Attualità - 20 gennaio 2026, 06:07

Trekking in Langa, 500 chilometri di sentieri tra Barolo, Barbaresco e Alta Langa: “Qui il cammino è un altro modo di vivere il territorio”

Il fondatore e presidente Elio Sabena: “Negli anni ’90 non c’era nulla di segnalato. Oggi la rete è mappata e curata, ma la priorità resta la manutenzione. Il futuro? Piste ciclabili e grandi collegamenti lungo i fiumi”

Trekking in Langa, 500 chilometri di sentieri tra Barolo, Barbaresco e Alta Langa: “Qui il cammino è un altro modo di vivere il territorio”

C’è un modo di raccontare le Langhe che non passa per i calici e le tavole imbandite, ma per le gambe, il fiato e il tempo lento delle colline. È la strada scelta – e in parte tracciata – da Elio Sabena (nella foto sotto) albese, ex insegnante di educazione fisica, accompagnatore naturalistico patentato e fondatore dell’associazione Trekking in Langa, nata nel 1993 con un obiettivo che allora sembrava quasi controcorrente: valorizzare il territorio non soltanto attraverso l’enogastronomia, ma anche attraverso una rete strutturata di sentieri, mappe e percorsi capaci di mettere in relazione paesi, crinali e frazioni.

“Negli anni ’90 camminavo già su questi sentieri e mi rendevo conto che non c’era nulla: niente segnaletica, niente carte, niente indicazioni”, racconta Sabena. “Ho contattato alcune amministrazioni, ma all’inizio erano un po’ titubanti: in quel periodo si pensava alle Langhe soprattutto come turismo enogastronomico, in pochi immaginavano che potesse esistere anche un altro tipo di turismo”.

Da quell’intuizione è iniziato un lavoro paziente e concreto, fatto di sopralluoghi e tracciature, fino alla realizzazione delle prime cartine. La prima fu dedicata alla zona del Barbaresco, circa 200 chilometri di percorsi, con un titolo che già teneva insieme territori e immaginario: “Dal Barbaresco al Moscato alla Langa di Fenoglio”. Un passo che ha segnato un inizio, ma anche un cambio di prospettiva: dare ai camminatori strumenti reali per attraversare le colline, costruendo un’infrastruttura turistica fatta di sentieri.

In quegli anni, Sabena si è mosso su più piani, intrecciando tracciati e accoglienza. “Avevo preso in gestione dal Comune di Alba durante il mandato del sindaco Demaria la vecchia scuola elementare di San Rocco Seno d’Elvio: l’ho restaurata e l’ho trasformata in un ostello, con posti letto adatti a chi fa trekking”, spiega. “Poi avevamo aperto anche la Locanda di San Bovo. Erano punti di riferimento importanti, perché finalmente chi camminava aveva strutture adatte e una logica di tappe”.

Col tempo, il lavoro si è esteso anche alle colline del Barolo. Fu l’Enoteca comunale di Barolo a chiedere di sviluppare un progetto analogo, quando alla guida c’era Renata Salvano, ex sindaca di Verduno. Da lì è partita una nuova cartografia e, soprattutto, un impegno strutturato sulla manutenzione: un aspetto che Sabena considera decisivo quanto la creazione stessa dei tracciati. “Ho sempre sostenuto che il punto fondamentale è la manutenzione. Fare i sentieri è una cosa, tenerli percorribili è ciò che li rende davvero utili e vivi”.

Uno dei passaggi più significativi arriva nel 2016, quando il Comune di Barolo – grazie a finanziamenti regionali – chiede di immaginare un percorso in grado di collegare diverse realtà delle Langhe. Nasce così il “Bar to Bar”, un cammino itinerante di più giorni che oggi si presenta come una sorta di spina dorsale del trekking locale: parte da Alba, attraversa la zona del Barbaresco, sale in Alta Langa e rientra passando dai Comuni del Barolo. “È un itinerario che permette a chi arriva anche dall’estero – Stati Uniti o Sudafrica, per esempio – di fare una settimana di trekking qui da noi”, dice Sabena. “Oggi i cammini sono esplosi, ma allora eravamo all’inizio di quel tipo di esperienza”.

