Attualità - 06 marzo 2026, 16:55

Diesel alle stelle oltre i 2 euro al litro: anche in Granda esplode il caro carburanti tra guerra e sospetti di speculazione

La crisi nell’area del Golfo agita i mercati, ma i forti divari tra distributori alimentano i dubbi. Allocco (Figisc): "Gli aumenti partono dalle compagnie petrolifere, non dai gestori"

Il prezzo dei carburanti "serviti" stamane a Cuneo al distributore Eni di Madonna dell'Olmo. Un prezzo che, purtroppo, i gestori sono costretti ad applicare dalla compagnia petrolifera

Il prezzo dei carburanti "serviti" stamane a Cuneo al distributore Eni di Madonna dell'Olmo. Un prezzo che, purtroppo, i gestori sono costretti ad applicare dalla compagnia petrolifera

Tra tensioni internazionali e sospetti di manovre speculative delle grandi compagnie petrolifere, i prezzi dei carburanti tornano a correre senza controllo. 

L’escalation della crisi in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz stanno provocando forti scosse sui mercati energetici mondiali, ma secondo molti operatori del settore una parte degli aumenti che stanno colpendo automobilisti e imprese sarebbe anche frutto di speculazioni lungo la filiera petrolifera.

Un fenomeno che si riflette chiaramente anche nel cuneese, dove negli ultimi giorni benzina e soprattutto gasolio hanno registrato rincari molto pesanti.

La situazione è finita anche sotto la lente del governo. Già da lunedì il ministero aveva deciso di rafforzare il monitoraggio lungo tutta la filiera dei carburanti, analizzando listini consigliati dalle compagnie, margini di distribuzione e prezzi alla pompa. I primi risultati sono stati trasmessi alla Guardia di Finanza, mentre alle principali compagnie petrolifere sono stati chiesti chiarimenti sul rapido adeguamento al rialzo di benzina e gasolio.

Nel frattempo, i prezzi rilevati questa mattina (venerdì 6 marzo) nei distributori di Cuneo mostrano un quadro molto pesante per gli automobilisti. 

Nelle stazioni delle grandi compagnie, come ad esempio al distributore Agip di Madonna dell'Olmo, si registrano prezzi che arrivano fino a 1,94 euro al litro per la benzina (servita), 2,08 euro per il gasolio e addirittura 2,18 euro per il diesel premium

Allo stesso distributore, i prezzi “self” erano di 1,72 al litro per la benzina, 1,86 per il diesel e 1,96 per il diesel +. 

Molto più bassi invece i prezzi nei distributori cosiddetti “bianchi”, cioè senza marchio. 

Alla Coop, ad esempio, dove non esiste il servizio “servito”, la benzina viene venduta a 1,64 euro al litro, dunque fino a 34 centesimi in meno, mentre il gasolio si attesta a 1,84 euro, con un divario di circa 24 centesimi rispetto ai marchi più noti. Differenze così marcate che alimentano ulteriormente il sospetto che una parte degli aumenti non dipenda soltanto dal contesto internazionale.

Il prezzo medio indicato in Piemonte è di 1,75 euro al litro per la benzina e di 1,91 per il gasolio.

Secondo Confcommercio Cuneo, il problema è che spesso la responsabilità degli aumenti ricade sull’ultimo anello della catena: i gestori delle stazioni di servizio. “Purtroppo – spiegano dall’associazione – la questione viene sempre ribaltata sui benzinai, ma chi decide i prezzi non sono i gestori. I listini vengono stabiliti dalle compagnie petrolifere”.

Gli effetti degli aumenti si fanno sentire soprattutto sul mondo delle imprese. “Chi ne patisce di più sono le aziende – osservano ancora da Confcommercio – perché molte categorie lavorano quotidianamente su strada: agenti di commercio, autotrasportatori e tutte le attività che utilizzano mezzi aziendali. Se hai già definito prezzi o appalti con un costo del carburante più basso, diventa complicato rientrare nei conti”.

A incidere è anche la recente parificazione delle accise tra benzina e gasolio, che ha contribuito a rendere il diesel sempre più caro, proprio mentre resta il carburante più utilizzato per lavoro.

Sulla situazione interviene anche Ermanno Allocco, per oltre quarant’anni contitolare di due aree di servizio Eni a Savigliano e Fossano e oggi presidente provinciale della Figisc Confcommercio, la federazione dei gestori degli impianti carburanti.

Appena si percepisce un minimo di tensione sui mercati – afferma – le società petrolifere sono le prime ad aumentare i prezzi. La guerra certamente influisce, ma spesso diventa anche un’occasione per alzare i listini. Gli aumenti arrivano dalle compagnie e poi si scaricano sui distributori, che finiscono per sembrare quelli che vogliono guadagnarci”.

Allocco evidenzia anche la differenza tra le stazioni legate alle grandi compagnie e i distributori indipendenti: “Gli impianti con marchio devono attenersi ai prezzi imposti dalla società. I distributori bianchi invece hanno più libertà e spesso riescono a fare prezzi più bassi. Così i gestori delle grandi compagnie si trovano fuori mercato senza poter intervenire”.

Una situazione che, secondo il presidente provinciale Figisc, riflette la difficoltà crescente del settore: “Sulla carta il gestore è un commerciante, ma di commercio ormai ne è rimasto poco. Il prezzo lo decide la compagnia e il gestore può solo applicarlo”.

Intanto, mentre il governo avvia verifiche e controlli, il diesel sopra i due euro al litro torna a pesare sulle tasche di famiglie e imprese, con il timore che la crisi internazionale possa trasformarsi nell’ennesima stangata.



 

Cesare Mandrile

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