Eventi - 25 gennaio 2026, 11:15

Franco Giletta racconta i segreti dell’arte francese nel Marchesato di Saluzzo

L’artista e divulgatore saluzzese, in un incontro nella Biblioteca di Moretta, ha parlato di scultura gotica, diplomazia culturale e simboli nascosti nell’abside di San Giovanni

Franco Giletta racconta i segreti dell’arte francese nel Marchesato di Saluzzo

Un viaggio affascinante tra arte, diplomazia e simboli nascosti ha preso forma venerdì 23 gennaio nella biblioteca civica di Moretta, dove si è svolto l’incontro “Scultori e pittori del Regno di Francia nel Marchesato di Saluzzo”, promosso dall’associazione culturale La Ginestra

Protagonista della serata è stato l’artista, divulgatore e studioso di storia del Marchesato di Saluzzo Franco Giletta, introdotto dal presidente dell’associazione Giorgio Ciravegna, che ha accompagnato il pubblico alla scoperta di pittori e scultori francesi attivi nel territorio saluzzese in uno dei periodi di maggior fermento culturale della storia locale.

Giletta ha presentato anche il suo ultimo volume, “Il mistero di Morel e Le Moiturier. Scultori del Regno di Francia nel Marchesato di Saluzzo” (Fusta Editore), un’indagine che prende le mosse da uno dei più significativi esempi di gotico flamboyant presenti in Italia: l’abside della Chiesa di San Giovanni di Saluzzo, custode di straordinarie sculture quattrocentesche.

Al centro del racconto, la forza evocativa dei luoghi e la memoria custodita nella pietra. 

Le pietre parlano e ci guardano” ha ricordato Giletta, evocando quel dialogo silenzioso che attraversa i secoli e che a Saluzzo si percepisce camminando tra le navate di San Giovanni o ammirando l’abside gotica del XV secolo.

Proprio da questi luoghi simbolici prende avvio la ricostruzione delle vicende umane ed artistiche di Jacques Morel e del nipote Antoine Le Moiturier, eredi della grande scuola borgognona di Claus Sluter, dei lapicidi Anechino Sambla e Perineto Zocchelli – questi ultimi sono gli unici nomi certi che risultano da un contratto stipulato nel 1491 – fino ai legami con lo scultore Ferrier Bernard.

L’abside di San Giovanni è uno dei capolavori assoluti del gotico flamboyant – ha sottolineato Giletta – un ponte ideale tra la Borgogna, la Provenza e l’Italia. Qui si incontrano i linguaggi del Nord e del Sud Europa, dando vita a qualcosa di unico”.

Il libro non si limita all’analisi artistica, ma restituisce dignità storica al Marchesato di Saluzzo, Stato indipendente dal 1142 al 1548, sospeso tra le grandi potenze di Francia e Savoia ma capace di sviluppare una cultura autonoma e raffinata.

Giletta ha ripercorso la genealogia dei marchesi, da Manfredo I fino a Gabriele di Saluzzo, ultimo esponente della dinastia, soffermandosi sulla figura di Tommaso III, ‘principe poeta’ e autore del ‘Libro del Cavaliere Errante’, emblema di una civiltà cavalleresca idealizzata.

Nel XV secolo il Marchesato si aprì alle influenze fiamminghe e rinascimentali.

L’esilio in Provenza di Ludovico II si trasformò in un’occasione di dialogo artistico con la Francia e l’arrivo a Saluzzo del pittore Hans Clemer ne è una testimonianza. 

Cuore della presentazione è stato il racconto delle sculture dell’abside di San Giovanni, autentico scrigno di significati.

L’artista e divulgatore saluzzese ha guidato il pubblico nell’analisi di otto meravigliose sculture di Profeti e Sibille collocate ai piedritti delle arcate delle volte dei due grandi arcosoli delle pareti laterali dell’abside.

Tra le figure più enigmatiche spicca il profeta che regge un libro aperto. La cura dei dettagli: dai tessuti all’espressione del viso, fino alla sorprendente resa delle pagine, rivela la mano di un artista di straordinaria sensibilità.

Particolarmente sorprendente è il personaggio con gli occhiali, una rarità assoluta nella scultura del Quattrocento europeo: “Un capolavoro inestimabile, forse il ritratto di un importante personaggio della corte di Provenza”, secondo Giletta. 

Colpisce la figura di una Sibilla, “Una dama bellissima, dal volto ovale e dallo sguardo dolce, che potrebbe alludere a una gentildonna saluzzese. Accanto a lei, il Profeta sorridente, con diadema a forma di rosa, mostra i denti in un’espressione beffarda, in un dialogo simbolico, tra gioia e dolore, con una figura dolente posta nella parte opposta dell’arcosolio”.

L’apparato decorativo dei due arcosoli – afferma Giletta - mostra una chiara matrice avignonese, con affinità stilistiche con i portali delle chiese di Saint-Agricol e Saint-Pierre ad Avignone. L’attribuzione delle statue esaminate, proposta in passato dalla storica dell’arte Noemi Gabrielli, è ad Antoine Le Moiturier, artista avignonese influenzato dalla scuola borgognona di Claus Sluter. Le sue opere, oggi ancora visibili a Cluny, al Louvre e in altri importanti musei francesi e statunitensi, ha ricordato Giletta, creano un ponte artistico tra Francia e Piemonte, nel segno di una cultura europea unificata”.

Giletta ha proseguito l’incontro spiegando il ricco apparato simbolico, dalle Sibille accanto ai Profeti, tracciando una sorta di ideale parallelismo con i dettagli degli abiti e delle vesti visibili negli affreschi delle Eroine e degli Eroi del Castello della Manta che “Creano un vero e proprio contrappunto tra pittura e scultura, in una sorta di sfilata di moda franco-borgognona del Quattrocento”.

Lo studioso ha inoltre analizzato altri interessanti dettagli nell'abside di san Giovanni come la scultura di una piccola lucertola, simbolo di rinascita, la rosa come richiamo letterario e il tabernacolo che un tempo avrebbe custodito una spina della corona di Cristo.

La conferenza si è conclusa con la descrizione di quattro minuscole, quanto raffinatissime, sculture reggimensola che decorano il cosiddetto Lavabo dell’abside.

Lo studioso ha fornito una personale lettura simbolica con rimandi alla cultura sapienziale dei maestri muratori francesi del Quattrocento, i cosiddetti ‘francs-maçons’.

La scultura che raffigura un personaggio barbuto con copricapo a forma di camaglio e con un misterioso collare sarebbe l’autoritratto del maestro scultore Le Moiturier.

Studiandola con attenzione, Giletta ha scoperto che lo sguardo della statua è rivolto in una direzione precisa, l’entrata della chiesa di San Giovanni: come a voler simbolicamente custodirne la soglia.

Anna Maria Parola

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GENNAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU