Cronaca - 02 aprile 2026, 18:11

Frode informatica con il sistema “man in the middle”: due condanne in tribunale

La truffa delle email con Iban modificato: bonifici dirottati su conti aperti nel Monregalese

L'ingresso del tribunale di Cuneo

L'ingresso del tribunale di Cuneo

Si è concluso con due condanne il processo davanti al tribunale di Cuneo nei confronti di J.A., imputato di riciclaggio, ed E.J., accusato di tentato riciclaggio nell’ambito di una frode informatica.

Secondo la ricostruzione della Procura, il raggiro si sarebbe inserito nel meccanismo della cosiddetta truffa “man in the middle”: qualcuno intercetta o simula le comunicazioni tra aziende e invia e-mail fraudolente in cui, fingendosi il creditore, comunica un cambio di Iban per il pagamento delle fatture.

Nel primo episodio una società che doveva versare circa 4 mila euro ricevette una mail con nuove coordinate bancarie. Il denaro fu quindi trasferito su un conto aperto a Mondovì, collegato a J.A., dal quale le somme vennero poi prelevate.

Un secondo episodio, invece, riguardava invece un bonifico di 43 mila euro. Anche in questo caso era stata inviata una mail con l’Iban modificato, ma la società destinataria del raggiro si accorse dell’anomalia e riuscì a bloccare il bonifico, circostanza per cui a E.J. è stato contestato il tentativo.

Le aziende coinvolte nell’indagine hanno sede nel Bresciano e in Toscana.

Nel corso della requisitoria il pubblico ministero ha sottolineato come entrambi gli imputati non abbiano mai disconosciuto i rapporti bancari collegati alle operazioni. All’epoca dei fatti erano richiedenti asilo di origine nigeriana, ospitati in un centro della cooperativa Valdocco nel Monregalese.

Secondo l’accusa, tra l’altro, i conti correnti sarebbero stati aperti nel febbraio 2020 e utilizzati come conti di appoggio per far transitare le somme frutto delle frodi informatiche prima che venissero prelevate o trasferite altrove.

J.A. aveva dichiarato di aver smarrito la carta collegata al conto nel 2021, dopo i fatti contestati, senza tuttavia presentare denuncia. Aveva inoltre riferito di aver prestato la carta a un connazionale che si trovava ad Arezzo, ma gli accertamenti dei carabinieri avrebbero escluso l’esistenza della persona indicata.

Per E.J. invece, il pm ha ricordato anche un bonifico di 5 mila euro ricevuto nel giugno 2020 da una società, episodio per il quale l’uomo aveva già patteggiato cinque mesi di reclusione.

Dal canto suo, la difesa di J.A. ha sostenuto che la carta prepagata “Like” collegata al conto fosse stata assegnata all’imputato quando era ospite della cooperativa a Mondovì, uno strumento spesso messo a disposizione dei richiedenti asilo per consentire loro di svolgere piccoli lavori. 

Il legale ha inoltre evidenziato come le competenze informatiche necessarie per realizzare una frode di questo tipo non sarebbero attribuibili all’imputato, che svolgeva attività semplici e saltuarie. Pur essendo documentati i movimenti bancari, secondo la difesa non sarebbe mai stata fornita prova di un coinvolgimento diretto di J.A., che sarebbe stato al più un titolare nominale del conto, senza che sia stato dimostrato neppure l’elemento psicologico del reato. Da qui la richiesta di assoluzione perché il fatto non sussiste.

Diversa la linea difensiva per E.J., per il quale si è sottolineato come l’accusa riguardi un tentato riciclaggio collegato a una tentata truffa, configurazione ritenuta difficile da sostenere. Se per A.J., infatti, la truffa si sarebbe consumata con il bonifico eseguito dalla società raggirata e il successivo movimento delle somme, nel caso di Joseph manca la consumazione del reato presupposto: il bonifico sospetto, infatti, venne bloccato dal personale della Bpm prima che l’operazione si perfezionasse. La vicenda era emersa dopo la denuncia presentata dalle società Poliblend e Sistemi Plastici.

Al termine della camera di consiglio il tribunale ha pronunciato la sentenza: J.A. è stato condannato a 1 anno e 10 mesi di reclusione, mentre E.J. a 1 anno e 4 mesi.

CharB.

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