Attualità - 27 marzo 2026, 06:11

Ad Alba l’ambulatorio solidale al giro di boa: 32 pazienti in 11 mesi. “La maggior parte arriva da contesti fragili: servono più risorse”

Sostenuto da Comune, Croce Rossa e Caritas, il servizio gratuito e anonimo intercetta chi resta fuori dal sistema sanitario. Il punto con il dottor Stefano Quaranta tra dati, criticità e prospettive

Ad Alba l’ambulatorio solidale al giro di boa: 32 pazienti in 11 mesi. “La maggior parte arriva da contesti fragili: servono più risorse”

Ad Alba l’ambulatorio solidale si conferma una risposta concreta a un bisogno spesso sommerso: quello di chi, per ragioni amministrative o di status, non può accedere al medico di base. Il servizio, attivo tra la sede della Croce Rossa di via Ognissanti e gli spazi di via Pola, nasce dalla collaborazione tra Comune di Alba, Croce Rossa Italiana – Comitato di Alba e Caritas diocesana, con il coordinamento del consigliere Ali Draichi e la guida sanitaria del dottor Stefano Quaranta (nella foto sotto).

“Non è solo un ambulatorio: è un segno concreto di inclusione”, ha sottolineato Draichi. Un lavoro reso possibile anche dalla disponibilità e dalla vicinanza del direttore della Caritas don Domenico Degiorgis, che ha accompagnato il progetto nella sua crescita. Dopo undici mesi di attività, il servizio entra in una fase di consolidamento. I dati raccolti offrono una prima lettura strutturata dell’esperienza, come spiega il dottor Quaranta.

Che bilancio emerge da questi primi mesi di attività?
“Abbiamo effettuato 44 sedute ambulatoriali, una alla settimana, e visto complessivamente 32 pazienti. La maggior parte sono uomini, 28 su 32, con un’età media di 34 anni, in un range tra i 22 e i 78. La provenienza è prevalentemente dal continente africano, circa il 75%.”

Quali sono le principali patologie che avete riscontrato?
“Il quadro è piuttosto vario. Le patologie infettive rappresentano circa il 24%, seguite da traumi e ipertensione, entrambe intorno al 14%. Abbiamo poi casi di diabete e tumori benigni, ciascuno al 10%, oltre a dolori cronici e situazioni psichiatriche, seppur in percentuale più contenuta.”

E sul piano delle prestazioni, che tipo di interventi vengono effettuati?
“Principalmente terapie antibiotiche, che rappresentano circa il 25% degli interventi. Poi trattamenti per patologie croniche come ipertensione e diabete, medicazioni e, nei casi più complessi, l’invio al pronto soccorso per prestazioni specialistiche.”

L’ambulatorio si è adattato nel tempo anche dal punto di vista organizzativo. Come si è evoluto il servizio?
“Durante l’estate abbiamo registrato una flessione degli accessi e abbiamo deciso di affiancare alla sede della Croce Rossa quella di via Pola, per facilitare l’accesso ai frequentatori del dormitorio Caritas. Oggi l’ambulatorio si alterna tra le due sedi, mantenendo una presenza settimanale.”

Quali sono le principali criticità che emergono nella gestione quotidiana?
“La prima riguarda le risorse umane. Per diversi mesi ho garantito personalmente la presenza medica, con una sola sostituzione. Recentemente si è aggiunto il dottor Pierfilippo Negro, che porta anche competenze sul piano psicologico. Sul fronte infermieristico, abbiamo il supporto di una decina di professionisti, ma sarebbe importante strutturare un gruppo più stabile, magari coinvolgendo personale in pensione.”

Un tema centrale è quello della prevenzione, in particolare vaccinale. Qual è la situazione?
“Molti pazienti provengono da contesti in cui sono presenti patologie infettive endemiche. Sarebbe fondamentale poterli inserire in un percorso vaccinale strutturato, utilizzando strumenti amministrativi temporanei che consentano l’accesso alla piattaforma vaccinale. È un passaggio importante sia per la salute individuale sia per quella pubblica.”

Quanto incide il disagio psico-sociale nei pazienti che incontrate?
“Incide moltissimo. Quasi tutti presentano fragilità di tipo sociale o psicologico: depressione, dipendenze, difficoltà linguistiche. In alcuni casi emergono anche condizioni psichiatriche più complesse, che rendono più difficile il percorso di integrazione.”

E proprio sulle dipendenze, quali difficoltà incontrate?
“L’alcol è una delle problematiche più frequenti. Si tratta di situazioni già complesse nel sistema sanitario ordinario, che diventano ancora più difficili da affrontare quando mancano riferimenti e strumenti adeguati.”

Guardando al futuro, quali sono le priorità per il progetto?
“Servono più risorse, sia umane sia strutturali. Stiamo valutando anche la possibilità di ampliare i servizi, ad esempio con una componente odontoiatrica. Ma soprattutto è fondamentale garantire continuità: questo ambulatorio ha senso se diventa un punto stabile per chi oggi non ha alternative.”

Daniele Vaira

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