Economia - 07 aprile 2026, 13:26

Guerra in Iran, l'allarme delle associazioni datoriali piemontesi: "Senza interventi a rischio intera economia regione"

Agci, Ance, Casartigiani Piemonte, Cna, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria e Legacoop chiedono un confronto diretto con le istituzioni territoriali e i loro rappresentanti, per intervenire in maniera strutturale con politiche che mettano imprese e lavoratori al centro

(ph. Eric Wirz  - Pixabay)

(ph. Eric Wirz - Pixabay)

"Da riduzione di produzione, servizi e consumi a occupazione Le tensioni e le speculazioni dovute alla guerra in Medio Oriente stanno generando uno shock sui mercati energetici internazionali che si sta trasferendo all'intera economia anche a livello locale. Senza interventi strutturali e immediati da parte dell'Europa che affianchino quelli già attuati dal Governo, sarà inevitabile la riduzione dei servizi, l'aumento delle tariffe e, nei casi più critici, la cessazione delle attività. In una fase così delicata come quella che sta attraversando l'economia del Piemonte, l'ipotesi di una austerity o, peggio, di una recessione, causata dalla situazione internazionale, è assolutamente da contrastare". 

È quanto denunciano in una nota le associazioni imprenditoriali imprenditoriali del Piemonte Agci, Ance, Casartigiani Piemonte, Cna, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria e Legacoop che chiedono in tempi rapidi un confronto diretto con le istituzioni territoriali ed i loro rappresentanti, per intervenire in maniera strutturale con politiche che mettano imprese e lavoratori al centro.

Prioritario, per le associazioni dell’industria, del commercio, dell’artigianato e della cooperazione sostenere le imprese, in particolare le micro e piccole attività, accelerando l'avvio di processi di aggregazione della domanda così da consentire anche alle imprese più piccole di accedere ai contratti di lungo periodo per l'acquisto di energia da fonti rinnovabili e semplificando gli investimenti in efficienza energetica. 

Le bollette elettriche delle imprese del terziario potrebbero, infatti, rilevano le associazioni, aumentare tra l'8,5% e il 13,9% con un incremento medio aggregato della spesa di tutti i settori di 2.853 euro rispetto alla media di 20.521 euro nel primo bimestre 2026.

Analogamente, sottolineano, per il gas gli aumenti varierebbero tra il 30% e il 43,5% con un aumento della bolletta di 3.408 euro (da 7.833 euro a 11.241 euro). Un incremento di costi anche per le famiglie che genererebbe una contrazione dei consumi che, tra l'altro, aggraverebbe il rischio di gravi ricadute sul comparto turistico proprio in vista della prossima stagione estiva.

A questo quadro si somma l'aumento vertiginoso dei costi alla pompa dei carburanti che non è più un fattore assorbibile dai margini aziendali. Un tema che riguarda l'intera economia, poiché il trasporto su gomma muove da solo l'88% delle merci nazionali. Ecco perché la crisi non interessa solo l'autotrasporto e la logistica, o il settore del trasporto persone, concludono le associazioni di categoria. (Red-Cro/Adnkronos)

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