Si è svolto ieri, giovedì 5 febbraio, nella Sala Beppe Fenoglio di Alba, il convegno 'Vino e Mercati - Nuovi mondi, nuovi accordi', appuntamento annuale organizzato da Confindustria Cuneo per presentare i dati elaborati dal Wine Permanent Observer (Wpo), il centro studi permanente dedicato al comparto vitivinicolo.
Promosso in collaborazione con i consorzi di tutela dei vini piemontesi aderenti e col sostegno della Camera di Commercio di Cuneo, l’evento ha visto la partecipazione di esperti, rappresentanti istituzionali e operatori del settore, favorendo un dialogo concreto tra analisi economica, scenari internazionali e strategie d’impresa.
Lo scopo dell’iniziativa è stato anche monitorare i cambiamenti in atto nei mercati vitivinicoli, come ha sottolineato nell’intervento di apertura la presidente della Sezione Vini e Liquori di Confindustria Cuneo, Paola Lanzavecchia: “Con iniziative di questa natura intendiamo supportare le imprese del comparto nella lettura dei profondi cambiamenti che stanno interessando i mercati, mettendo a disposizione dati, analisi e chiavi interpretative utili a cogliere nuove traiettorie di sviluppo. Il convegno si conferma anche uno strumento strategico per valorizzare il posizionamento del nostro territorio all’interno della filiera vitivinicola, in Italia e all’estero”.
Dopo i saluti dell’assessore del Comune di Alba Roberto Cavallo, e gli interventi dell’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte Paolo Bongioanni (da remoto), del direttore della Direzione Agricoltura della Regione Piemonte Paolo Balocco e del presidente della Camera di Commercio di Cuneo Luca Crosetto, è stato Alberto Cugnetto, referente della sezione Vini di Confindustria Cuneo, a snocciolare i dati su produzione, giacenze e imbottigliamenti nella nostra regione, con un report che ha messo in evidenza un Piemonte a velocità differenti.
LE INTERVISTE [VIDEO]
“Le denominazioni a forte identità e maggiore tenuta nella gestione dello stock – ha spiegato – convivono con aree dove la pressione di giacenze e mercato resta significativa. Tra i segnali di maggiore equilibrio, il Wpo indica una dinamica virtuosa per Barolo e Barbaresco (per il Barolo livelli stabili o in lieve riduzione, -1,3% del volume imbottigliato), mentre nelle denominazioni più 'volumiche' emergono criticità più marcate, con erosione dello stock più lenta e maggiore sensibilità ai prezzi di sfusi e uve. Sul fronte delle uve emerge che «nel confronto 2025-2024 c’è stata una riduzione importante dei prezzi delle uve: in media circa -18%, con casi che superano il -25%. Ed è interessante guardare cosa è successo negli ultimi cinque anni: nel 2021 i prezzi erano sopra del 36,9% rispetto all’annata precedente, poi un ulteriore +22,5% nel 2022, quindi oltre il +55% in tre anni, e poi il calo significativo. Questa volatilità dei prezzi delle uve non è così positiva e fa riflettere sugli effetti che può avere sull’andamento dei mercati”.
La responsabile del Centro Studi di Confindustria Cuneo, Elena Angaramo, ha esplicitato i valori medi rilevati nella grande distribuzione organizzata (Gdo)) in Italia: “Dal 2021 a oggi il trend è di crescita tendenziale, ma nell’ultimo anno per una parte delle denominazioni i prezzi sono diminuiti. I vini che hanno fatto registrare il maggior calo di prezzo medio sono Roero Arneis, Piemonte Barbera e Gavi. Nebbiolo d’Alba e Barbera d’Asti Superiore hanno, invece, avuto un calo dell’1,1% ciascuno. I vini che hanno registrato un aumento di prezzo sono, nell’ordine, il Barolo – che non ha comunque ancora recuperato il livello di prezzo medio del 2023 -, il Barbaresco – stessa dinamica del Barolo -, il Langhe Doc Nebbiolo. Con variazioni più contenute in aumento troviamo poi il Dolcetto d’Alba e il Barbera d’Alba. Confrontando ciò succede sugli scaffali in Piemonte e in Lombardia, diversamente da quanto si osservava fino a 3-4 anni, per molte denominazioni, i prezzi medi risultano leggermente più alti in Piemonte che in Lombardia”.
L’analisi Wpo sui mercati internazionali (fonte Nomisma Wine Monitor dicembre 2025) segnala nei primi nove mesi del 2025, un rallentamento dell’export di vino italiano nei principali mercati mondiali: a livello complessivo, il calo dell’export di vino dall’Italia è del -2,2% a valori e del -1% a volumi. Canada e Brasile rappresentano invece due casi positivi: in Canada l’import di vino italiano cresce +9,3% a valore e +11,6% a volume, mentre in Brasile l’aumento è pari a +8,7% a valore e +2,7% a volume. Si tratta però di eccezioni in un quadro complessivamente complesso. La Germania torna a crescere per l’Italia a valore (+8,2%), dopo un 2024 in flessione, ma resta sostanzialmente stabile nei volumi (-1,3%). Negli Stati Uniti, il divario è ancora più evidente: -8,3% a valore e +1,8% a volume.
Sul dedicato al tema dello scambio Ue–Mercosur e sui potenziali risvolti per la filiera vitivinicola, sono intervenuti con un approfondimento inerenti il mercato brasiliano, Ignacio Sanchez, segretario generale del Comité Européen des Entreprises Vins (CEEV) collegato da Bruxelles, Julio Vargas, di Cantu Importadora, collegato dal Brasile e Francesca Migliarucci, vicedirettrice di Federvini.
Ignacio Sanchez, ha descritto l’attuale stallo dell’iter UE–Mercosur: “C’è una volontà di una parte del Parlamento europeo di, se non bloccare, almeno far passare il tempo”.
Julio Vargas ha descritto un contesto più selettivo e per i vini piemontesi, ha indicato un vantaggio di posizionamento legato a identità e qualità, ma ha richiamato anche la necessità di un’azione congiunta su promozione e distribuzione.
Francesca Migliarucci, ha ricordato il peso economico delle filiere rappresentate (81.472 occupati; 21,5 miliardi di euro di fatturato; 10 miliardi di export): “Da questi dati – ha spiegato – emerge la centralità dell’accesso a mercati esteri. Nel focus Mercosur, le slide presentate indicano un’area da 260 milioni di abitanti e circa 3.000 miliardi di dollari di Pil; l’import agroalimentare dall’Italia è cresciuto fino a 444 milioni di euro (2024) e, per il vino, l’area mostra importazioni complessive 2024 per 544,12 milioni di euro (+12,4% sul 2023), con il Brasile come principale motore”.
In chiusura dell’evento la presidente Paola Lanzavecchia ha chiosato: “Abbiamo ancora un grande lavoro da fare sulla valorizzazione: oltre ad aprire nuovi mercati – qualcuno ha citato l’India, e poi il Mercosur, quindi il Brasile – pensiamo alla nostra capacità di valorizzare le grandi eccellenze che abbiamo sul territorio”.
Presenti all’incontro anche numerosi allievi del sesto anno della Scuola Enologica ISS 'Umberto I' di Alba.


















