(Adnkronos) - Una rabbia interiore e una 'mancanza di rispetto totale per la propria vita' - tra tentativi di suicidio, casi di autolesionismo, disturbi alimentari - e quella degli altri, in una sorta di 'disinvestimento affettivo'. In questo contesto, il gesto violento appare svuotato del suo peso specifico. E' quanto emerge nei racconti dei ragazzi raccolti nel rapporto 'Dis(armati). Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà', realizzata dal Polo Ricerca di Save the Children con il sostegno di Fondazione Iris Ceramica Group Ets. “In quel momento sei come in un videogame, vuoi solo finire il livello”, spiega un ragazzo. Anche davanti ai magistrati, come emerge dalle interviste realizzate per la ricerca, il racconto dei minori resta spesso frammentato, infantile, privo di una reale percezione della gravità del reato commesso. L’assunzione di alcuni tipi di sostanze psicotrope, inoltre, rischia di avere un effetto moltiplicatore della violenza, trasformando la rabbia in azione e abbassando la soglia di percezione del rischio fino ad azzerarla.
“Questi ragazzi non cercano la violenza per il gusto di farla. Cercano un posto nel mondo e spesso lo trovano dentro dinamiche violente: in questo modo, qualcuno li vede, li riconosce. Molti di loro non hanno una prospettiva di futuro, ma hanno un presente molto esigente” spiega un operatore. Lo raccontano anche i ragazzi seguiti dai servizi di giustizia: “Se non reagisci, perdi rispetto e sei finito. Meglio passare per pazzo che per debole”.
Prendendo in considerazione i dati sul numero di minorenni di 14-17 anni denunciati o arrestati si registra un aumento di 14-17enni segnalati per rapina: 3.968 nel 2024, più del doppio rispetto al 2014, in crescita in quasi tutte le regioni del centro e del nord Italia, in particolare in Valle d’Aosta (+3 ogni mille abitanti nella fascia 14-17 anni), Emilia-Romagna (+2,65 ogni mille), Friuli Venezia-Giulia (+2,42 ogni mille) e Liguria (+2,34 ogni mille), con le sole eccezioni di Piemonte (-0,39 ogni mille) e Lazio (-0,54 ogni mille). Il dato del primo semestre 2025 (2.364) conferma il trend in aumento, con un’incidenza maggiore in Emilia-Romagna (3,06 ogni mille abitanti), Lombardia (1,7 ogni mille), Liguria (1,44 ogni mille) e Toscana (1,38 ogni mille). Sempre nel primo semestre 2025, tra le città metropolitane spiccano: Milano (294 minorenni denunciati o arrestati), Roma (124), Bologna (103) e Torino (85).
Sono 4.653, invece, i minori denunciati o arrestati per lesioni personali (di cui 592 ragazze), quasi il doppio rispetto a dieci anni prima, in crescita costante in tutte le regioni, come indicano anche i 2.425 casi del primo semestre 2025. L’incidenza maggiore in Friuli-Venezia Giulia (2 ogni mille abitanti nella fascia 14-17 anni), Emilia-Romagna (1,89 ogni mille) e Valle d’Aosta (1,63 ogni mille) e, tra le città metropolitane, sempre nel 1° semestre 2025, Milano (129 minorenni denunciati o arrestati), Roma (75), Torino (83) e Bologna e Napoli (73).
I minorenni denunciati o arrestati per rissa registrano un aumento che sfiora il 100% tra il 2019 e il 2024, con 1.021 segnalazioni, di cui 955 ragazzi, con un’incidenza maggiore in Molise (1,21 ogni mille abitanti nella fascia 14-17 anni). Nel primo semestre 2025 sono 507 i minorenni segnalati, in linea con l’anno precedente. Le città metropolitane più coinvolte nello stesso periodo sono: Milano (33 minorenni segnalati), Genova (32) e Palermo (31).
Un simile andamento, ma con valori più elevati, riguarda i minori denunciati o arrestati per il reato di minaccia, che aumentano significativamente dopo il 2019 fino a raggiungere i 1.880 casi nel 2024 (988 nei primi sei mesi del 2025), di cui 303 ragazze, con un’incidenza maggiore, anche in questo caso, in Molise (1,62 ogni mille abitanti nella fascia 14-17 anni), mentre l’aumento più significativo tra il 2014 e il 2024 si è registrato in Friuli Venezia-Giulia (+1,5 ogni mille abitanti nella fascia 14-17 anni). Tra le città metropolitane, nel 1° semestre 2025, svettano Roma (49 minorenni segnalati), Milano (41) e Torino (28). Diminuisce, invece, il numero di minori denunciati o arrestati per associazione per delinquere, 109 nel 2024 (erano 406 nel 2014), in particolare nel Lazio (-0,46 ogni mille abitanti nella fascia 14-17 anni, nel decennio considerato). I principali dati di analisi dello scenario, sottolinea Save the Children, si basano sulle denunce, ma occorre tenere presente che non sempre queste, dopo il vaglio dell’autorità giudiziaria, si trasformano in processi a carico dei minorenni segnalati.
“Puntare su punizioni e misure repressive può sembrare una risposta immediata, ma non funziona. La violenza giovanile nasce spesso in un vuoto educativo e sociale: è lì che bisogna intervenire. Prevenire significa investire in contesti che offrano ai ragazzi opportunità, ascolto, relazioni rispettose e alternative positive. Serve sostenere le famiglie nelle sfide dell’adolescenza, promuovendo modalità di comunicazione basate sul rispetto reciproco. Nelle scuole è urgente rafforzare i percorsi di educazione alla non violenza, il supporto al benessere psicosociale e attivare presidi di ascolto e intervento precoce. Accanto a questo, è fondamentale investire stabilmente nell’educativa di strada e di comunità, e garantire spazi pubblici dove i giovani possano incontrarsi, esprimersi e partecipare in modo positivo. La via educativa è cruciale anche per accompagnare i giovani in percorsi di responsabilizzazione rispetto alle proprie azioni perché comprendano le conseguenze dei loro comportamenti. Le competenze emotive e sociali devono supportare nella presa di consapevolezza delle proprie azioni e di come possono impattare, a volte in modo tragico, su altri coetanei e sulla comunità più allargata. Per riuscire a fare tutto questo serve un’alleanza forte tra scuole, famiglie, servizi sociali, terzo settore e istituzioni locali”, spiega Giorgia D’Errico, direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children.





