Il tempo passa, ma ci sono orrori, come la Shoa, che non si dimenticano. Per questo esistono film come Norimberga, scritto e diretto da James Vanderbilt, che si confronta con un dramma storico, rileggendolo attraverso il filtro psicologico del libro “The Nazi and the Psychiatrist” di Jack El-Hai.
Siamo nel 1945. Adolf Hitler è morto e sepolto, gli Alleati hanno vinto la Seconda guerra mondiale e i gerarchi nazisti sopravvissuti vagano per l’Europa nel tentativo di sfuggire all’esecuzione, data quasi per certa. Tra coloro che vengono catturati c’è Hermann Göring (Russell Crowe), ex braccio destro del Fuhrer e secondo uomo più potente del Reich.

Gli Alleati, guidati dal giudice Robert H. Jackson (Michael Shannon), provano a istituire un tribunale internazionale, affinché il regime nazista risponda dei propri misfatti. Al tenente colonnello Douglas Kelley (Rami Malek), psichiatra dell’esercito americano, viene affidato il compito di tracciare un profilo psicologico dei 22 imputati per crimini di guerra, tra cui lo stesso Göring. In realtà, il suo compito non si limita alla sola psicoanalisi dei gerarchi: è suo dovere anche mantenerli in vita in vista del processo, evitando che possano suicidarsi come fecero Hitler, Goebbels e Himmler.
Nel silenzio delle celle, Kelley ingaggia un duello psicologico con Göring, uomo narcisista e manipolatore, capace a tratti di invertire i ruoli di medico e paziente. Non è sempre chiaro chi stia analizzando chi. Da quello scontro emerge una domanda che ci interroga ancora oggi: stavano eseguendo ordini, erano pazzi… o semplicemente malvagi?
Sul grande schermo si apre così il processo che ha cambiato la storia e l’umanità. Tutto il film è una riflessione profonda sulla natura del male, sulla psicologia del potere e sulla capacità di ogni individuo di diventare complice di crudeltà.
Gli orrori di cui il mondo fu messo a conoscenza nelle aule di quel tribunale e l’istituzione di un diritto internazionale reale, non è bastata, non ci ha salvato. Lo sguardo al nostro presente, da Sudan e Ucraina a Gaza e Iran, è ciò che alla fine permette a Norimberga di meritare una visione, per quanto la conclusione sia sconfortante: non impariamo mai nulla!





