Sanità - 30 gennaio 2026, 06:12

L’INTERVISTA / Icardi: “Nonostante un ritardo storico, l’iter del nuovo ospedale di Cuneo adesso è ben avviato”

Il presidente della Commissione regionale Sanità fa il punto sulle nuove strutture sanitarie del Cuneese, Case della Salute e liste d’attesa: “Per quanto riguarda l’ingresso di Azienda Zero in Amos saranno i soci a decidere anche se ritengo non sia da fare perché risulterebbe ingestibile e soprattutto perché c’è un parere negativo della Corte dei Conti”

Il consigliere regionale Luigi Genesio Icardi a Santo Stefano Belbo, foto di Barbara Guazzone

Il consigliere regionale Luigi Genesio Icardi a Santo Stefano Belbo, foto di Barbara Guazzone

Il tema Sanità, nelle sue molteplici sfaccettature, a partire dai nuovi ospedali di Cuneo e Savigliano-Saluzzo-Fossano, continua a tenere banco nelle varie sedi politiche e istituzionali. Per cercare di capirne di più abbiamo interpellato il consigliere regionale Luigi Genesio Icardi, assessore regionale alla Sanità nella scorsa legislatura e ora presidente della Commissione regionale Sanità.

Icardi, già sindaco di Santo Stefano Belbo, è stato rieletto in Regione nell’ultima tornata elettorale del 2024 con 3272 preferenze personali nella lista Lega Salvini Piemonte.

Cominciamo dal nuovo ospedale di Cuneo Santa Croce e Carle su cui grava un clima di incertezza che non lascia intravedere grandi margini di ottimismo. Qual è il suo pensiero?

 

“Nelle prossime settimane l’Azienda Ospedaliera procederà alla pubblicazione del bando per la progettazione dell’ospedale, finanziato dalla Regione con oltre 20 milioni e 500mila euro. Una volta individuati i progettisti, gli stessi dovranno predisporre il progetto di fattibilità tecnico-economica (PFTE) che sarà sottoposto a validazione da parte di un ente terzo. Ottenute tali verifiche, il PFTE e la sua validazione verranno trasmessi all’INAIL. Scelta dei progettisti, progettazione e validazione, avranno una durata di almeno 18 mesi. Ci saranno poi le procedure per arrivare a bandire la gara per i lavori, ma è difficile prevedere oggi i tempi per giungere all’apertura del cantiere. Per quanto riguarda il costo dell’opera, INAIL ha aggiornato la valutazione delle spese e previsto un costo indicativo di quattrocentodieci milioni, ma credo sarà ancora incrementato”.

 

Da assessore regionale, lei aveva ipotizzato un iter di project financing, percorso che prevedeva la compartecipazione di privati per la sua realizzazione e che è stato poi modificato dal suo successore. Da profani viene da pensare che, in questi cambi di indirizzo politico, si sia perso molto tempo andando incontro, come noto, anche a strascichi giudiziari che hanno dilatato ulteriormente i tempi. Vuole spiegarci come sono andate realmente le cose?

 

“Premetto che la struttura di via Michele Coppino risale agli Anni '50 e quella del Carle è nata come sanatorio negli Anni '30. Cuneo da decenni necessita di un nuovo ospedale, non si sono colte tante occasioni e il tempo perso è ormai storico. La proposta di PPP presentata dalla INC per la costruzione del nuovo ospedale non è stata accettata dall’attuale Giunta. Sicuramente sarebbe stata la soluzione che ci avrebbe garantito tempi molto più veloci per l’avvio dei cantieri. Abbandonando pertanto la soluzione Partenariato Pubblico Privato, la scelta atta è stata quella di chiedere a INAIL di costruire l’ospedale per poi affittarlo. La differenza è sostanziale e difficilmente comparabile: col mutuo o col PPP si è proprietari dell’ospedale, mentre con INAIL si resta sempre inquilini di un ospedale di proprietà INAIL”.

 

Allo stato dell’arte, realisticamente, come pensa si potrà uscire dall’impasse?

 

“La scelta INAIL è stata fatta, bisogna rispettare i tempi delle procedure e lavorare tutti nell’interesse collettivo per raggiungere lo scopo. Un ospedale nuovo e funzionale è garanzia di cure migliori, la salute è e deve rimanere un bene primario. La scelta di un bravo manager al quale affidare la procedura sarà sicuramente indispensabile per il raggiungimento dell’obiettivo. Al riguardo spero che sia affidata al dottor Tranchida, l’ho scelto nel 2023 e ha dimostrato capacità manageriali non comuni”.

 

Alla già complessa vicenda del nuovo Santa Croce e Carle si aggiungono  nuove problematiche che riguardano Amos. Cosa può dirci della ventilata opzione dell’ingresso di Azienda Zero in Amos?

 

“Al riguardo decideranno i soci. Amos è nata per servire e stare accanto alle aziende sanitarie del nostro territorio, ha un suo equilibrio, grazie anche al tessuto economico sociale nel quale lavora.

