La nuova legge nazionale sulla montagna e il suo possibile impatto sul Piemonte sono stati al centro di due interrogazioni illustrate dai consiglieri Pd Alberto Avetta e Mauro Calderoni, alle quali ha risposto l’assessore allo Sviluppo e promozione della montagna Marco Gallo.
Avetta ha evidenziato che la revisione dei criteri di classificazione, dai quali dipende l’accesso a risorse fondamentali contro lo spopolamento, potrebbe penalizzare alcune aree piemontesi, tra cui le valli canavesane e di Lanzo. Calderoni ha invece criticato l’impostazione ritenuta troppo rigida e basata soprattutto su parametri orografici, segnalando inoltre il rischio di una riduzione dei fondi regionali legata alla nuova ripartizione del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, pari a 200 milioni annui per il triennio 2025-2027.
“Secondo la bozza di decreto, i Comuni montani piemontesi passerebbero da 505 a 558, confermando il Piemonte come la regione con il numero più alto, anche se restano leggermente penalizzate le province di Asti e Alessandria, soprattutto nelle aree appenniniche” ha risposto l’assessore.
Gallo ha sottolineato il lavoro di revisione svolto dalla Regione per evitare l’esclusione di numerosi Comuni inizialmente non previsti e ha ricordato che si sta lavorando anche ai criteri socio-economici, con la possibilità di utilizzare i fondi regionali Fosmit per sostenere i territori rimasti fuori dagli elenchi.
Nel corso della seduta sono state discusse anche due interrogazioni sanitarie, tutte con risposta dell’assessore Federico Riboldi. Precisamente, quelle di: Nadia Conticelli (Pd) sul trasferimento del Poliambulatorio di via del Ridotto alla Casa di Comunità di via Cigna 74 a Torino e sul potenziamento dell’assistenza sanitaria nella Circoscrizione 5; e Alice Ravinale (Avs) sulle tempistiche di apertura della Casa e dell’Ospedale di Comunità di via Silvio Pellico a Torino.





