%). Frena la propensione a investire, che interessa il 74,6% delle rispondenti, in calo di 2,5 punti percentuali, mentre il 23,9% delle imprese ha programmato l’acquisto di nuovi impianti, un dato in calo di 1,4 punti rispetto a dicembre. Il tasso di utilizzo di impianti e risorse resta stabile al 77%, mentre si assesta il ricorso alla CIG, attivata dall’8,8% dei partecipanti all’indagine, percentuale che cresce nel manifatturiero, dove raggiunge l’11,8% (-3,1 punti percentuali rispetto alla rilevazione di dicembre). Torna ampia la forbice tra aziende di grandi dimensioni (con oltre 50 dipendenti) che esprimono attese sulla produzione più favorevoli (saldo +7,1%), rispetto a quelle più piccole, che si rivelano più caute (saldo pari a +1,2%).
“Al termine di settimane ad altissima tensione, arrivano segnali di una concreta e possibile stabilizzazione dello scenario in Medio Oriente. Nonostante tutte queste incognite, per ora l’impatto su occupazione e produzione è stato ridotto stando alle risposte arrivate dalle imprese di Confindustria. Il quadro resta comunque allarmante perché le conseguenze di quanto avvenuto saranno di lungo termine e ci vorranno mesi affinché il mercato globale e le quotazioni di petrolio e gas tornino a livelli gestibili sia per le imprese, che per la vita di tutti i giorni degli italiani. L’Europa, in questo contesto di maggiore distensione, ha strumenti economici e strutturali per ritagliarsi un vero ruolo da superpotenza ma servono velocità di decisione e unità politica, che solo dopo la pandemia abbiamo visto realizzarsi. E’ il momento di agire, non possiamo perdere nemmeno un minuto”, commenta Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte.
Manifatturiero (e non solo)
Il manifatturiero, che rappresenta circa due terzi del campione, registra saldi sulla produzione poco sopra lo zero per produzione (+2,9%), nuovi ordini (0,2%) e occupazione (+5,2%). Ancora segno meno per redditività (-13,5%) ed export (-5,2%). A soffrire è soprattutto il comparto metalmeccanico (il saldo fra ottimisti/pessimisti, negativo da 11 trimestri, è pari a -3,5%), soprattutto automotive e macchinari; ma registrano segno meno anche le manifatture varie (gioielli, giocattoli, ecc. -1,1%). Sono, invece più ottimistici cartario grafico (+22,2%), tessile-abbigliamento (+10,3%), edilizia e impiantisti (+8,8%), chimico (+7,9%). Prudenti le attese per. gomma-plastica (+2,0%), alimentare (+4,1%). Il comparto dei servizi registra una inversione di tendenza del clima di fiducia, verosimilmente a causa delle difficoltà nel settore del trasporto merci e persone e in quello del commercio e turismo, che sui livelli produttivi registrano rispettivamente saldi del -15,6% (era +8,7% a dicembre) e del -18,6% (era +30%). Positive le attese per ICT (+14,3%), servizi alle imprese (+10,2%).





