Una nuova, importante vittoria giudiziaria riaccende la speranza tra gli ex lavoratori Alstom di Savigliano coinvolti nella lunga vertenza amianto.
Dopo il pronunciamento di inizio novembre 2025, che aveva riconosciuto a una cinquantina di pensionati il diritto al ricalcolo dell’assegno con la maggiorazione prevista dall’articolo 1, comma 277 della legge 208/2015, oggi dal Tribunale di Cuneo arriva un’ulteriore conferma: il beneficio amianto deve tradursi in una reale rivalutazione contributiva.
A firmare la nuova decisione è la giudice dottoressa Natalia Fiorello, che ha accolto integralmente le richieste dei lavoratori patrocinati dall’avvocato Giovanni Anania e seguiti dal sindacalista Paolo Giordanengo, Rsu Alstom e storico punto di riferimento della vertenza.

(Paolo Giordanengo)
La novità è sostanziale. In precedenza, infatti, una parte dei ricorrenti aveva ottenuto giustizia mentre un’altra si era vista respingere la domanda. Il nodo riguardava il limite temporale dei tre anni dalla decorrenza della pensione.
“Avevamo vinto per chi era in pensione da meno di tre anni – spiega Giordanengo – perché era stato riconosciuto il ricalcolo dei contributi figurativi per esposizione all’amianto. Non solo l’anticipo dell’uscita, ma la valorizzazione economica vera e propria”. In altre parole, non un semplice scivolo verso la pensione, ma un incremento dell’importo mensile.
Diversa era stata invece la sorte per chi era in pensione da oltre tre anni: in quel caso il Tribunale aveva inizialmente negato il diritto al ricalcolo. “Noi abbiamo sempre sostenuto che la legge non dicesse questo – continua Giordanengo – e che il diritto non si perdesse dopo tre anni”.
Oggi quella posizione trova pieno riconoscimento. Con la sentenza della giudice Fiorello, il beneficio viene esteso sia ai pensionati “sotto i tre anni” sia a quelli “sopra i tre anni” che hanno presentato ricorso. Una vittoria su tutto il fronte.
“Venerdì 20 febbraio sono stati otto anni esatti che seguo la causa amianto”, ricorda Giordanengo. Prima per ottenere il riconoscimento del beneficio, oggi per trasformarlo in un indennizzo concreto. “Perché il problema nostro è campare. Non chiediamo privilegi, ma giustizia”.

Il punto centrale è proprio questo: senza la rivalutazione contributiva, molti assegni si sarebbero fermati a cifre intorno ai 1.000-1.100 euro mensili, rendendo di fatto impossibile per diversi lavoratori lasciare il posto nonostante il diritto maturato.
Dietro la battaglia legale c’è anche una realtà più dolorosa. “Sappiamo di avere problemi di salute – dice Giordanengo –. Purtroppo un altro nostro collega ha ricevuto una diagnosi di tumore: è il quinto tra quelli che stanno facendo le visite annuali di controllo”. Un dato che pesa come un macigno e che riporta al cuore della vicenda: l’esposizione all’amianto e le sue conseguenze.
La partita non si chiude qui. Oltre a Cuneo, sono in corso procedimenti ad Asti, a Torino e in altri tribunali italiani per ex dipendenti che nel frattempo si sono trasferiti. Ma il grosso delle cause resta sotto la competenza del Tribunale del lavoro di Cuneo, dove si concentra la maggioranza dei lavoratori patrocinati.
La determinazione resta la stessa che ha accompagnato questi anni di vertenza. “Noi avevamo vinto da una parte e perso dall’altra. Oggi abbiamo vinto su tutto il fronte”, sottolinea Giordanengo, senza nascondere l’emozione.
E conclude con parole chiare: “Un grande ringraziamento va all’avvocato Giovanni Anania”.





