È una congiuntura non casuale: è proprio il caso di dirlo. Per la maggioranza di centrodestra in Regione, guidata da Alberto Cirio, si apre una settimana di passione.
Domani in Consiglio regionale Cirio riferirà sul discusso caso di Elena Chiorino, la vicepresidente e assessora di Fratelli d’Italia chiamata in causa per la società “5 Forchette Srl” di cui deteneva il 5%, vicenda per la quale ha già dovuto dimettersi dal governo il collega di partito Andrea Delmastro, biellese come lei.
Chiorino ha già restituito la delega alla vicepresidenza, mantenendo però le deleghe operative a lei assegnate ad inizio legislatura dal presidente Cirio: Istruzione e merito, Diritto allo studio universitario, Lavoro, formazione professionale e welfare aziendale, Rapporti con le società a partecipazione regionale.
Le minoranze ovviamente non sono per nulla soddisfatte e annunciano barricate. Domani mattina, 31 marzo, a partire dalle 9,30 davanti a Palazzo Lascaris, hanno promosso un presidio per chiederne le dimissioni, posizione che ribadiranno e rilanceranno in aula.
A sostegno delle loro tesi segnalano alcune novità emerse in queste ultime ore in merito all’indagine sulla società Caroccia, aggiornamenti sul “caso Caroccia” riportati dall’Ansa.
Così riferisce l’agenzia stampa: “Mauro e Miriam Caroccia, indagati dalla Procura di Roma nel procedimento sulla società 'Le 5 Forchette' di cui è stato azionista anche l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, hanno "trasferito e reinvestito" nella società proventi delle attività illecite del clan di stampo camorristico dei Senese. E' quanto emerge dagli atti dell'indagine della Dda di Roma in cui si ipotizzano i reati di riciclaggio e intestazione fittizia dei beni. Una attività illecita aggravata dal fatto di averla "commessa al fine di agevolare l'associazione di stampo mafioso" facente capo al gruppo dei Senese”.
“Al di là delle indagini siamo in presenza di un componente di giunta che fa affari con la figlia di un mafioso (fatto accertato), mentendo anche sulla conoscenza del padre che invece era nello studio notarile (fatto accertato). Ciò detto – affermano dall’opposizione - la questione per noi è politica, non giudiziaria. Perché queste mezze dimissioni se non c’erano problemi? Non ci sarebbe nulla da aggiungere – argomentano dal Pd - se non dimettersi immediatamente”.
La situazione resta dunque quanto mai tesa e potrebbe avere ripercussioni anche in provincia di Cuneo.
Se, infatti, l’assessora Chiorino dovesse dimettersi e tornare semplice consigliere salterebbe il posto del collega di partito cuneese Claudio Sacchetto, essendo entrambi stati eletti nel “listino” del presidente Cirio.
Chiorino al primo posto, Sacchetto in coda. Uscendo dalla giunta, Chiorino “sfratterebbe” Sacchetto.
Se le minoranze lasciano intendere che spareranno ad alzo zero spiegando a Cirio che la posizione di Chiorino non è sostenibile e che la sola rinuncia alla vicepresidenza non basta, è verosimile che il centrodestra farà quadrato cercando di difenderla.
L’ultima parola spetta a Cirio, cui compete la facoltà di ritirarle o meno le deleghe.
Per lui, parafrasando Fenoglio, si prospetta un “Giorno di fuoco”, il più difficile dalla sua rielezione in Regione.





