Attualità - 12 marzo 2026, 06:07

Alba, la Caritas interroga la città sui senza dimora: “Dove andranno queste persone?”

Il dormitorio di via Pola ha raggiunto la capienza e la struttura invernale di via Ognissanti chiuderà a fine marzo. Don Domenico Degiorgis, direttore della Caritas diocesana albese, richiama la responsabilità della comunità: “Non stiamo parlando di numeri, ma di volti e storie che conosciamo per nome”

Alba, la Caritas interroga la città sui senza dimora: “Dove andranno queste persone?”

Ad Alba il tema dell’accoglienza delle persone senza dimora torna a interrogare la coscienza della comunità. Non come emergenza improvvisa, ma come realtà concreta fatta di storie, relazioni e volti.

Il dormitorio di via Pola, gestito dalla Caritas albese, ha raggiunto da settimane la capienza prevista. Durante l’inverno la situazione è stata sostenuta anche grazie alla struttura temporanea di via Ognissanti, attivata in collaborazione con Croce Rossa, Comune e volontari, che ha messo a disposizione 15 posti letto per l’emergenza freddo.

Ma quella soluzione, come avviene ogni anno, è destinata a chiudere alla fine di marzo. E con la primavera rischia di riemergere una domanda semplice e allo stesso tempo difficile: dove andranno le persone che oggi trovano un riparo notturno? A porla con franchezza è don Domenico Degiorgis  (nella foto sotto), direttore della Caritas diocesana albese.

“Qui non stiamo parlando di numeri. Stiamo parlando di volti, di persone, di storie, di legami. E la domanda che mi accompagna in questi giorni è molto semplice: come facciamo a mettere queste persone in mezzo alla strada?” Il tema non riguarda solo l’organizzazione dei servizi sociali, ma chiama in causa anche il modo in cui una comunità guarda alle proprie fragilità.

Il dormitorio di via Pola rappresenta da anni uno dei punti di riferimento dell’accoglienza notturna nel territorio albese. Durante i mesi più freddi, grazie alla collaborazione tra istituzioni e volontariato, il sistema si amplia con la struttura invernale di via Ognissanti. Un modello che negli anni ha permesso di garantire un riparo a chi non ha una casa.

Ma proprio l’esperienza di questi mesi mostra quanto il fenomeno sia ormai stabile. Don Degiorgis parla con la preoccupazione di chi conosce personalmente molte delle persone che bussano alla porta della Caritas. “Io passo delle notti a pensare a questi volti. Non è un problema astratto: sono persone con cui abbiamo costruito relazioni, che conosciamo per nome.” Per questo il sacerdote non propone soltanto una riflessione organizzativa, ma un appello più ampio alla responsabilità della comunità.

“Non è forse arrivato il momento di chiederci, come comunità cristiana, quale sia il nostro impegno sociale? Spesso ci interroghiamo su molte questioni morali, ma forse dovremmo domandarci anche cosa significa davvero vivere il Vangelo di fronte a chi non ha una casa.” La domanda non riguarda solo le istituzioni, ma l’intero tessuto sociale.

“Abbiamo alloggi vuoti, spazi inutilizzati, risorse che potrebbero diventare occasioni di accoglienza. Non si tratta di soluzioni semplici o immediate, ma di iniziare almeno a porci la domanda.”

In questa prospettiva il tema dei senza dimora non diventa soltanto un problema assistenziale, ma un’occasione per riflettere sul senso della comunità.

“Forse è arrivato il momento di domandarci se l’impegno sociale non debba diventare parte essenziale del nostro sentirci cristiani.”

L’obiettivo della Caritas non è sollevare polemiche né cercare responsabili, ma aprire una riflessione. Una riflessione che riguarda la città intera e che parte da una domanda semplice: quale posto vogliamo riservare, nelle nostre comunità, alle persone più fragili?

Daniele Vaira

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