Torna il tradizionale appuntamento con la benedizione degli animali. Un rito semplice che si ripete ogni 17 gennaio in onore di sant’Antonio Abate.
In questa notte è meglio non avvicinarsi alle stalle, perché si potrebbero sentire le mucche parlare. Sant’Antonio abate, eremita egiziano del III secolo, protettore degli animali domestici, avrebbe questo dono di dare voce ai nostri amici.
Frammenti della cultura contadina. Quando gli animali erano fonte di sopravvivenza, patrimonio della famiglia: per il lavoro e per l’alimentazione. Non solo pelosetti da compagnia.
A Bra, l’appuntamento è domenica 25 gennaio nel piazzale Grande Torino (ore 11.30 circa), subito dopo la Messa delle ore 10.30, che sarà celebrata nell’adiacente Santuario nuovo della Madonna dei Fiori, quando il sacerdote impartirà la benedizione agli animali ed agli allevatori con le loro famiglie.
L’iniziativa è sostenuta dalla scuderia Cavalieri del Bandito, guidata da Giorgio Revelli, che ogni anno si fa promotore di questo atteso e partecipato momento di festa collettiva. La partenza a cavallo è prevista alle ore 10 proprio dalla scuderia Cavalieri del Bandito.
Quella di rendere omaggio per un giorno agli animali, fedeli compagni di vita dell’uomo, non è superstizione, ma ci ricorda come essi vadano difesi e non sfruttati o maltrattati e come Dio ce li abbia donati per custodirli.
Quindi, dopo la benedizione, tutti a pranzo e poi via in passeggiata attraverso i sentieri del
Roero. Per informazioni e prenotazioni al pranzo: 333/3625355 (Giorgio Revelli)
Chi era Sant’Antonio Abate
Sant’Antonio nacque in Egitto nel 251 da una famiglia nobile e ricca. A 18 anni, dopo la morte dei genitori, decise di seguire il Vangelo alla lettera e di distribuire tutti i suoi beni ai poveri, ritirandosi nel deserto, dove visse in solitudine e in preghiera, affrontando le tentazioni del demonio e le malattie. Egli si nutriva di pane, acqua e qualche frutto, vestendosi con una tunica di pelo di cammello.
Sant’Antonio Abate è un santo molto amato e invocato dai fedeli, soprattutto da coloro che vivono a contatto con la natura e con gli animali. La sua vita ci insegna a cercare Dio nella preghiera, nella carità e nel rispetto del creato.
Egli è venerato come il protettore degli animali domestici e dei contadini, perché durante la sua vita nel deserto entrò in contatto con diverse specie animali, con le quali stabilì un rapporto di amicizia e di rispetto.
Si racconta, inoltre, che un giorno un porcellino selvatico portò ad Antonio dei tuberi per nutrirsi, diventando un compagno di viaggio così fedele da entrare nella simbologia iconografica del Santo anacoreta. Nel deserto fu poi aiutato da un corvo, che gli portava del pane, e da un leone, che gli scavò una fossa per seppellire un amico eremita.





