I tragici fatti di Crans Montana hanno scosso l'Italia intera e interrogato le coscienze dell'opinione pubblica, ma hanno anche insegnato a non sottovalutare i rischi e la sicurezza. Sulla scia di simili eventi anche la Prefettura di Cuneo ha attivato un piano dedicato, con maggiori controlli.
Che si tratti di locali o di strade, deve restare alta l'attenzione di tutti. Un tema fortemente sentito dall'Associazione Familiari e Vittime della Strada della provincia di Cuneo, che sui giovani e la loro sicurezza concentra la propria missione. E fa appello alla responsabilità sociale di una comunità educante, che certamente parte dalla famiglia, ma a cui contribuiscono anche la scuola e l'associazionismo con i relativi operatori.
“Educare alla cultura del pericolo e del rischio – spiega Valter Aimar, collaboratore dell'Associazione ed ex vigile del fuoco - è un nostro dovere per prevenire tragedie simili. E' questa la ragione che ci ha spinti ad impegnarci con le scuole di Cuneo e dintorni per incontrare i ragazzi e mostrare loro gli effetti di incidenti mortali, far loro ascoltare testimonianze dirette di genitori che hanno perso i propri figli in incidenti. Questi incontri servono, restano nei cuori e nella mente di chi ci ascolta. La sensibilità alla prevenzione non è un fatto privato, ma sociale e tutti siamo responsabili e possiamo fare qualcosa. Noi proseguiremo con le campagne di sensibilizzazione e gli incontri. Il nostro impegno sta progressivamente contando anche sulle collaborazioni con le forze di polizia e le loro attività di prevenzione sul territorio. E' importante che venga insegnato per tempo come evitare tragedie, laddove possibile”.
L'Associazione Familiari e Vittime della Strada negli ultimi anni ha incontrato migliaia di ragazzi in classe, ma anche nelle scuole guida, nei teatri, nei cinema, potenziando la collaborazione con enti, come Comuni e Provincia, Polizia Municipale, Polizia Stradale e Vigili del Fuoco.
Un nobile impegno che intende scongiurare in particolare morti sulle strade, ma che se improntato al pericolo inteso in senso lato i giovani sanno cogliere. “Abbiamo potuto verificare direttamente come la loro attenzione fosse massima, in alcuni casi persino la loro commozione”, prosegue Aimar.
I drammi di mamme che sono rimaste senza figli a causa di valutazioni superficiali o i racconti dei soccorritori spezzati dalla voce rotta per aver assistito agli ultimi istanti di vita di una persona, le storie di vita di chi è sopravvissuto, per chi ascolta diventano lezioni indelebili. “Vengono assorbiti non solo dai ragazzi, ma anche dagli adulti. Non si cancellano. Da qui dobbiamo partire – Aimar lancia un appello -, si devono riconoscere i pericoli coltivando senso di responsabilità verso se stessi e gli altri. Vale non solo sulle strade e nelle piazze, ma in qualunque edificio, sia bar, pub, discoteche, cinema, scuola e stadi. Attivare tutti i sensi e porre attenzione a ciò che ci circonda, individuare le uscite o porte di sicurezza. Se ci si accorge che i locali sono troppo affollati, meglio evitare rischi e scegliere di non cedere alla tentazione del divertimento e della compagnia ma tutelarsi. Adottare questi piccoli accorgimenti – conclude - può salvare vite umane”.