L'azienda conta una struttura organizzativa solida con oltre 1.800 dipendenti ed ottimi equilibri economico patrimoniali con un fatturato di circa 70 milioni di euro. Valori della nostra Comunità che vanno tutelati e salvaguardati, perseguendo scelte condivise con tutti gli stakeholder. L’ingresso di Azienda Zero in Amos estenderebbe il suo campo d’azione all’intero Piemonte, mentre oggi si occupa del solo sud Piemonte. Non credo sia un’operazione da fare, sia per le difficoltà tecniche, dimensionali che la renderebbero ingestibile, sia soprattutto per il netto parere contrario espresso dalla Corte dei Conti, che non lascia spazio ad alcun dubbio”.

 

Altro capitolo. Ha delle notizie rispetto al finanziamento INAIL del nuovo ospedale di pianura Savigliano-Saluzzo-Fossano?

 

“Siamo a buon punto e credo che in Piemonte i primi due ospedali a partire con i cantieri saranno proprio l’ospedale Savigliano-Saluzzo-Fossano e quello di Torino nord. Il progetto è molto bello, predisposto da progettisti davvero bravi e credo che a breve si concluderanno le procedure tecniche aziendali e successivamente il progetto e scelta dei terreni potranno essere consegnati a INAIL. Per quanto riguarda i fondi INAIL non vedo particolari criticità, essendo garantiti da un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e, se sarà necessario, INAIL potrà adeguarli all’effettivo costo dell’opera e successivamente, sulla base alla cifra totale che INAIL spenderà, sarà costruito il canone di locazione (pari al 2,5% più Euribor, con tetto massimo al 4% della cifra spesa)”.

 

Le Case della Salute erano state ipotizzate per alleggerire i Pronto Soccorso nei quali si registra un ricorrente intasamento. Perché faticano così tanto ad entrare in funzione?

 

“Entro il 2026 in provincia di Cuneo mi risulta che saranno completate tutte le strutture di comunità, ma certamente sul loro effettivo funzionamento a pieno regime pesano la burocrazia e la drammatica carenza di personale. Quelle da poco operative fanno comunque ben sperare. Sono un punto di riferimento importante per i cittadini, soprattutto nelle zone più disagiate e confermano la bontà dell’iniziativa. Ho lavorato molto sul tema perché sono convinto che andranno ad alleggerire non solo i Pronto Soccorso, ma saranno anche utili per la prevenzione e la cura di molte patologie, soprattutto quelle croniche”.

 

Liste d’attesa. Un punto dolente che, a distanza di anni dalla fine della pandemia, continua a non essere risolto. Anzi, sembra incontrare sempre nuove complicazioni. Si riuscirà mai a risolvere una situazione che comporta disagi e comprensibile malcontento da parte dei cittadini-pazienti?

 

“Partiamo dalla considerazione che la richiesta di prestazioni sanitaria è aumentata a dismisura per vari motivi e che la materia è davvero complessa: inappropriatezza prescrittiva, medicina difensiva, popolazione sempre più anziana con crescenti bisogni di salute sono alcuni degli elementi che incidono pesantemente sulle liste d’attesa. Ciò non può comunque giustificare la mancanza di adeguate risposte. La sanità pubblica va tutelata e credo che per farlo sia necessaria una riforma nazionale del sistema sanitario (l’ultima è del 1992.). Non si tratta solo di mettere a disposizione ulteriori fondi: il problema è soprattutto di natura organizzativa. Uno degli elementi di maggiori criticità è certamente il sistema informatico sanitario, che ha molte lacune e molte soluzioni tecnologiche avanzate non si colgono o non si sfruttano a sufficienza proprio a causa del sistema non adeguato. Credo che il primo fronte sul quale agire sia proprio questo”.

 

A fine anno è stato approvato il nuovo Piano sanitario regionale. So che lei ha proposto alcuni emendamenti che, se non vado errato, andavano soprattutto nella direzione della salvaguardia dei presidi sanitari delle zone di montagna o comunque periferiche rispetto ai centri maggiori. Vuole dirci meglio di che cosa si è trattato?

 

“Il Piano socio-sanitario regionale presentato dall’assessore Riboldi al Consiglio regionale era un ottimo documento, ma con una valenza prevalentemente di piano strategico. Nella commissione Sanità, che sono onorato di presiedere, abbiamo udito per mesi tutti i portatori di interesse per valutare, arricchire e migliorare il Piano, anche con elementi attuativi concreti. In questo senso ho presentato una serie di emendamenti, sul potenziamento della rete ospedaliera, della rete territoriale, sulle farmacie di aree disagiate, sulle aggregazioni dei medici di medicina generale in aree disagiate ed anche sui luoghi di culto nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie e altri ancora. Tutti elementi che hanno certamente migliorato il PSSR rendendolo un documento maggiormente operativo. Ho anche inserito una norma che impegna la Giunta regionale a riformare, entro luglio 2026, la famigerata Delibera 1-600/2015, misura draconiana, che tanti tagli alla sanità pubblica aveva operato durante il piano di rientro”.

Giampaolo Testa

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