C’è un pezzo di territorio che non si misura soltanto con le strade o con i confini amministrativi. È fatto di sentieri, di abitudini condivise, di persone che si incontrano per camminare e, nel frattempo, imparano a conoscersi. È un paesaggio che esiste davvero quando qualcuno lo attraversa, lo cura, lo rende leggibile. In questi anni, attorno al CAI di Alba, questo movimento ha preso corpo con una forza che sorprende anche chi lo vive dall’interno: una crescita di numeri, certo, ma soprattutto un fermento di gruppi, iniziative e volontariato.
A raccontarlo è Bruno Bonino, (nella foto sotto) presidente della sezione albese da tre anni, in scadenza a marzo. E i dati, prima ancora delle parole, restituiscono l’immagine di una realtà in espansione. “Nel 2025 abbiamo chiuso a 1.051 soci”, spiega, ricordando da dove si è partiti: “Eravamo circa 750: in questi anni la sezione è cresciuta in modo significativo”. Un incremento costante, fatto di nuove adesioni e di un interesse che non riguarda più solo la città, ma un’area ampia: “Siamo una sezione che coinvolge Alba, Langa e Roero, con persone provenienti da molti paesi”.

Dentro questa crescita c’è una dimensione che Bonino rivendica con chiarezza: il CAI è prima di tutto una comunità di persone che mettono tempo e competenze a disposizione. “Il nostro è un lavoro interamente volontario”, sottolinea. Un volontariato concreto, fatto di presenza e di responsabilità, che si traduce in escursioni, accompagnamento, formazione, cura dei percorsi, organizzazione quotidiana.
Le attività sono molte, e negli anni si sono ampliate mantenendo un’impostazione solida. “Sviluppiamo proposte di escursionismo, alpinismo giovanile e cicloescursionismo”, spiega il presidente. E accanto alle attività più consolidate, la sezione ha saputo aprire spazi nuovi, più vicini alle energie di oggi. Tra questi, uno dei segnali più forti è il gruppo giovani: “Negli ultimi anni abbiamo introdotto un gruppo dedicato ai giovani tra i 18 e i 40 anni: è una presenza viva, che si organizza con autonomia e sta dando ottimi risultati”. Un modo di vivere la montagna più contemporaneo, ma allo stesso tempo strutturato: “Anche quest’anno il programma è stato costruito con attenzione e partecipazione”.
Un altro fronte che racconta bene il clima interno è quello della sentieristica, diventata non soltanto un servizio, ma una scelta identitaria. “La sentieristica sta crescendo molto: arrivano nuovi volontari e aumenta la voglia di prendersi cura del territorio”, dice Bonino. Ma qui la passione da sola non basta: serve metodo, perché segnare un percorso significa renderlo sicuro, leggibile e coerente con le regole. Bonino insiste sulla necessità di rispettare gli standard: “Seguiamo le indicazioni della Regione Piemonte e le regole nazionali: la segnaletica deve essere uniforme, riconoscibile, con le frecce bianco-rosse”.



Ed è proprio per consolidare questa cultura che in primavera partirà un nuovo corso: “Avvieremo un corso SOSEC di sentieristica per formare i nuovi volontari e trasmettere le regole corrette per una segnaletica ben fatta”.
In questo quadro, l’accordo firmato nei giorni scorsi con la Comunità montana Alta Langa arriva come un tassello importante, ma non isolato: è un riconoscimento che si inserisce in un lavoro già intenso. “Abbiamo firmato un accordo triennale con l’Alta Langa per la manutenzione ordinaria dei percorsi GTL inseriti nel catasto della Regione Piemonte”, spiega Bonino. “È un passo che ci fa piacere, perché valorizza il lavoro svolto in questi anni”. Il CAI opera su percorsi specifici, quelli identificati dal codice e dalla segnaletica standard: “Siamo autorizzati dalla Regione Piemonte a intervenire sui percorsi a catasto”.
Ma la fotografia complessiva della sezione albese non si esaurisce nella manutenzione dei sentieri. Un altro ambito che, nelle parole del presidente, rappresenta un vero motore è la Montagnaterapia: un progetto che ha dato al CAI un ruolo ancora più vicino alla dimensione sociale, senza snaturarne l’identità. “La Montagnaterapia è una delle esperienze più solide e in crescita”, racconta, ricordando le convenzioni attivate e la continuità delle uscite. “Abbiamo una convenzione con il Centro Ferrero e accompagniamo gruppi in escursione con regolarità”. E poi le altre collaborazioni: “Ci sono percorsi avviati anche con altre realtà: il riscontro è positivo e il progetto continua a svilupparsi”.
Bonino chiarisce un punto per lui decisivo: “Il nostro compito resta escursionistico: accompagniamo, sosteniamo sul percorso, scegliamo itinerari adeguati. Non è un intervento di tipo psicologico”. Una responsabilità che richiede preparazione, e infatti è previsto anche un nuovo corso dedicato.
In questa crescita di gruppi e attività, conta anche il “dove”: la sede. Un luogo che tiene insieme le persone e alimenta il senso di appartenenza. Bonino ne parla con orgoglio: “La nostra sede in piazza Cristo Re è un punto di riferimento importante: è uno spazio vivo, dove organizziamo incontri e momenti di condivisione”.
Alla fine, il senso di questa intervista non sta in una singola iniziativa, ma in un movimento più ampio: una sezione che cresce, si struttura, si rinnova, e lo fa mantenendo al centro la forza più semplice e più rara: il volontariato. Un lavoro che non sempre si vede, ma che incide. E che, a sentire Bonino, sta diventando un patrimonio condiviso: “La cosa più bella è poter contare su tante persone disponibili ad aiutare”.













