"L’applicazione del DM 77 nella nostra Regione si trova oggi a un bivio. Come Organizzazione Sindacale, seguiamo con attenzione i tentativi di riorganizzazione in atto da parte delle aziende, ma riteniamo doveroso lanciare un monito: è necessario essere realistici rispetto alle aspettative".
Così interviene Francesco Coppolella, segretario regionale NurSind Piemonte, in occasione della Giornata in ricordo delle vittime del covid.
"Come Nursind - affermano dal sindacato infermieristico -, pur comprendendo gli sforzi compiuti, riteniamo che ad oggi la mappatura dei servizi appare ancora frammentata e disomogenea: una realtà "tutta da scrivere" che rischia di generare confusione invece di risposte. Siamo fortemente preoccupati per come verranno definiti i processi di riorganizzazione in assenza di nuove risorse. Il rischio, purtroppo concreto, è quello dei vasi comunicanti, spostando personale dagli ospedali, già in cronica sofferenza, per popolare le nuove Case e Ospedali della Comunità. Servizi h/12 e h/24 che necessitano di competenze specifiche.
Ad oggi, non vi è chiarezza sui percorsi assistenziali, l'integrazione tra i servizi e il ruolo delle diverse figure professionali, resta ancora un'incognita. Non basta aprire una struttura, bisogna certificare che i percorsi di cura siano attivi, Definire i fabbisogni reali, capire come le figure professionali debbano interagire nei nuovi processi, evitando che la frammentazione alla quale stiamo assistendo diventi strutturale. Un punto di criticità riguarda inoltre l'incertezza sull'integrazione dei Medici di Medicina Generale all'interno del nuovo sistema. Non è chiaro come i MMG debbano operare all'interno delle Case della Comunità e quale sia il loro effettivo coinvolgimento. Il permanere di logiche ambulatoriali svuota di senso il concetto di "prossimità" previsto dalla riforma. Resta il nodo della risposta e dell'integrazione della continuità assistenziale".
"Ci auguriamo che finalmente si apra il confronto regionale , come già richiesto-, dichiara il Segretario Regionale Francesco Coppolella -. È necessario dare un senso logico all'impiego delle risorse e delle competenze. “La sanità territoriale deve essere un sistema di cure certo, non una scommessa.” Ad oggi non abbiamo certezza su cosa prevederanno i servizi, tra quello che sulla carta dovrebbe essere e quello che invece sarà al netto delle aperture e delle targhe. Tra la teoria e la pratica abbiamo ancora praterie aperte a sei anni dal covid che stravolgere le nostre vite".
Lo stesso appello arriva anche a livello nazionale dal NurSind.
“Inutile girarci intorno: sono passati sei anni e noi, spiace dirlo, non siamo ancora usciti dal Covid-19. Ci siamo dentro, nel senso che stiamo lavorando a tutti gli effetti in regime pandemico. Non un bel modo per ricordare e onorare le tante persone che ha pianto l’Italia durante l’emergenza”. A dirlo, in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime del coronavirus, è il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega.
“Basta scorrere le misure del decreto Milleproroghe da poco licenziato dal Parlamento per farsi un’idea: tanto per cominciare - spiega Bottega - c’è la proroga al 31 dicembre 2029 della norma emergenziale che permette l’esercizio temporaneo della professione di sanitario e socio-sanitario con titolo di studio conseguito all’estero, in deroga al riconoscimento da parte del ministero della Salute. Ciò significa che per altri 48 mesi si continuerà a esercitare senza dare la giusta e doverosa attenzione alla qualità delle cure. Che dire poi di un’altra proroga di peso quale ad esempio quella per gli incarichi ai medici specializzandi senza passare per i concorsi, come se veramente fossimo ancora nel pieno dell’emergenza pandemica?”, sottolinea Bottega.
“In una giornata come questa, inoltre, non possiamo non ricordare che il Piano pandemico non è ancora realtà e che l’Italia non ha affatto centrato l’obiettivo del potenziamento delle terapie intensive con i quasi 6mila nuovi letti aggiuntivi previsti. Siamo passati infatti dal decreto Rilancio del 2020, che aveva programmato la realizzazione nel giro di meno di un anno di 7.656 letti in più di terapia intensiva e sub-intensiva, agli obiettivi via via sempre meno ambiziosi del Pnrr, con l'asticella che si è abbassata a 5.922 posti letto complessivi in più (2.692 di terapia intensiva e 3.230 di semi-intensiva) come target minimo da raggiungere entro giugno di quest’anno. Un risultato che, tra l’altro, pare anch’esso difficile da realizzare se appena il mese scorso ne mancavano all’appello ancora quasi 1.700”.
“Al dolore per le vittime mietute dal virus pure tra i nostri colleghi, infine, si aggiunge la beffa di una medicina territoriale che stenta a decollare. Ma davvero ci si illude ancora di farcela senza gli infermieri, visto che ne mancano all’appello 9.600 dei 20mila previsti per le Case della comunità? Ecco perché - conclude il segretario del Nursind - prima le istituzioni prendono atto che il Covid è finito da un pezzo e prima si cominceranno a programmare interventi strutturali, misure cioè che abbiano finalmente un respiro e un orizzonte non più emergenziali”.