Accanto ai percorsi lunghi, Trekking in Langa ha lavorato anche su una rete “quotidiana”, pensata per chi cerca una camminata di qualche ora senza rinunciare alla varietà. “Diversi Comuni mi hanno chiesto una rete sentieristica locale: magari uno è a La Morra, vive la piazza e poi vuole fare una camminata da due o tre ore. Abbiamo creato una media di quattro o cinque anelli per Comune, da Cherasco a Novello, da Monforte a La Morra, fino a Treiso”.

Un modello che, secondo Sabena, è tra i punti di forza del territorio: “Qui ogni 5-6 chilometri c’è un paese. È una cosa molto apprezzata: puoi visitare, fermarti, mangiare, bere un caffè, avere servizi. In altri cammini in Italia fai 15 o 20 chilometri senza trovare nulla. Questo, invece, rende il turismo del trekking sempre più interessante: chi arriva scopre una realtà che non immaginava”.

Oggi la rete complessiva tracciata, mappata e cartografata supera i 500 chilometri e si muove tra colline del Barolo, del Barbaresco e Alta Langa. Ma proprio perché la struttura è ormai ampia, Sabena guarda soprattutto alla cura di ciò che esiste e a nuove prospettive di mobilità dolce. “Adesso continuo a concentrarmi sulla manutenzione della sentieristica. I sentieri direi che ci sono, aggiungerne altri rischierebbe di essere una sovrapposizione. Piuttosto credo sia importante investire sulle piste ciclabili, perché c’è stato un boom incredibile delle bici elettriche e sempre più persone cercano percorsi sicuri”. E ragiona anche sulle criticità delle strade strette: “Speriamo che in futuro ci siano meno camion sull’asse verso Barolo, Monforte, Monchiero e Novello”.

Tra i nodi su cui insiste, c’è anche il tema dei percorsi ad anello. “Va benissimo il collegamento Alba-Guarene-Canelli, perché connette due siti Unesco, Guarene e le cantine storiche di Canelli, però io continuo a pensare che sia importante curare i percorsi ad anello: arrivi fino là e poi cosa fai? Torni indietro sullo stesso tracciato oppure prendi il treno. L’anello, invece, è più fattibile e più piacevole”.

E poi c’è un’idea che Sabena ripete da anni e che, nelle sue parole, resta un sogno possibile: un grande collegamento lungo i fiumi, da Cuneo fino ad Asti, con la prospettiva di agganciarsi a’ Vento’, la rete che conduce verso Torino e, idealmente, fino a Venezia. “Questi sono i progetti che portano turismo vero, perché permettono di viaggiare otto mesi all’anno e non soltanto nei weekend. Uno parte lunedì da Cuneo, dorme a Fossano, arriva ad Alba, si ferma due giorni e poi prosegue per Asti: è lì che si costruisce una prospettiva di continuità”.

Un’immagine che affonda anche in un’esperienza personale: “Nel ’93 avevo fatto la Cuneo-Venezia su una zattera con tre amici. Mi ero innamorato dei fiumi e dei paesini lungo il fiume. Da lì è nato il desiderio di un percorso continuo”. Oggi, osserva, qualcosa potrebbe muoversi grazie al progetto sul ponte Albertino di Pollenzo, punto strategico per oltrepassare il Tanaro e garantire un attraversamento sicuro: “È l’unico modo per passare e poi collegarsi verso Bra, Fossano, e dall’altra parte proseguire verso Asti”.

L’attività dell’associazione, intanto, continua con regolarità. “Tutte le domeniche facciamo trekking da 16-18 chilometri, è una cosa fissa e ormai annuale. Una volta era stagionale, oggi no: c’è più sensibilità verso un’attività che è salutare e socializza, e nel mondo di oggi è molto importante”. E oltre al calendario domenicale, Trekking in Langa propone anche uscite più lunghe: “Due o tre volte all’anno organizziamo trekking di una settimana, oppure weekend in montagna. A Natale abbiamo fatto quattro giorni in Liguria, a maggio saremo nel Salento per una settimana. L’anno scorso siamo stati sul sentiero di Santa Barbara in Sardegna”. E, tra gli appuntamenti che tornano con continuità, c’è anche un itinerario ormai diventato tradizione: “Ogni anno organizziamo il ‘Langhe-Mare’: quattro giorni di cammino da Castino a Finale Ligure, nel ponte del 1° giugno”.

Daniele Vaira

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