Curiosità - 10 marzo 2026, 07:56

Aspettando la primavera con l’anemone: il fiore che nasce… da una storia d’amore

Un nome e un destino se pensiamo al mito di Anèmos (vento in greco), la bellissima ninfa contesa dal tiepido Zefiro e dal gelido Borea

Aspettando la primavera con l’anemone: il fiore che nasce… da una storia d’amore

Sboccia ai primi raggi di sole che tentano di scalzare l’inverno. Un tocco di colore in mezzo al grigiore della natura morta. Ma è ancora soggetto al colpo di coda del freddo e del gelo. È l’anemone, che fa compagnia a bucaneve e primule tra i fiori che annunciano la primavera. Una pianta delicata con una storia mitologica millenaria.

Anemone infatti era una ninfa bella e affascinante, tanto da far girare la testa a Zefiro (vento primaverile) e Borea (gelido vento di tramontana). I due, per contendersi la splendida ragazza si misero in contrasto. Uno soffiava caldo, l’altro rispondeva con la neve. E ne uscivano tempeste e bufere.

Flora, la dea della vegetazione, non ne poteva più dalla gelosia. E allora trasformò Anemone in un fiore, legato per sempre al desiderio dei suoi spasimanti: il carezzevole Zefiro l’avrebbe fatta sbocciare, l’impetuoso Borea ne avrebbe disperso i petali. Difatti anemone significa “fiore del vento”. Una vita breve, fugace, all’insegna di una bellezza sorprendente.

A tal proposito Teocrito scriveva quanto segue per spiegare il nome del fiore «Vocatur Anemone quod subito flos cadat; caducus enim est et corrumpitur», con ciò alludeva alla facilità con cui il vento (anemos) disperde questo bel fiore.

Il suo significato latino “soffio vitale”, richiama proprio il suo carattere effimero. Gli etruschi lo consideravano il fiore dei morti e, ancora oggi, le necropoli vicino a Tarquinia sono ricoperte da suggestive distese di anemoni azzurro pastello.

Nella nascita di Venere del Botticelli, il vento Zefiro, che spira da sinistra, smuove una tormenta di anemoni, mentre la bellezza nasce dalla conchiglia.

Un altro mito narra di anemone. In questa versione la sua nascita è legata alla figura di Adone. Anche lo stesso Ovidio ce lo racconta.

Adone, passato alla storia e al mito, era un bellissimo giovane. Di lui erano innamorate sia Afrodite che Persefone. Per risolvere la contesa le due dee si rivolsero a Zeus il quale ordinò che l’anno si dividesse in tre parti, dove per un terzo Adone stava da solo e i due restanti rispettivamente con le due contendenti.

Afrodite, grazie ad un amuleto trovò il modo di trascorrere più tempo del dovuto con Adone, ma Persefone lo scoprì e avvertì Ares, amante di Afrodite, che si trasformò in cinghiale e uccise il bell’Adone.

Afrodite, disperata, versò una pozione magica sul sangue versato e così nacque l’anemone, un fiore di brevissima durata, poiché i venti lo privano subito dei petali.

Il triste destino di Adone segna la nascita di un fiore che troviamo in oltre 150 varietà e in molteplici sfumature di colore.  Anemone appunto per indicare la delicatezza del fiore che vibra e vola via al vento.

Ritroviamo questo intreccio di morte e vita, di eternità e fugacità, in una poesia di Emily Dickinson tra le sue più note:

Fai ch’io per te sia l’estate

quando saran fuggiti i giorni estivi!

La tua musica quando il fanello

tacerà e il pettirosso!

A fiorire per te saprò sfuggire alla tomba

riseminando il mio splendore!

E tu coglimi, anemone,

tuo fiore per l’eterno!

Silvia Gullino

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