La Fondazione Ferrero di Alba presenta da venerdì 13 marzo a giovedì 30 aprile un nuovo progetto espositivo curato da Denis Curti: HUMAN GEOGRAPHY di Olivia Arthur, fotografa documentarista e visual artist londinese.
"La “geografia umana” di Olivia Arthur – scrive il curatore Denis Curti – assomiglia a un ponte emozionale capace di azzerare i limiti geografici. La sua è una cronaca di amore e resistenza, tanto straziante quanto sincera, abile nel sintetizzare il desiderio condiviso di esistere in assenza di vincoli sociali. Con le sue fotografie Arthur riesce a creare uno spazio accogliente in cui prolifera una rappresentazione trasversale del genere umano. Ogni immagine è una scelta espressiva che evidenzia la personalità dei soggetti che le abitano. Chi si trova davanti all’obiettivo accetta di mettere a nudo sogni e desideri, angosce e paure: Arthur struttura una vera e propria sublimazione dell’alterità, nel tentativo di annullare ogni stratificazione morale e, contemporaneamente, dare risalto al divino dell’umano. L’autrice inquadra gesti, sguardi, azioni e interazioni in grado di oltrepassare il concetto di confessione: fotografare per lei significa scendere nel profondo dell’intimità per fare in modo che le persone possano raccontarsi senza timore di essere giudicate. Ed è dalla somma di queste testimonianze che ha origine una visione diretta a solennizzare l’unicità dell’esistenza, mostrando un’arte talmente viva da sovrapporsi alla realtà. L'arte, e in questo caso anche la fotografia, devono continuare ad esercitare una funzione inquieta. Chi guarda non è soltanto testimone, ma si assume la responsabilità di raccontare il mondo e quindi prende posizione. Con Olivia Arthur, la fotografia si trasforma in linguaggio consapevole e universale. Smussate le ambiguità tipiche del linguaggio per immagini, Human Geography diventa occasione di dialogo e confronto con l'obiettivo di creare relazioni di prossimità".
La mostra Human Geography raccoglie una serie di immagini: ritratti, ambienti, paesaggi in bianco e nero realizzati in contesti geografici e culturali differenti, spesso segnati da fragilità sociali o da condizioni di marginalità.
Olivia Arthur ha lavorato in Arabia Saudita — in particolare a Jeddah —, nei territori palestinesi, in Giordania, in Egitto, in Ucraina, in Georgia, in Kosovo, nel Caucaso, oltre che nel Regno Unito e in altre aree europee. In diversi casi si è concentrata su comunità minoritarie, su gruppi femminili, su realtà periferiche o poco rappresentate.
Le fotografie selezionate dall’artista e dal curatore per l’esposizione Human Geography provengono da progetti concepiti come corpus coerenti come Trent’anni di Fondazione Ferrero o la serie realizzata tra Milano, Roma, Barcellona e Osaka durante il confinamento del 2020. Coprono prevalentemente il decennio dal 2013 al 2023 e alcuni punti del planisfero dall’India, al Giappone, dagli Stati Uniti all’America Meridionale con un focus sul Regno Unito, tra Londra e Glasgow.
Operare in questi contesti implica tempi lunghi di permanenza e la costruzione progressiva di un rapporto di fiducia, quando si proviene da un sistema culturale altro. L’immagine finale è quindi l’esito visibile di un processo invisibile fatto di incontri, conversazioni, attese.
Il concetto di “human geography” può dunque essere letto in questa prospettiva: ogni ritratto definisce una distanza relazionale prima ancora che geografica; ogni volto rappresenta un punto su una mappa che non è soltanto territoriale, ma umana.
I corpi fotografati non sono simboli astratti ma presenze situate, attraversate dal tempo, dalla storia personale e dal contesto in cui vivono. La fotografia diventa uno strumento per rendere tangibile questa collocazione, senza ridurla a stereotipo né trasformarla in pura ‘costruzione estetica’.
"Le immagini che popolano la mostra della Fondazione Ferrero – scrive ancora Denis Curti – vanno percepite come un archetipo estetico della libertà. Dalle composizioni più eccentriche a quelle più introspettive, Olivia Arthur, in ultima battuta, invita lo spettatore a mettere in discussione le proprie certezze, per consentirgli di raggiungere una maturità dialogica offerta dal guardare attraverso gli occhi dell’altro. In questa maniera l’autrice tratteggia i lamenti di una rinnovata identità collettiva, costruita grazie a una consapevole analisi delle infinite sfaccettature del panorama contemporaneo".
