Alba ha salutato oggi Franco Gaia, scomparso all’età di 81 anni, figura discreta ma profondamente radicata nella memoria sportiva e civile della città. Una vita trascorsa tra lo sferisterio Mermet e il mondo del vino, due ambiti che per lui non sono mai stati separati, ma parte di un’unica appartenenza quotidiana.
A ricordarlo è Giulio Abbate, ex giocatore di pallapugno, vincitore di sei titoli italiani, presidente della Pallapugno Albese e oggi consigliere del club, che con Gaia ha condiviso oltre mezzo secolo di frequentazione, amicizia e passione comune. “Lo conosco dal 1960 – racconta – abitavamo entrambi in casa Galizio, in via Armando Diaz, praticamente attaccati al Mermet. Lui faceva l’Enologica, io ero più giovane, ma ci conosciamo da sempre”.
Franco Gaia non è stato un giocatore di campionato, ma la sua presenza allo sferisterio era quotidiana e costante. “Si allenava tutti i giorni – ricorda Abbate – faceva da sparring partner, allenava Bertola, allenava noi. A volte, se non trovava nessuno, si allenava da solo contro il muro. Era una passione vera, vissuta senza bisogno di palcoscenici”. Un modo di stare nello sport fatto di dedizione silenziosa e continuità, che ha segnato intere generazioni.
Negli anni Ottanta e Novanta fu anche dirigente della Pallonistica Albese, seguendo da vicino una delle stagioni più intense della storia recente del club. “Parlo degli anni dal 1985 al 2000 – spiega Abbate – io giocavo, poi sono diventato presidente, e lui era sempre lì. Abbiamo festeggiato insieme i campionati del ’91 e ’92 con Molinari. Era presente a tutte le partite”. Un periodo in cui la pallapugno era vissuta come comunità allargata: “Allora c’erano 45 soci, era uno sport molto più sentito di oggi”.
Accanto allo sport, un altro tratto che ne ha definito il profilo umano e professionale: il lavoro nel mondo del vino. Franco Gaia è stato mediatore di vini, ruolo centrale soprattutto negli anni in cui le annate difficili richiedevano equilibrio, conoscenza profonda del territorio e capacità di relazione. “Forse è stato il più grande mediatore di vini della nostra zona – sottolinea Abbate – quando qui il vino aveva pochi gradi si andava anche al Sud. Faceva girare il vino, era un grande intenditore”. Una figura stimata, capace di muoversi con misura e competenza in un settore allora meno strutturato di oggi.
“È una perdita che si sente – conclude Abbate – non solo per la pallapugno, ma per Alba. Franco c’era sempre. E quando una persona così non c’è più, te ne accorgi”.





