Attualità - 21 gennaio 2026, 06:03

Ad Alba la serata Ampelos tra cultura e aiuti concreti: "Vent'anni di progetti e solidarietà, ora anche attraverso un libro"

Sabato 24 gennaio in Fondazione Ferrero “Capperi… che racconti?”: musica e racconti per sostenere i progetti in Malawi e Burundi. Sergio Buffa, uno dei fondatori dell'associazione, si trasforma in scrittore

Ampelos è impegnata con diversi progetti in Malawi

Ampelos è impegnata con diversi progetti in Malawi

Un libro di racconti, una chitarra che dialoga con le parole, e un obiettivo che non resta sullo sfondo. Sabato 24 gennaio 2026, alle 17, la Fondazione Ferrero di Alba (strada di mezzo 44) ospita “Capperi… che rac-canti?”, serata che unisce conversazioni e musica dal vivo attorno al volume “Capperi… che racconti?” (ArabaFenice), con una finalità precisa: sostenere Ampelos.

L’autore è Sergio Buffa (nella foto sotto), tra i fondatori e presidente di Ampelos, associazione albese attiva dal 2004 e impegnata da oltre vent’anni in progetti di sostegno agroalimentare, educativo e sanitario in diversi Paesi, soprattutto africani. Con lui salirà sul palco Mauro Carrero, cantautore e musicista (chitarra e pianoforte), che intreccerà brani del suo repertorio ai racconti del libro, e Carlo Borgogno, libraio della Libreria Milton, chiamato a guidare il dialogo e l’ascolto con il pubblico. “Partire da Ampelos è fondamentale, perché è lo scopo primario per cui ho scelto di pubblicare questi racconti: cercare un sostegno economico e far conoscere l’associazione in modo diverso”, spiega Buffa.

La serata è pensata come un percorso “a tre voci”: canzoni che si agganciano ai testi, conversazioni che li contestualizzano, qualche lettura di frammenti. “Abbiamo immaginato una formula semplice: musica e parole che si alternano. Mauro ha letto il libro e mi ha proposto alcuni abbinamenti, perché certe canzoni richiamano e risuonano con alcuni racconti”, racconta Buffa. “Poi ci saranno le domande e il dialogo con Carlo, e magari qualche pagina letta insieme”.

Il senso dell’iniziativa è legato a doppio filo alla storia di Ampelos, nata ad Alba nel 2004 dall’incontro di competenze tecniche e desiderio di metterle a disposizione. Buffa ricorda l’avvio in Eritrea, da un’esigenza concreta: un piccolo impianto pilota per la produzione di formaggio che un missionario non riusciva a gestire. “Da lì siamo partiti nel 2004 e quell’esperienza ha aperto un percorso: abbiamo continuato a collaborare con realtà missionarie e educative”, spiega. Nel tempo, l’associazione ha sostenuto iniziative in cui formazione e lavoro diventano strumenti di dignità: “In alcune scuole si cercava di dare ai ragazzi, spesso in condizioni di grande povertà, competenze utili per costruire un mestiere e un futuro”.

Oggi il ricavato delle vendite del libro è destinato a due progetti che Buffa indica come prioritari e che ha scelto di raccontare anche nelle pagine del volume.

Il primo è in Burundi e nasce da un incontro personale diventato, nel tempo, progetto di ricerca applicata e di nutrizione. “Abbiamo conosciuto un ragazzo del Burundi che ha perso i genitori durante la faida tra hutu e tutsi. È riuscito ad arrivare in Italia, ha studiato e si è laureato in microbiologia all’Università di Piacenza”, racconta Buffa. Oggi, con altri ricercatori, quel percorso sostiene la realizzazione di un biscotto proteico pensato per contrastare la malnutrizione infantile con ingredienti reperibili in loco. “Il Burundi è ai primi posti per malnutrizione infantile. L’idea è usare materie prime disponibili sul territorio: se devi comprare tutto fuori, i costi rendono impraticabile qualsiasi continuità”, spiega.

Il secondo progetto riguarda il Malawi, dove Ampelos sostiene da anni una realtà scolastica, con interventi su spazi e strumenti essenziali: biblioteca, informatica, accoglienza. Ed è in questo contesto che si inserisce anche il collegamento con Alba attraverso Apro Formazione. “Con Apro è nata l’idea di un percorso che preveda formazione di italiano già in loco, per poi aprire prospettive di studio e di inserimento lavorativo”, spiega Buffa, delineando un progetto ancora in fase di costruzione ma già orientato a creare opportunità reali.

Le opportunità verranno create anche attraverso le parole e il libro, che ha avuto un percorso lento, graduale e composito.

Buffa racconta che la scrittura non è stata un episodio improvviso, ma un terreno coltivato nel tempo, anche attraverso esperienze teatrali e di sceneggiatura. “Mi piace scrivere: ho sempre scritto qualcosa, al di là del mestiere che facevo. E nel tempo sono venuti fuori questi racconti”, spiega. Ci sono infatti testi che nascono dall’attenzione per la cronaca e per ciò che ci sta accadendo come comunità e come società: “Ogni tanto, leggendo qualche articolo, prendendo spunto da fatti o da cose particolari, mi veniva da scrivere racconti più brevi: come a dire ‘riflettiamo su quello che stiamo facendo, su quello che ci succede’”.

Accanto a questa componente, nel libro riaffiora anche una vena teatrale più esplicita, che Buffa lega a un passaggio preciso del suo percorso: la scrittura di una pièce sul femminicidio, nata dall’esigenza di spostare lo sguardo e chiamare in causa anche l’altra metà della scena. “Mi sono detto: sarebbe importante portare sul palco anche gli uomini, creare consapevolezza, far emergere quella parte terribile e oppressiva”, racconta, ricordando le rappresentazioni realizzate tra Asti e Alba in collaborazione con realtà impegnate sul tema.

E poi ci sono le immagini che arrivano dal territorio e dalla memoria collettiva, trasformate in spunto narrativo. Buffa cita tra le origini della sua scrittura anche l’impressione lasciata da una rappresentazione dedicata agli eretici di Monforte, un episodio medievale che conserva ancora oggi il fascino delle storie incompiute, tramandate a frammenti. È una traccia che non pretende di diventare “spiegazione storica”, ma resta come una suggestione: la prova che un racconto può nascere da un dettaglio visto dal vivo, da un evento che colpisce e continua a lavorare nel tempo.

In questo equilibrio di registri – leggero e serio, quotidiano e visionario – “Capperi… che racconti?” trova il suo passo: un libro che non cerca una sola direzione, ma mette insieme linguaggi diversi, come se la forma breve diventasse lo spazio più adatto per tenere aperti i temi senza chiuderli in una morale. E proprio per questo si presta a una serata in cui le parole non restano soltanto lette, ma entrano in dialogo con la musica, e soprattutto con la solidarietà.

Daniele Vaira

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