Attualità - 30 gennaio 2026, 11:11

“Dottor AI”: genio o ciarlatano? Risponde l'Ordine dei Medici della Granda

Una pubblicazione sul notiziario dell'Omceo di Cuneo fa chiarezza sull'uso dell'Intelligenza Artificiale per la salute: un italiano su dieci la usa già

Immagine generata con l'intelligenza artificiale

Immagine generata con l'intelligenza artificiale

Affidarsi a un algoritmo per curarsi? Funziona davvero o è pericoloso? E che fine fanno i nostri dati sanitari? 

Se fino a ieri il riferimento era "Dottor Google", oggi la tendenza è cambiata: ci rivolgiamo ai chatbot. 

Rispondono subito, anche di notte, sono gentili e sembrano competenti. 

Ma proprio perché l'11% degli italiani sta già usando l'Intelligenza Artificiale generativa per domande sulla salute – spesso utilizzando lo strumento sbagliato – l'Ordine dei Medici della provincia di Cuneo è intervenuto per fornire una guida definitiva e distinguere l'aiuto reale dai rischi digitali.

LA REALTÀ SCIENTIFICA: COME FUNZIONA (E DOVE SBAGLIA)

Le analisi più recenti, basate sulle linee guida internazionali e sui dati dell'Osservatorio del Politecnico di Milano (2026), offrono un quadro chiaro. L'IA disponibile oggi in Italia sui nostri telefoni non è un medico:

  • Il "Pappagallo Stocastico": È il termine scientifico per spiegare come funziona l'IA generativa (LLM). Non "capisce" la medicina né ha responsabilità etica; funziona come un sistema di autocompletamento avanzato che prevede la parola che statisticamente "suona meglio".
  • Le "Allucinazioni" digitali: È il rischio maggiore. Poiché il software è programmato per dare sempre una risposta, può inventare di sana pianta farmaci inesistenti, studi clinici falsi o correlazioni prive di fondamento, esponendoli con un tono di assoluta certezza che trae in inganno.
  • Privacy a rischio: A differenza degli USA, dove esiste una versione "Health" protetta, in Italia i chatbot generalisti non garantiscono il segreto medico. Caricare un referto o descrivere sintomi in una chat pubblica significa "regalare" dati sensibili al sistema per il suo addestramento.

IL CONSIGLIO DEL MEDICO

L'IA non va demonizzata, ma governata con la regola del "Traduttore sì, Dottore no".

  • Strumento di orientamento: L'IA può essere un alleato prezioso se usata per informarsi, mai come "decisore".
  • Human-in-the-loop: La regola d'oro è l'Umano nel circuito. Nessuna informazione ottenuta dall'IA deve trasformarsi in un'azione (come prendere una pillola o saltare un esame) senza la validazione di un medico in carne ed ossa.
  • Non fidarsi della "bella forma": L'IA scrive in un italiano perfetto ed empatico, ma questo non garantisce la correttezza della sostanza clinica (overreliance).

IL SEMAFORO DELLA SALUTE DIGITALE

Ecco una sintesi pratica di come usare questi strumenti senza farsi male.

🟢 Luce Verde (Uso sicuro)

  • Tradurre il "Medichese": Chiedere di spiegare termini complessi (es. "leucocitosi") in parole semplici.
  • Preparare la visita: Chiedere all'IA una lista di domande intelligenti da porre al proprio specialista.
  • Burocrazia: Informarsi su ticket, orari uffici o procedure di prenotazione.

🔴 Luce Rossa (VIETATO - Pericolo grave)

  • Autodiagnosi: Chiedere "che malattia ho?" basandosi sui sintomi (rischio ansia o falsa rassicurazione).
  • Terapie fai-da-te: Chiedere se sospendere un farmaco o quale antibiotico prendere.
  • Privacy: Caricare foto di lesioni della pelle o referti medici completi di nome e cognome.

Per l'articolo completo e gli approfondimenti normativi, invitiamo a consultare il sito dell'Ordine, cliccando qui. 

Concludiamo con il messaggio dell'Ordine, in linea con le indicazioni della FNOMCeO: L’Intelligenza Artificiale può migliorare l'accesso alle informazioni solo se resta uno strumento controllato. La diagnosi non è un automatismo, ma un ragionamento clinico complesso che include l'empatia. Usate la tecnologia per capire meglio, ma affidate la cura della vostra salute a chi vi guarda negli occhi e conosce la vostra storia.

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