Olivia Arthur nel 2013 era stata protagonista, con i suoi scatti, di un progetto editoriale edito da Skira e curato da Caterina Ginzburg per celebrare i trent’anni dell’Opera sociale voluta nel 1983 da Michele Ferrero, poi divenuta Fondazione sotto la presidenza dalla signora Maria Franca Ferrero. In quella occasione Olivia Arthur costruì, attraverso le immagini, un racconto intenso, percorrendo tutte quelle attività che la Fondazione propone agli “Anziani Ferrero”, dipendenti e pensionati che abbiamo trascorso almeno 25 anni all’interno del Gruppo. Le persone sono ritratte in primi piani intensi, durante momenti di vita quotidiana, nei tanti gruppi, durante l’attività motoria in palestra e in esterno, negli spazi di convivialità, nell’allestimento delle strutture espositive, sul palcoscenico, negli orti, in cucina, durante i programmi di assistenza e volontariato, dal servizio medico e socioassistenziale alle interazioni con l’asilo nido aziendale, restituendo un ritratto fedele e intenso della filosofia e delle pratiche che la Fondazione suggerisce per affrontare l’invecchiamento in maniera positiva, alla ricerca di risorse, potenzialità, relazioni.
All’interno di Human Geography, in una sala video dedicata, lo spettatore potrà rivedere una scelta dei ritratti del 2013, scoprendone l’intensità e l’attualità.
"A distanza di tredici anni, - dice ancora Denis Curti - i ritratti assumono un valore che supera quello estetico e documentaristico: diventano motori della memoria. Dalle fotografie emerge una lettura profonda dei singoli e della dimensione collettiva, dei valori personali e dei principi condivisi. Rivedersi attraverso lo sguardo del fotografo, riconoscersi in quell’istante di condivisione che è il ritratto, genera un’interazione rara e preziosa, capace di suscitare nello spettatore nostalgia, tenerezza e un senso profondo di appartenenza".
La mostra sarà inaugurata giovedì 12 marzo alle ore 18. Insieme a Olivia Arthur e al curatore sarà presente anche Franco Achilli, docente di Visual Identity all’Università IULM Milano e coordinatore del corso di laurea magistrale in Visual Communication allo IED di Milano. Laureato in Architettura al Politecnico di Milano e in Antropologia ed Etnologia all’Università di Milano Bicocca, da oltre quarant’anni si occupa di progettazione di mostre di fotografia e visual design. Autore di saggi e interventi sulla cultura materiale e il design.
Fondazione Ferrero
Strada di mezzo, 44, 12051 Alba (Cuneo) Italia
Ingresso gratuito
Orari: giovedì e venerdì 15-19
sabato e domenica 10-13; 15-19
Olivia Arthur è fotografa documentarista e visual artist, vive a Londra. Il suo lavoro esplora tematiche gender, l'intimità, il corpo umano e la fisicità, nonché le influenze culturali dell'Oriente e dell'Occidente. Ha studiato matematica all'Università di Oxford e fotogiornalismo al London College of Printing prima di trasferirsi a Delhi nel 2003 per diventare fotografa. I suoi primi libri, Jeddah Diary (2012) e Stranger (2015), documentano la vita quotidiana delle giovani donne in Arabia Saudita e la storia di un naufragio a Dubai. Passando alla ritrattistica di grande formato, Olivia Arthur ha iniziato a esaminare il rapporto dell'uomo con il corpo, il tatto, la fisicità e l'intersezione tra corpo e tecnologia. Questo lavoro è diventato il suo terzo libro, Murmurings of the Skin, pubblicato nel 2024. È co-fondatrice di Fishbar, una casa editrice e spazio dedicato alla fotografia, a Londra. I suoi libri più recenti, A pocket of their own Shape e Lee and the Sea Things (entrambi del 2025), sperimentano la sovrapposizione di fotografie sotto forma di doppie esposizioni e collage. Membro di Magnum Photos, ne è stata presidente dal 2020 al 2022.
Denis Curti è critico e curatore di fotografia. Attualmente è nel board delle Stanze della fotografia di Venezia. È direttore artistico del Deloitte photogrant e curatore delle mostre fotografiche nel complesso museale di Santa Giulia a Brescia. È autore di diversi saggi dedicati alla cultura dell’immagine e curatore di moltissime mostre personali. Tra queste: Henri Cartier Bresson, Jacques Henri Lartigue, Sebastião Salgado, Elliott Erwitt, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Nino Migliori. È stato direttore del magazine IL FOTOGRAFO e dell’agenzia Contrasto.





