Politica - 06 gennaio 2026, 06:01

VOLTI E RISVOLTI / Sta emergendo il tentativo della politica di soffocare la partecipazione

Nelle scelte per il futuro dell’Italia e, a volte, anche per il futuro dei territori locali chi è al potere tende a gestirlo senza troppi bastoni in mezzo alle ruote. Tocca ai cittadini vigilare e far sentire la loro voce affinché quel potere non diventi assolutismo

VOLTI E RISVOLTI / Sta emergendo il tentativo della politica di soffocare la partecipazione

“La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. La libertà…non è neanche avere un’opinione, la libertà…non è neanche un gesto o un’invenzione, libertà è partecipazione”. Così cantava lo straordinario Giorgio Gaber nel lontano 1972. Parole profetiche, per quanto sarebbe accaduto nei decenni successivi. Purtroppo, stiamo assistendo al tentativo, nemmeno più tanto nascosto, da parte della politica, di soffocare la partecipazione. Seppure a parole si dica il contrario. Certo, in Italia non manca la libertà di esprimere le proprie idee, ma, o ci si allinea a quelle del “capo”, e allora si riceve una complimentosa pacca sulle spalle, oppure nessuno le ascolta. E la rabbia iniziale prima si trasforma in delusione e, dopo, in un sentimento di indifferenza rispetto a quanto ti sta attorno. Una ferita mortale per la democrazia. L’astensionismo crescente alle votazioni ne è la prova concreta.

I Comuni, attraverso i sindaci, gli assessori e i consiglieri, ogni giorno sulla strada, sono gli unici a dialogare attivamente con le persone: dopo, però, alcune volte non tengono conto di quei suggerimenti arrivati dal basso.

Le Province, trasformate in Enti di area vasta, senza elezione diretta da parte dei cittadini, stanno diventando strutture sempre meno di riferimento per il territorio. Seppure non manchino i tentativi di essere presenti grazie ai presidenti e ai consiglieri che le amministrano.

Le Regioni e, soprattutto, il Parlamento, vivono nel loro mondo “ovattato”, dove i lavoratori dipendenti e i piccoli imprenditori, che “sgobbano” tutti i giorni dell’anno per tirare avanti, non possono neanche illudersi di entrare. Eppure quei politici ricoprono il ruolo di loro rappresentanti. Ogni tanto qualche eletto nei Consigli regionali, al Senato o alla Camera tenta di uscire dalle righe e cerca di ascoltare i cittadini. Percorsi che, poi, finiscono, quasi sempre, in impegni disattesi.

Bisogna ridare all’Italia il gusto di discutere e di confrontarsi. Nel rispetto di quanto pensa chi ti sta di fronte. Scriveva il filosofo francese Emile-Auguste Chartier: “Nulla è più pericoloso di un’idea, quando è l’unica che abbiamo”. Proprio ciò che, invece, vogliono i “capi”. Qualunque essi siano e qualsiasi posto occupino. Chi è al potere tende a gestirlo senza troppi bastoni in mezzo alle ruote. I cittadini, attraverso l’indispensabile partecipazione alla vita sociale della comunità, devono vigilare attentamente e far sentire la loro voce affinché quel potere non diventi assolutismo.    

Sergio Peirone

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